4 marzo: a casa l’astensione, con noi il cambiamento

di Chiara Soldani.

Fanno rima, ma uno è il reale nemico, l’altro il fantoccio del “male assoluto”. Astensionismo e populismo: il Giano bifronte dei tempi moderni.

Perché l’ormai ex (fortuna nostra) Governo, inveiva contro l’ondata populista che solo lui ha visto e sempre lui ha sentito. Camicie nere e teste rasate ovunque, più mansuete della sua belligerante “anti-italianità”: razzismo vero, quest’ultimo, non il contrario. Un piano dettagliato, quale schema da lavagna tattica, abilmente inscenato per distolgliere lo sguardo. Dai reali problemi e dai veri nemici.

Ed è proprio una di queste carogne, l’astensionismo, ad essersi intrufolato, come affamato ad un buffet, nelle amministrative prima e nelle regionali poi. Salvo il referendum del 21 ottobre: molto bene la Lombardia, eccellente il Veneto. Merito al suo popolo, certo, ma i più grandi applausi spettano al suo Governatore: Luca Zaia, un Leader vero.

Dopo lo scioglimento delle Camere, preludio ad una “libertà” tanto agognata quanto sofferta (da Monti a Letta, da Renzi a Gentiloni, come l’hanno martoriata questa povera Italia!), con ferite ancora aperte e orecchie stanche di chiacchiere da “ciarlatanesimo piddino”, andremo a votare. Perché essere elettori è diritto e dovere nostro. Perché “democrazia”, dal greco “Demos” e “Kratos”, significa proprio “potere al popolo”. Si spaventerà, Fiano, rievocandone l’etimologia? Probabile. Perché “potere al popolo” e “fondato dissenso patriottico”, sono per lui “fascismo”. Dizionario “Fianese” scarno: avrà sostenuto il digiuno pro ius soli? O sarà passato sotto le grinfie della censura “Fedeliana” che stronca il buon italiano? Chissà.

Piuttosto che parlare di inutili personaggi in inutili contesti, però, ricordiamo le parole non di un personaggio, ma di un immenso uomo. Splendido volto e non grottesca maschera, per dirla alla Pirandello: Paolo Borsellino.

“La rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, è più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello.” Sembra scritta ieri, anzi oggi, questa frase forte e chiara. Ma Borsellino si espresse così nei lontani anni ’80: visionario, come pochi. Parole attuali, perché il cambiamento è eterno nel suo valore assoluto, ma dinamico nel rinnovarsi, nel suo travolgere e coinvolgere il contesto che sfiora e poi abbraccia.

E allora, spolveriamo tessere elettorali e non prendiamo impegni: il 4 marzo si va (anzi, andiamo), tutti a votare. Finalmente.

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