Patriottismo contro globalismo

di Roberto Pedrelli.

Sino a che punto, in qualità di “rifugiato politico” piuttosto che “profugo di guerra”, chiunque ha, in teoria, tutte le ragioni di questo mondo per espatriare lasciando così la propria terra d’origine e motivando in tal modo il proprio diritto nell’essere accolto ovunque?

E se invece provasse a ribellarsi, per ottenere i propri diritti? (Dove per ribellarsi intendo anche il rivendicare la sovranità delle proprie risorse laddove sono in mano alle grandi multinazionali).

I Partigiani(non saranno stati tutti dei “santi” ma nemmeno paragonabili ai fautori delle cronologicamente più recenti rivoluzioni colorate in salsa orange) ce lo insegnano.

Loro hanno combattuto sacrificando anche la loro di vita proprio per quegli stessi diritti che al tempo stesso dovrebbero spingere gran parte di costoro a rivendicare i propri.

Anche Mattei è stato partigiano: a tal proposito è utile leggere le sue memorie raccolte nell’archivio storico dell’Eni che qualche anno fa è stato integralmente pubblicato.

Una casa, un lavoro in un paese civile e democratico in grado di garantire un welfare per le famiglie.

Niente di anormale, ma per far ciò, da qualche parte si deve pur iniziare. Ecco perché a mio modesto avviso sarà anche (e non solo) assolutamente necessario comprendere da parte loro cosa significa far parte di uno Stato – Nazione, nonché l’importanza della loro permanenza.

E perché no? Anche il ritorno. Proprio per poterne garantire un futuro (o per lo meno provarci), se il destino del proprio paese è realmente al centro della loro esistenza.

Ma per far ciò dovranno inevitabilmente essere rimessi in discussione alcuni concetti.

Che ormai sono stati già da tempo assimilati a tal punto dall’essere ormai una normale consuetudine nella nostra quotidianità.

In primis il ritenersi “cittadini del mondo” anziché del proprio paese (o nazione sovrana) dove si è nati e magari vissuti sino a qualche giorno fa. Dopodiché, rimanendovi fisicamente o facendovi ritorno potranno essere anche loro stessi quei soggetti in grado di dar manforte al “proprio paese” nel rimpossessarsi della propria sovranità, potendo così dar vita a quello sviluppo economico che avrà nelle infrastrutture (=civiltà) le proprie fondamenta iniziali.

Certo! Il B.r.i.c.s.+ quei paesi che nel frattempo vi hanno aderito e/o aderiranno quanto prima possibile (iniziando a far parte dalla Banca di investimenti recentemente fondata) è e potrà essere un’ottima opportunità nell’essere aiutati da quei paesi che tuttora ne fanno parte, e che sono già molto avanti nel realizzare grandi sistemi infrastrutturali in giro per il mondo.

E, ovviamente, anche qui precedenza assoluta alla possibilità di elargire crediti per l’economia reale, separando le banche d’affari (speculazione) da quelle commerciali (investimenti).

Perciò diverse sono le strade che dovranno essere intraprese, senza contrapporle reciprocamente dando la priorità a questa piuttosto che a quell’altra, come tante tessere a coronamento di un mosaico che simboleggi quel livello di civiltà raggiunto grazie alla forza, alla tenacia nonché volontà di chi, anche a scapito di notevoli sacrifici, vuole essere protagonista del proprio destino a casa propria contribuendo così al tempo stesso a renderla migliore rispetto a prima, dove per “migliore” s’intende l’aver raggiunto le condizioni minime per permettere a chiunque ne faccia parte di poterci rimanere nonché poter raggiungere lì quel livello di benessere che sogna di ottenere espatriando altrove.

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