Politica e giovani: tra problemi, soluzioni e futuro.

 

di Andrea Esposito.

 <<Non mi occupo di politica, è come dire non mi occupo della vita>> (Jules Renard)

Così affermava, in una della sue opere, lo scrittore e aforista francese del XIX secolo riguardo la correlazione tra uomo e politica. Una frase densa di significato che sarebbe opportuno rispolverare durante plateali manifestazioni di avversione alla politica come qualcosa di estraneo o come qualcosa che può o non può piacere, al pari di uno sport o di un qualsiasi passatempo. Il completo distacco dalla politica è maggiormente individuato nella fascia giovanile della popolazione che descrive l’arte della politica e dei suoi eventi nella realtà tattile come una situazione negativa, estranea e che non è parte dell’individuo. Il giovane moderno crede che la politica sia affare per adulti, cadendo così nella trappola creata ad arte che ripone il ragazzo ai margini della vita pubblica, distraendolo dal processo evolutivo sociale.

Il giovane del ventunesimo secolo, nato durante l’era del pieno sviluppo tecnologico, dovrebbe essere più informato e vicino agli attuali processi politici rispetto alle generazioni precedenti, dato che ha la possibilità di scoprire il “tutto” con un semplice click. Ma la realtà dei fatti è ben diversa da come dovrebbe essere. La stragrande maggioranza dei giovani nati negli anni 90 e dei cosiddetti “millennials”, perché nati nel nuovo millennio, ripudia fortemente la politica e vive su un isolotto immaginario che è completamente distante da ciò che ogni giorno accade nel mondo. Le nuove generazioni bollano la politica come pura malattia, come qualcosa a sé, come qualcosa da evitare perché estremamente disinformati sulla materia e perché appartiene al magico mondo dei “grandi”, almeno così dicono.

– I GIOVANI COME PROBLEMA, LE SOLUZIONI COME CAMBIAMENTO

Ma chi lo ha detto che la politica appartiene ad una determinata fascia di età? Chi ha deciso che i giovani non possono capire o fare politica? Loro stessi.

O meglio, chi condiziona i giovani. Nella società odierna il giovane non è contemplato, spesso escluso dal dibattito perché considerato mentalmente inferiore. Qualcuno potrebbe gridare allo scandalo ma nella realtà dei fatti la maggioranza dei giovani non fa nulla per apparire differente e riprendersi il posto che gli spetta di diritto. Anzi, accetta questa forma di “discriminazione” perché gli fa comodo, perché così sarà un peso in meno, e perché per entrare a far parte della società giovanile non serve una tessera di partito o un programma ben strutturato. Questo non significa, però, negare al giovane la propria giovinezza, i migliori anni, il divertimento, le nuove esperienze, i sogni e i gli amori, relegando tutto alla politica. Bisognerebbe soltanto sensibilizzare le nuove fasce d’età e far entrare la politica nella nostra sfera sociale, magari con un nuovo vestito, attraverso il dialogo.

Ognuno di noi fa politica ma pochi comprendono che “politica” non significa solo partiti. Politica significa anche esprimere una propria idea, una lamentela per una mancanza, una soluzione, un sogno per il futuro. Tutto ciò accade in un semplice dialogo o dibattito, per parlare in “politichese”. Il lungo percorso per far tornare i giovani impegnati e interessati alla politica deve iniziare tra i banchi di scuola.

La politica a scuola è un tabù che bisogna sradicare senza se e senza ma, perché è considerata banalmente un mezzo per condizionare o per essere condizionati, quando in realtà non è assolutamente così. Fare politica a scuola non significa propagandare per determinati partiti, ma significa far dialogare gli studenti riguardo i problemi e le soluzioni degli avvenimenti politico-sociali ed economici che avvengono in Italia e nel mondo. Per iniziare questo cammino di rieducazione basterebbe leggere e commentare gli articoli di un quotidiano in classe, basterebbe introdurre nell’ordinamento scolastico di ogni istituto di secondo grado qualche ora a settimana di Diritto, perché ognuno di noi dovrebbe conoscere la Costituzione del proprio paese, nonostante possa essere condivisa o meno. Ognuno di noi dovrebbe conoscere la struttura e le funzioni del Parlamento. Ognuno di noi dovrebbe conoscere le principali norme che regolano uno Stato. Non solo, basterebbe inserire tutto ciò in un dialogo costante tra professori e studenti, magari coinvolgendo gli interi istituti in un’ora di dibattito a settimana. Bisognerebbe far divenire le elezioni per la rappresentanza di Istituto come qualcosa che si avvicini, in regole e metodi, alle elezioni politiche. Bisognerebbe promuovere in ogni regione il Parlamento degli Studenti, ottimo progetto che riesce bene in Toscana.

La rinascita deve partire, quindi, dalla quotidianità. Solo toccando con mano la politica ogni giorno, solo facendo parte di un insieme che parla anche di politica, avviene il cambiamento nelle menti giovanili.

– APPELLO AI GIOVANI PER IL NOSTRO FUTURO

Il 2018 sarà l’anno delle elezioni politiche che si terranno il 4 Marzo. La generazione del 1999 è chiamata alle urne per la prima volta e già alle prese con un compito molto difficile.

Non lasciamoci etichettare come i soliti che non sanno decidere del proprio futuro, che si rifiutano di pensare, che sono incapaci di proporre e di esprimere le proprie idee. Non lasciamoci ingannare da chi crede che la parola cambiamento può essere usata come virgola ai fini di illudere in un cambiamento che non ci sarà. Non lasciamoci comprare con qualche bonus o banale favoritismo. Non lasciamoci condizionare da chi è già stato condizionato. Non lasciamoci sottomettere da chi ci vuole ai margini della vita pubblica, da chi ci vuole disinformati perché così più facili da convincere. Dobbiamo, una volta per tutte, capire che noi giovani (del 99 e non) saremo la futura classe dirigente, le future leggi, i futuri cambiamenti, le future battaglie. Torniamo ad essere responsabili di noi stessi come cittadini di uno Stato, torniamo ad essere responsabili del nostro futuro.

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