Criptovalute: bolla o rivoluzione monetaria?

di Alessio Valente.

Non è facile condensare un discorso di ampio respiro sul mondo delle criptovalute in un solo articolo e, probabilmente, sarebbe difficile esaurire gli argomenti anche all’interno di un intero saggio. Sono, ormai, sulla bocca di tutti queste nuove monete virtuali che circolano, però, da qualche anno ma che solo in questi ultimi mesi hanno destato parecchia attenzione grazie alla loro crescita esponenziale sui mercati.

La storia delle criptovalute è lunga e sarebbe impossibile raccontarla tutta, ma a grandi linee si può dire che la loro storia comincia già sul finire degli anni novanta, negli ambienti cyber-punk apparivano progetti come BitGold, Ecash e HashCash: dei veri e propri precursori dei Bitcoin. Ed è proprio in quella realtà che molti hanno ipotizzato di trovare la vera identità di Satoshi Nakamoto, l’inventore di Bitcoin di cui nulla si conosce a riguardo; un vero e proprio mistero che ha reso forse la nuova tecnologia ancora più attraente.

Di fatto, a differenza delle monete Fiat, le criptovalute non hanno un’autorità centrale a controllarne la quantità o a intraprendere un qualsiasi tipo di politica monetaria.
La produzione di criptovaluta avviene infatti mediante il mining, termine inglese che sta per “minare”, ossia attraverso un processo di risoluzione di problemi di crittografia, da cui il termine “cripto- moneta”. Il mining assolve anche un’altra funzione fondamentale per l’esistenza della criptovaluta che è la validazione delle transizioni.

Non essendo una moneta fisica infatti, la valuta virtuale potrebbe essere spedita più volte prima che ogni transazione vada a buon fine e, trattandosi di una serie di dati, questo avrebbe potuto portare alla creazione “pirata” di ulteriore moneta attraverso doppie transazioni.
E’ qui che entra in gioco la doppia funzione, di certificazione e produzione della moneta, del mining, che attraverso la risoluzione di un problema crittografico valida la transazione avvenuta, come se apponesse la firma di un notaio che certifichi lo scambio di denaro, in cambio di un “premio” standard in denaro “creato” appositamente.
In caso di transazione doppia, ovviamente, solo la prima che viene risolta è considerata valida e aggiunta alla “blockchain”, una sorta di registro pubblico in cui sono registrate tutte le transazioni valide e che crea un sorta di storia del flusso della moneta non modificabile a renderla sicura.

Non tutte le valute funzionano con questo sistema, che ha fra gli svantaggi quello di avere dei lunghi tempi di attesa prima della conferma di una transazione, ma sostanzialmente anche gli altri metodi di validazione usano più o meno lo stesso principio. Un meccanismo di non facile comprensione se non si è in possesso di conoscenze informatiche ed economiche di base, ma che promette di rivoluzionare il sistema monetaria puntando a decentralizzarlo. Nessun possessore, nessun controllo strumentale, nessun monopolio della moneta: questi gli obiettivi principali dei fautori delle valute virtuali.

Il boom di Bitcoin

Il progetto Bitcoin e la realtà delle criptomonete sarebbero rimasti probabilmente nell’anonimato per i più, se non fosse stato per l’incredibile aumento di valore che il Bitcoin ha avuto in questi anni, non senza attraversare periodi sicuramente difficili, come lo scandalo di Silk Road, un mercato nero in cui venivano vendute droghe e armi di ogni tipo, in cui veniva usato proprio Bitcoin, in virtù del suo anonimato, come moneta di scambio.

È proprio in quest’ultimo anno che il Bitcoin ha raggiunto l’apice del suo successo, arrivando a toccare i ventimila dollari di prezzo; se si considera che appena sette anni prima un possessore di Bitcoin aveva ordinato la prima pizza ad essere pagata in criptomoneta utilizzando diecimila monete, appare evidente come la crescita di Bitcoin sia un fatto davvero straordinario che ha arricchito chi, dalla prima ora, ha sempre creduto nel progetto.

Non sono tardati ad arrivare però gli avvertimenti degli analisti che vedevano nel trend della valuta una vera e propria bolla pronta a scoppiare. E non sono tardate ad arrivare neanche le conferme di tali previsioni, dato che in questi giorni il prezzo della moneta è calato drasticamente fino a quota dodicimila dollari; un risultato comunque straordinario per una moneta nata senza valore.

Resterà da vedere cosa riserva il futuro per Bitcoin, ma il mondo delle criptovalute non si esaurisce in essi: esistono infatti centinaia di altre criptovalute nate sulla scia del successo del Bitcoin, fra cui si insidiano progetti fallimentari e tentativi di truffa, ma anche progetti potenzialmente molto validi, come Ethereum, basata sugli smart contracts, cioè un sistema in grado di generare ed eseguire contratti in modo automatico, oppure Ripple, un sistema di trasferimento di fondi utilizzato già da banche e istituzioni che ha una sua propria moneta, o ancora Iota, che punta maggiormente sulla decentralizzazione e che non è possibile “minare”.

Insomma, l’universo delle criptovalute è appena nato e sembra in continua espansione e ciò sta inducendo molti a riflettere su quali sia il futuro della moneta e quanto le istituzioni avverseranno le nuove valute digitale o quanto cercheranno di “addomesticarle” per servirsene.
Le implicazioni sono molteplici e il fatto che il mondo delle criptovalute sia nato proprio a ridosso dell’inizio della crisi economica ancora in atto, sembra quasi simbolico per molti degli utenti che credono che questa sia una vera e propria rivoluzione digitale che finirà per investire il mondo moderno, modificandone profondamente numerosi aspetti.
“Del doman non v’è certezza” recita una famosa poesia, ma sarà senz’altro molto affascinante da scoprire.

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