Foscolo e l’amore della patria

Cadere tra le braccia della mia terra, “o materna mia terra”

 

di Vanessa Combattelli

“Forse” e “Nè più mai”, cominciano così le due poesie, Alla Sera e A Zacinto, famose per l’enigma che suscitano sin dalla prima parola.
Infatti il lettore entra nel bel mezzo di una riflessione dal principio, probabilmente questa era una delle modalità preferite da Foscolo, tant’è che anche ne Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis possiamo riscontrare il medesimo stratagemma: ci è negata la conoscenza del prima, possiamo solo immaginare attraverso le emozioni che vengono poi provocate quale siano i tormenti e gli affanni del poeta.
Sin dai primi versi Foscolo suscita immediatamente una forte empatia, riusciamo facilmente ad entrare all’interno della breve illusione fatta di parole e rime, il lettore, grazie all’abilità del poeta, viene trasportato in una realtà simile a quella conosciuta, sentiamo nostre le emozioni belle, il rammarico, la pace e la rabbia.
“dorme // Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.”, la magia di questo verso risiede nelle emozioni contrastanti che riesce a creare: la tranquillità e il riposo della sera con la rabbia e l’indignazione.
Ognuno di noi nel suo piccolo riesce ad intercettare ogni singola parola come sua: il nostro abbandonarci allo scorrere inesorabile del “reo tempo” eppure, al tempo stesso, vive ancora in noi una debole fiamma che sogna ancora di ardere e vincere i soprusi, l’ingiustizia e le difficoltà.
Alla Sera fa emergere il disagio interiore che prova lo stesso Foscolo, vede nel particolare momento della giornata un insieme di emozioni che evocano in lui la sensazione di morte, non è accolta con paura o tristezza, semplicemente viene accolta con pace, una dolce rassegnazione che ha il sapore delle stelle e lo sguardo armonioso e imperfetto della luna.
Anche in A Zacinto percepiamo emozioni simili: la consapevolezza di non poter più tornare alla “materna mia terra”, un esule che ovunque vada non si sentirà mai del tutto a casa, come diceva Dante: “sa di sale lo pane altrui”, altrettanto difficile è essere limitati ormai ai ricordi da fanciullo, quelli che rammentano ogni singola sfumatura del cielo durante la bella stagione e vivono con grande rammarico le acque limpide dove, secondo quel mito più volte sentito, nacque Venere.
Foscolo elogia la propria terra esattamente come Omero, nei suoi canti, elogiò la terra di Ulisse, anche lui vagabondo e in esilio sotto gli occhi imponenti degli dei che si odiavano e non collaboravano.
Ancora una volta Foscolo fa riferimento alla sua morte, negli ultimi versi la disperazione del poeta è palpabile, il castigo dell’esilio diventa ancora più forte quando Foscolo realizza che la sua tomba, luogo di ricordo e di incontro con i cari che rende eterno chi va via, non sarà mai bagnata dalle lacrime della sua madre.
Quanto può essere potente il desiderio di un uomo di cadere tra le braccia della propria madre che gli ha donato la vita, così come poter cadere tra le braccia della propria terra in cui è cresciuto per cercare la pace eterna.

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