La tregua di Natale del 1914

Di Pietro Bassi
«La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori» Johann Sebastian Bach

 

Forse Bach, celebre compositore dell’età barocca, non poteva né pensare né immaginarsi cosa sarebbe successo nel 1914 all’indomani dell’uccisione dell’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria-Este; certamente però mi sento sufficientemente convinto che il maggior silenzio sia quello della Guerra. Si sentono solo fragori di bombe che cadono, granate che esplodono, rumori di mitraglia, aeroplani che volano e sparano, fuoco di baionette, urla e lamenti di chi muore o viene ferito gravemente o meno. L’uomo sembra scomparire e diventare un automa carnivoro. Dunque quale silenzio peggiore e più assordante di questo? Però Johann Sebastian Bach probabilmente sapeva che la musica avrebbe aiutato a evadere da questo rumoroso silenzio guerresco.

 

Lo scrittore cecoslovacco Milan Kundera ebbe a scrivere: «La musica: una pompa per gonfiare l’anima». Aveva ragione, la musica riesce a valicare i confini della coscienza degli uomini, toccandoli nel profondo del cuore e dei sentimenti, per usare la massima di Victor Hugo: «Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime». Quello che non si poteva dire, in quel Natale dell’anno 1914 era l’insensatezza di quella guerra di logoramento nelle trincee che tante vittime stava mietendo e ciò che non si poteva tacere era quel valore cosmopolita di ‘’Zum Ewigen Friede’’ che già Immanuel Kant nel lontano 1795 aveva teorizzato che venne poi ripreso e messo in musica da Ludwig Van Beethoven, utilizzando un testo di Friedrich Schiller, nell’ultimo movimento della sua IX Sinfonia allorquando fa cantare: ‘’Alle Menschen werden Brüder […]’’ ossia ‘’Ogni umo s’affratella’’.

 

Il 7 dicembre 1914 Papa Benedetto XV avanzò la proposta di sottoscrivere una tregua natalizia tra i governi belligeranti, chiedendo che: «I cannoni possano tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano», la richiesta però cadde nel vuoto. Nondimeno nel corso del Natale del 1914 circa 100.000 soldati britannici e tedeschi furono coinvolti in un certo numero di tregue spontanee lungo i rispettivi settori di fronte nelle Fiandre. I primi episodi ebbero luogo durante la notte della vigilia, quando soldati tedeschi iniziarono a porre decorazioni natalizie nelle loro trincee nella zona di Ypres, in particolare nel settore dei villaggi di Saint-Yvon Saint-Yves, Plugstreet Ploegsteert e Comines Warneton. Ma lasciamo la descrizione diretta a coloro i quali l’hanno vissuta.

 

Bruce Bairnsfather, noto umorista e cartoonist britannico e all’epoca Capitano di un’unità di mitraglieri del Royal Warwickshire Regiment, descrisse l’episodio: «I tedeschi presero a mettere candele sul bordo delle loro trincee e su alcuni alberi nelle vicinanze, iniziando poi a cantare alcune tipiche canzoni natalizie; dall’altro lato del fronte, i britannici risposero iniziando anche loro a cantare, dopo poco tempo soldati dell’uno e dell’altro schieramento presero ad attraversare la terra di nessuno per scambiare con la controparte piccoli doni come cibo, tabacco, alcolici e souvenir quali bottoni delle divise e berretti. In molti casi la tregua durò anche il 25 dicembre e fu talmente forte che si giocò anche a calcio nella ghiacciata terra di Nessuno. Ci si scambiò doni, foto e si fraternizzava». I tedeschi videro che di fronte avevano giovani ragazzi come loro e gli anglo-francesi videro che quei giovani tedeschi non erano dopotutto quelle ‘’bestie’’ che la propaganda dipingeva. È noto alla storia che in molti settori del fronte la tregua durò, addirittura, fino al Capodanno del 1915.

 

Sempre Bruce Bairnsfather ci riporta altri momenti della tregua che ha vissuto: «Non dimenticherò quello strano e unico giorno di Natale per niente al mondo[…]. Notai un ufficiale tedesco, una specie di tenente credo, ed essendo io un po’ collezionista gli dissi che avevo perso la testa per alcuni dei suoi bottoni della divisa[…]. Presi la mia tronchesina e, con pochi abili colpi, tagliai un paio dei suoi bottoni e me li misi in tasca. Poi gli diedi due dei miei bottoni in cambio[…]. Da ultimo vidi uno dei miei mitraglieri, che nella vita civile era una sorta di barbiere amatoriale, intento a tagliare i capelli innaturalmente lunghi di un docile “Boche” (Crucco), che rimase pazientemente inginocchiato a terra mentre la macchinetta si insinuava dietro il suo collo».

 

Il caporale britannico Leon Harris del XIII Battaglione del London Regiment in una lettera ai genitori che stavano a Exeter scrisse: «È stato il Natale più meraviglioso che io abbia mai passato. Eravamo in trincea la vigilia di Natale e verso le otto e mezzo di sera il fuoco era quasi cessato. Poi i tedeschi hanno cominciato a urlarci gli auguri di Buon Natale e a mettere sui parapetti delle trincee un sacco di alberi di Natale con centinaia di candele. Alcuni dei nostri si sono incontrati con loro a metà strada e gli ufficiali hanno concordato una tregua fino alla mezzanotte di Natale. Invece poi la tregua è andata avanti fino alla mezzanotte del 26, siamo tutti usciti dai ricoveri, ci siamo incontrati con i tedeschi nella terra di nessuno e ci siamo scambiati souvenir, bottoni, tabacco e sigarette. Parecchi di loro parlavano inglese. Grandi falò sono rimasti accesi tutta la notte e abbiamo cantato le carole. È stato un momento meraviglioso e il tempo era splendido, sia la vigilia che il giorno di Natale, freddo e con le notti brillanti per la luna e le stelle».

 

Alan Cleaver nella prefazione al libro ”La tregua di Natale” che raccoglie molte lettere dei soldati dell’epoca afferma: «La vigilia segnò la fine di settimane di pioggia battente, e una gelata rigida e tagliente avvolse il paesaggio. Gli uomini al loro risveglio si trovarono immersi in un Bianco Natale».

 

Il bavarese Josef Wenzl scrive in una lettera alla famiglia: «Uno dei compagni mi disse di aver passato il giorno di Natale scambiando souvenir con gli inglesi. Ma quando spuntò l’alba del 26 dicembre vidi con i miei occhi i soldati britannici uscire dalle trincee e cominciare a parlare e scambiarsi oggetti ricordo con me e con i miei compagni. Poi ci furono canti, balli e bevute. Era commovente tra le trincee vedere uomini fino a quel momento nemici feroci stavano insieme intorno a un albero in fiamme a cantare le canzoni di Natale. Non dimenticherò mai questa scena. Si vede che i sentimenti umani sopravvivono persino in questi tempi di uccisioni e morte».

 

Un altro britannico, Hulse Bart descrisse anche di una canzoncina: «Terminata con un “Auld Lang Syne” che unì noi tutti, inglesi, scozzesi, irlandesi, prussiani, württemburghesi. Fu una cosa assolutamente incredibile, e se l’avessi vista in una pellicola cinematografica avrei giurato che fosse una messinscena!».

 

Il tenente tedesco Johannes Niemann scrisse: «Afferrato il binocolo e scrutato con cautela oltre il parapetto, ebbi la vista incredibile dei nostri soldati che scambiavano sigarette, grappa e cioccolato con il nemico».

 

È stata scoperta una lettera del Generale Walter Congreve, decorato con la Victoria cross, la più alta decorazione britannica al valor militare, in cui racconta alla moglie della tregua e della partita di calcio anche se ammette di non averla vista con i propri occhi ma di averlo saputo da testimoni oculari dei fatti. Siccome era generale non si faceva illusioni e sapeva che i bei momenti sarebbero finiti. Ne dà conto, con una battuta piuttosto macabra, nella stessa lettera: «Uno dei miei ha fumato un sigaro con il miglior cecchino dell’esercito tedesco, non più che diciottenne. Dicono che ha ucciso più uomini di tutti ma ora sappiamo da dove spara e spero di abbatterlo domani».  Congreve era mestamente realista, infatti, la guerra nuovamente ritornò a incombere.

 

Discorso a parte merita la ricostruzione cinematografica di produzione europea, uscita nel 2005, basata su fonti documentali e testimonianze dirette del film: ‘’Joyeux Noël’’ del regista Christian Carion. La pellicola è il racconto romanzato di un episodio reale accaduto nel dicembre 1914, quando Guglielmo di Prussia, Principe ereditario dell’Impero tedesco, mandò il primo cantante dell’Opera di Berlino, Walter Kirchhoff, in visita al fronte. Egli cantò per il 120º e il 124º Reggimento del Land Württemberg e i soldati anglo-francesi salirono sulle proprie trincee e applaudirono.

Nikolaus Sprink rappresenta il tenore Walter Kirchhoff e la soprano danese Anna Sørensen la sua compagna.

 

La tregua non ufficiale inizia quando gli scozzesi iniziano a cantare le canzoni tradizionali di Natale, accompagnate da cornamuse. Sprink e Sørensen arrivano sulla prima linea tedesca ed egli canta per i suoi compagni. Sprink intona ‘’Stille Nacht’’, accompagnato da un commilitone che suona un’armonica a bocca, ma poco dopo si accorge di essere accompagnato dal suono di una cornamusa della prima linea scozzese e si affaccia, sporgendosi, sulla trincea tedesca. Al contempo i soldati scozzesi sono usciti dalla loro trincea e si sono seduti al di sopra di essa. Sprink, allora, risponde al suonatore ed esce dalla sua trincea con un piccolo albero di Natale cantando ‘’Adeste fideles’’ e incamminandosi nella ghiacciata terra di Nessuno verso le linee anglo-francesi.

 

Seguendo l’esempio di Sprink, gli ufficiali francesi, tedeschi e scozzesi si incontrano nella terra di Nessuno e si accordano per una notte di tregua. I vari soldati che fraternizzano si augurano l’un l’altro “Joyeux Noël”, “Frohe Weihnachten” e “Merry Christmas”. Si scambiano cioccolato, champagne e le fotografie dei propri cari. Il tenente tedesco, Horstmayer restituisce al tenente francese Audebert il portafoglio, con la fotografia di sua moglie, perso durante l’attacco pochi giorni prima nella trincea tedesca e ricorda i giorni antecedenti alla guerra. Gli scozzesi celebrano una breve Messa, per i soldati, in latino come era la prassi nella Chiesa cattolica a quel tempo e i soldati si ritirano profondamente commossi. Il giorno di Natale gli ufficiali prendono un caffè insieme e decidono di: «Seppellire i loro morti il giorno in cui Cristo è nato». Il giorno seguente giocano una partita di calcio gli uni contro gli altri, mentre i comandanti decidono che è giunto il momento di andare per le rispettive strade, sebbene tale esperienza resterà permeata in tutti loro.

( https://www.youtube.com/watch?v=pPk9-AD7h3M ) (https://www.youtube.com/watch?v=9byus51SqC8 )

È un film grondante di drammaturgia ed estetismo che non può non farci commuovere e riflettere sul senso della vita e della guerra ma anche sulla potenza della musica.

Stille Nacht è la celeberrima canzone le cui parole furono scritte nel 1816 dal reverendo Joseph Mohr, allora assistente parrocchiale presso la località di Mariapfarr, nel Lungau, mentre la musica fu composta da Franz Xaver Gruber, allora insegnante ad Arnsdorf e organista a Oberndorf, nella vigilia di Natale del 1818.

Il 24 dicembre 1818 Mohr chiese a Gruber di musicare il brano da lui scritto per due voci soliste, coro e chitarra. Non è noto il motivo per cui venne fatta tale richiesta. Un racconto tradizionale riporta che ciò sarebbe avvenuto in quanto l’organo della chiesa di San Nicola era guasto poiché il mantice era stato rosicchiato dai topi e la riparazione era impossibile in tempi brevi, di qui si spiegherebbe il ricorso alla chitarra.

 

Marcel Proust scrisse: «La musica è forse l’unico esempio di quello che avrebbe potuto essere – se non ci fosse stata l’invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l’analisi delle idee – la comunicazione delle anime». Come forse, con preveggenza, a dire che con la sola musica si vivrebbe in un mondo migliore.

 

Charles Baudelaire, invece, ebbe a scrivere: «La musica crea uno spiraglio nel cielo». Anch’egli, forse, riuscì a intravedere fra le nebbie dell’avvenire che durante la vigilia di Natale del primo anno di un sanguinosissimo conflitto che avrebbe falcidiato l’Europa tutta, alcuni uomini, di tre eserciti diversi, avrebbero interrotto spontaneamente quella carneficina; aprendo nel cielo del fronte di Ypres quello spiraglio di affratellamento di kantiana-beethoveniana memoria e che tutto ciò sarebbe stato possibile grazie alla magia del Natale e alla potenza inafferrabile della musica.

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