Stress natalizio: in realtà celebriamo il consumismo

di Giulia Simoneone

 

Il Natale si avvicina, ma non per tutti è una lieta novella.
Sicuramente qualcuno avrà sentito parlare del film “Fuga dal Natale” con Jamie Lee Curtis e Tim Allen, dove i due attori interpretano i Krank, una coppia sposata con una figlia ormai grande che per la prima volta non festeggerá il Natale con loro.
Così i due decidono di “scappare dal Natale” rinunciando a tutte le costose quanto faticose attività natalizie socialmente imposte come gli addobbi, il cenone, i regali, per scegliere una calda e rilassante crociera ai Caraibi.
Non tutto però andrà come previsto.
All’improvviso la figlia telefona dal Perú per comunicargli che tornerà per Natale con il suo nuovo fidanzato ed’è in quel momento che per la coppia inizieranno i problemi.
Ovviamente alla fine del film tutti saranno felici e contenti a testimonianza che la bellezza del Natale sta proprio nel festeggiare con gli affetti più cari.

Sebbene ciò sia ampiamente condivisibile, non sono affatto poche le persone che farebbero invece volentieri a meno del 25 Dicembre, tanto che si è parlato di una vera e propria “sindrome del Natale” o “stress natalizio”.
Tralasciando le spiegazioni più prettamente psicoanalitiche che fanno capo a Freud e la concezione secondo cui durante determinate ricorrenze, come può essere il Natale, tendono a riproporsi emozioni o sentimenti che riguardano il vissuto dell’individuo e più nello specifico eventi traumatici che non è stato possibile rielaborare, le ragioni di tale stress sono presto dette.
La motivazione più banale è ovviamente “l’ansia da regali”. 
É ormai tema trito e ritrito quello del Natale come festa del consumismo più che ricorrenza religiosa da passare con i propri cari.
Specialmente poi in un periodo così difficile per tante famiglie italiane che si trovano in ristrettezze economiche, il momento di comprare i regali diventa una vera e propria fonte di ansia e stress psicofisico con tanto di tachicardia al seguito.
A questo proposito, uno studio commissionato da Ebay ha mostrato come l’88% dei partecipanti, dopo lo shopping natalizio di circa un ora, ha avuto episodi rilevanti di tachicardia.

“Torniamo all’essenza del regalo che non deve essere un’esibizione delle nostre possibilità economiche ma piuttosto la rappresentazione simbolica dell’affetto e dell’attenzione nei confronti della persona a cui si fa il regalo e questo si può fare anche spendendo molto poco. […] Dobbiamo regalare un’emozione,non un oggetto costoso.” Così scrive Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente di Eurodap, l’Associazione Europea per il Disturbo da Attacchi di Panico.
Perché spesso con tutto il nostro affaccendarci, ci dimentichiamo di vivere i momenti migliori che sono quelli che non è possibile quantificare.
D’altronde in un mondo che va sempre più di fretta e dove il traguardo principale sembra essere l’acquisto del nuovo modello di Iphone, come si potrebbe dare importanza a una serata passata all’insegna dell’affetto e dell’amore di chi ci vuole bene? O almeno così dovrebbe essere.
Eppure tra le fonti di stress rientra anche il famigerato cenone della Vigilia di Natale con tanto di parenti al seguito.
Che ci sia ormai una crisi dell’antico concetto di “famiglia” è ormai risaputo.
E molto spesso il Natale può risultare insopportabile se purtroppo si è incapaci di trovare nel nucleo familiare la sicurezza, la stabilità e la serenità che vorremmo.

Quante persone trascorreranno il Natale da soli? Quanti invece indosseranno una maschera per celare insoddisfazioni, frustrazioni, dolori o semplici antipatie verso parenti con i quali non hanno mai avuto particolari rapporti ma con cui in ogni caso
sono costretti a spartire il lauto pasto?
Possono riaffiorare vecchie tensioni, ricordi del passato poco piacevoli e non sempre si riesce a fingere di sorridere o di scherzare se il buonumore inesorabilmente ci abbandona.
Ci sentiamo obbligati a mostrarci colmi di un affetto che non proviamo e la frustrazione nel dover affrontare comunque incontri poco graditi, ci porta a accumulare un disagio emotivo che può manifestarsi anche con nausea, disturbi digestivi, mal di stomaco e mal di testa.
Secondo Paola Vinciguerra, nonostante le dinamiche familiari al giorno d’oggi siano sempre più complesse, “spesso siamo noi a rendere tutto più difficile facendoci venire i sensi di colpa inutilmente solo perché si comunica poco e male.”
Ed effettivamente la mancanza di comunicazione è un fardello dei nostri tempi, dove tutti passano più tempo con il capo chino sui loro smartphone o guardando la TV, più che preoccuparsi dei loro cari, di come sta un figlio, un fratello, una sorella, un nonno.
L’indifferenza e l’egoismo fanno da padroni nell’era delle nuove tecnologie.
Sembra dunque che lo stress natalizio colpisca circa 7 italiani su 10 che farebbero volentieri a meno di queste ingombranti festività.
Ritengo che dati di questo tipo debbano dunque far riflettere anche sull’altra faccia delle feste. Perché il Natale può essere caldo e accogliente per molti. Ma per altrettanti può sembrare interminabile come una tempesta di neve.
Avrei potuto elencare molti altri fattori di “stress da Natale” (traffico,preparativi per pranzi e cene luculliane ecc…) ma in conclusione del mio articolo vorrei soffermarmi su una riflessione.
Le festività potrebbero essere i momenti per staccare finalmente dal tam tam quotidiano, per rilassarsi e concedersi del tempo di qualità con i propri genitori, figli, zii, nonni e invece diventano spesso fonte di stress, litigi e frustrazioni, dove la mancata comunicazione durante tutto l’anno esplode in queste ricorrenze generando spesso dolori, rabbia e incomprensioni.
C’è chi è più preoccupato di spendere soldi per regali preziosi più che spendere tempo prezioso con i propri figli, ignorandone magari i profondi disagi interiori.
Chi per questi motivi preferirà stare da solo perché anche in compagnia si sentirebbe solo ugualmente.

GLI AUGURI

Dunque per concludere vorrei dedicare i miei auguri a tutte queste categorie di persone per cui il Natale non rappresenterà il calore, la gioia e l’armonia che invece dovrebbero caratterizzarlo.
Anziché stressarci per i regali, per il cibo o i parenti che non sopportiamo, cerchiamo di sfruttare i giorni di maggior tranquillità per riflettere su ciò che non va, senza temere di confrontarsi o di parlare.
Riscopriamo il dialogo nelle nostre famiglie.

Spegniamo la tv e gli smartphone e condividiamo insieme dei momenti che possano permettere a tutti di sentirsi finalmente ascoltati se durante l’anno ci si è sentiti ignorati. Soli.
Perché nessuno dovrebbe sentirsi solo. Soprattutto a Natale.
Per molti infatti il regalo più bello é proprio ciò che nel tempo si sta perdendo.
Il calore, l’affetto, l’armonia di una famiglia unita.
Con la speranza che tali valori possano essere riscoperti e con esso il profondo significato del Natale, porgo a tutti i miei più sentiti auguri di buone Feste e di un, si spera, più felice Anno Nuovo.

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