L’albero di Natale, simbolo autentico della tradizione europea

Di Giuseppe Lupo
Il significato del tradizionale abete, lungi dall’essere un semplice ornamento, porta con sé il gigantesco bagaglio del Vecchio Continente.

 

Ce ne sono dappertutto: nelle case, nelle piazze, negli uffici, nelle scuole, nei negozi, ovunque.

L’albero di Natale, ormai simbolo incontrastato del Natale “laico”, fa parte del’immaginario collettivo dell’Occidente.

Ma dove affonda le sue radici l’usanza di addobbare alberi sempreverdi con ghirlande e ornamenti di vario tipo?

La sua origine si perde nella notte dei tempi. Anticamente, le culture pagane, così come gli Egizi, i Maya, gli Inca e gli Aztechi, gli Inuit e gli Indiani d’America, veneravano il Sole, deificato come portatore di luce e quindi di vita e prosperità. Ed è proprio presso le culture pagane europee che, accanto al culto del Sole (declinato in diverse maniere, dal Sol Invictus romano allo Yule celtico), ha preso forma l’usanza di accostare alle celebrazioni del solstizio d’Inverno gli alberi sempreverdi. Abeti, pini e in generale conifere. Le loro foglie, com’è noto, non seguono il ritmo delle stagioni, e per questo sono detti alberi sempreverdi: anche nella stagione fredda, il loro colore e i loro rami rimangono uguali al resto dell’anno. Questa immagine, per gli antichi europei, la cui cultura si basava sulla ciclicità del tempo e delle stagioni, sull’alternarsi di vita, morte e rinascita, costituiva quindi un punto fermo. L’abete e il pino, sempre pieni di foglie e colorati, sono la promessa del ritorno alla vita che la natura ha creato per gli uomini.

I nostri antenati, dunque, durante le celebrazioni del solstizio d’Inverno, che cadevano propri in quelli che sarebbero poi diventati i giorni di Natale, presero l’abitudine di banchettare sotto a pini ed abeti, addobbandoli anche con nastri, oggetti decorativi e altre piccole statue votive. Mentre l’Inverno stringeva nella sua morsa gli uomini e la natura, il Sole finiva la sua corsa verso il basso nell’orizzonte e, fermandosi tre giorni, ricominciava poi a salire, anticipando così il ritorno al caldo ed alla rigogliosità dei raccolti.

La secolarizzazione dei costumi e delle usanze ha fatto si che le origini di questa tradizione siano oggi quasi dimenticate, eppure vale la pena ricordarsi chi siamo e da dove veniamo, e soprattutto da dove vengono i simboli più importanti della nostra cultura. Nell’albero di Natale c’è molto di quello che è fondamentale negli archetipi europei e addirittura, seppur antecedente, anche cristiani: l’eternità, il risorgere della vita, la promessa di vittoria contro la morte e soprattutto la consapevolezza di come ci siano cose che sono incorruttibili e non soggette ai cambiamenti dei tempi e delle stagioni.

L’albero di Natale, oggi simbolo piuttosto silente di un Occidente asfissiato dal consumismo, è la pietra miliare della spiritualità che, così come pini ed abeti, sopravvivrà all’Inverno del materialismo.

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