Da Bergoglio a Saviano: un salto nel “Profondo Rosso”

di Chiara Soldani.

I più ricorderanno la pellicola sopracitata. Ebbene, tralasciando la cinematografia, ci si può ugualmente addentrare in una trama horror. Ma, spaventosamente, reale: il farneticare delirante dei rossi Saviano e Bergoglio.

Dalla predica-comizio pro migranti del Papa, “all’illuminante” articolo pro ius soli di Saviano, apparso su “L’Espresso” e scritto dal lussuoso Hilton Hotel di Manhattan (da vero radical chic), il piatto del bieco buonismo è servito. Perché se Bergoglio è vittima di visioni (non mariane ma migratorie), Saviano denuncia l’assurda disumanità di chi si oppone allo ius soli. “L’Italia risente di un profondo calo demografico… 800 mila bambini nati in Italia sono italiani… risorse di un futuro altrimenti vuoto, spento, disperato…”. L’Apocalisse, insomma. Perché, al posto di aiutare le famiglie italiane a procreare e mantenere prole, è più comodo “italianizzare” chi, di fatto, italiano non è. Piuttosto perverso e machiavellico, il discorso in pompa magna di Saviano. Ma, coerente, poiché partorito da una mente ed una penna alquanto facilona.

Così incalza, il sommo demagogo Saviano: “Non approvare la legge sullo ius soli è un’aggressione all’infanzia; in un Paese sempre più vecchio, bloccare questa riforma significa innanzitutto fermare ogni possibilità di crescita demografica, umana e quindi culturale”. Crescita culturale? Se imporre il proprio credo, rigettando ogni forma d’integrazione, sia definibile “progresso culturale e umano”, persino il dizionario avrebbe da ridirne. Perché l’integrazione, reale e consapevole, è un processo lungo e complesso. Un viaggio, la cui meta è realmente crescita: “demografica, umana e quindi culturale”, citando il Sommo Roberto.

E allora, dimentichiamoci il tradizionale presepe (Gesù bambino non era bianco, non aveva limpidi occhietti azzurri ma aveva pelle scura e occhi neri come olive), scordiamoci anche discorsi cristiani di un Papa cristiano: roba vecchia, ormai lontana. E rivalutiamo pure il senso d’appartenenza ad un Paese, il nostro, che amiamo e odiamo (poiché l’amore è tanto e la voglia di cambiarlo pure). Perché, oggi, pare che l’italianità passi da un mero documento: che visione asettica della cittadinanza! Ma noi patrioti, uomini e donne di buonsenso, che ancora hanno e difendono valori, non ci pieghiamo alla dittatura pro migranti del Papa o ai proclami umanitari di Saviano. Vogliono svendere il nostro Paese, darlo in pasto a chi mastica e sputa (altro che amor di Patria!). Ma, per dirla come Vasco, “c’è chi dice no”. E noi, questo no, lo ribadiamo oggi e fino a quando ce ne sarà bisogno.

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