2017: un anno di politica, cronache e giornalismo

Cala il sipario anche per questo 2017, anno i cui protagonisti sono stati sicuramente i nuovi equilibri mondiali stabiliti.
Dall’insediamento nella Casa Bianca del 45° Presidente degli Stati Uniti alle elezioni francesi, la sfida accesa tra europeisti ed euroscettici ha invece catturato l’attenzione di tutto il continente: quale e quanto spazio deve occupare l’Europa nella vita di ogni stato, soprattutto se e a quali condizioni.

Anche il Medio Oriente ha dovuto fare i conti con nuovi e fragili equilibri, in primo luogo con la scomparsa dello Stato Islamico e la vittoria del presidente Bashar al-Assad. sui ribelli, gran parte di loro sostenitori dell’IS.
Ma appunto l’equilibrio ottenuto è debole e transitorio, ci si chiede infatti che fine faranno gli oltre 40 mila foreign fighters (conosciuti come lupi solitari) sparsi per tutto il mondo e pronti a sacrificare le loro non-vite in nome di Allah e della jihad.
Al tempo stesso la dichiarazione ufficiale di Trump a favore di Gerusalemme Capitale d’Israele ha rafforzato e messo in crisi i rapporti diplomatici mondiali, una scelta che viene elogiata ed odiata.
Lo scenario geopolitico si sposta anche nel Continente Nero, perché tanti equilibri vanno ancora – e soprattutto – stabiliti lì.

 

UNA NAZIONE DA RIALZARE

In Italia le Camere sono state invece finalmente sciolte, si conclude ufficialmente la 17esima legislatura della Repubblica Italiana, anni condotti da capitani con poca lungimiranza e cecità per le vere esigenze di un popolo stanco e rassegnato.
Vengono infatti sbandierati i traguardi “civili” con grande orgoglio, ma si dimentica di dire che la disoccupazione non è diminuita ma anzi registra dati allarmanti, e soprattutto le uniche possibilità occupazionali aumentate sono stage e tirocini: poca sicurezza, tanta precarietà.
Così come di conseguenza la povertà assoluta che porta avanti pesi drammatici, dall’ISTAT vengono infatti registrati oltre 4 milioni di poveri.
La condizione di povertà estrema “è la più dura condizione di povertà, nella quale non si dispone – o si dispone con grande difficoltà o intermittenza – delle primarie risorse per il sostentamento umano, come l’acqua, il cibo, il vestiario e l’abitazione.”
Per fare un esempio che renda l’idea immaginiamo una città come Sydney composta interamente da persone ridotte completamente alla fame.
Questo non è civile, nessun politico può permettersi di definire il proprio paese civile se dimentica di pensare ai vulnerabili, e per vulnerabile non si intende di certo risolvere il capriccio di qualcuno.
Viene quindi lasciata un’Italia con molte difficoltà: immigrazione clandestina incontrollata, fughe di cervelli, disoccupazione, crisi della natalità.
Ma se la Storia deve insegnarci qualcosa, vale soprattutto la pena chiedersi se la cittadinanza attiva sia ancora prerogativa di qualcuno, perché molte volte ci si dimentica del proprio potere di cittadini conferendone invece fin troppo a chi si pavoneggia di nomine e titoli a valore zero.

 

UN SALUTO A NOI

Adesso però ci siamo: calano definitivamente le tende rosse di questo 2017, e rispetto a questo infrango una regola e parlo in prima persona, ma lo faccio per estendere a tutti voi un caloroso grazie.
Il vostro sostegno e la vostra attenzione ai miei articoli ha rappresentato per me una fonte di continuo incoraggiamento, una persona che scrive si rivolge a se stessa e a chi può capirla.
Molte volte mi avete letto voi, molte altre chi invece della mia idea voleva proprio capacitarsene.
E un altro traguardo per una persona che scrive è convincere, emozionare, ma soprattutto accendere interrogativi.
Infine un’ultima volta grazie per Giovani a Destra, per la fiducia a questa piccola ma grande famiglia di ragazzi e ragazze, grazie perché condividere con voi rende fare informazione più bello.
Un bacio.

Vanessa

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