Pubblicità: dal bianco candore del mulino al promiscuo arcobaleno del biscotto dorato

di Chiara Soldani.

Dalla “famiglia del Mulino Bianco” a quella “arcobaleno”, degli Oro Saiwa, il passo è breve ma pericoloso. Salto in un burrone, che ha un nome ben preciso: all’appello “degrado”, risponde “presente, ci sono!”.

La pubblicità, del resto, rispecchia la società cui si rivolge. Fotografa lo status quo nel quale s’incornicia. Così, la famigliola allegra del celebre Mulino, era modello. Esempio virtuoso (magari troppo euforico, di lunedì mattina), ma pur sempre sano, poiché conservatore.

Ma, oggi, in un mondo inquinato da lobby LGBT, media invasi da baci gay e lesbo “per moda, per gli ascolti”, spot che pullulano di pseudo “famiglie” pseudo “normali”, una mamma ed un papà con fede al dito e bimbi da accudire è “roba vecchia, stantia, da rottamare – anzi – da buttar via!”. Vuoi mettere un focolare 2.0 con Mamma 1 e Mamma 2, Papà-Mamma e Papà-Mammo ? Questa sì che è roba trendy! Questo sì che è vero “love”.

Perché, in tutto questo, vogliono pure delegittimare l’amore etero e, aggravante, consacrato da matrimonio e figli “non comprati” da uteri in affitto: che vecchi arroganti, questi conservatori!

E allora, mi chiedo: vale più scagliarsi contro il meteorite del “Buondì”, piuttosto che criticare “le nuove famiglie italiane”, consacrate dagli Oro Saiwa? No che non vale! Perché la prima, seppur opinabile nel gusto, è una semplice pubblicità. Mediaticamente forte, oltretutto: perché, tutt’oggi, ne stiamo parlando. Ma la seconda, quella sì che é preoccupante. Come tutto ciò che legittima la dilagante sovversione valoriale e perversione, mascherata sotto il sacro nome di “amore”.

La famiglia è la prima istituzione. La famiglia (non solo quella di Nazareth) è sacra. Tralasciamo le mode, ignoriamo l’arroganza dei trasgressivi progressisti, che urlano “pace”, per poi far la guerra al nemico dissidente. Difendiamo, con forza, i veri valori e rivendichiamo, con l’orgoglio, il nostro essere dei “vecchi e arroganti conservatori”.

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