Sciopero giornalisti Rai Sport: da che parte stare?

di Manuel Di Pasquale.

Questa sera i giornalisti di Rai Sport sciopereranno. Il Derby della Mole tra Juventus e Torino non avrà commento in sottofondo, né vi saranno inviati a bordo campo per riferire quali siano i movimenti nei pressi delle panchine.

Il motivo di questo sciopero? In un comunicato dell’USIGRAI si legge:

Ci scusiamo per il disagio. Ma è una protesta necessaria, per ribadire il diritto di voi cittadini che pagate il canone a poter assistere gratuitamente ai piu importanti eventi sportivi. Che, infatti, registrano sempre straordinari risultati di ascolto. La Rai invece non trasmetterà in diretta tv alcuni grandi appuntamenti, come i mondiali di calcio. È la prima volta che accade. Ed è a rischio anche la Formula1. Tutto a beneficio della concorrenza privata. L’azienda e il direttore di Rai Sport dunque fanno scelte di segno contrario, per di più spendendo soldi in costose collaborazioni e per acquistare prodotti da società esterne. Noi vogliamo una Rai Servizio Pubblico che trasmetta più sport, con sempre maggiore qualità. Riteniamo inaccettabile che ormai lo sport sia un privilegio dei pochi che possono permettersi un abbonamento alla pay tv. Vogliamo che – grazie alla Rai – lo sport sia di tutti e per tutti.

La dirigenza RAI, d’altro canto, ha risposto con un contro-comunicato:

L’agitazione dei giornalisti di Rai Sport è incomprensibile perché ignora che la Rai investe sul prodotto Sport oltre 200 milioni di Euro l’anno. Con l’eliminazione dell’Italia la Rai non poteva sostenere ulteriori e ingenti investimenti dettati da sole ragioni commerciali; non è un caso che altri servizi pubblici di importanti paesi europei, pur con le loro nazionali qualificate alla fase finale, non trasmetteranno le partite dei Mondiali di Russia. Sorprende infine che, invece di valorizzare gli eventi di cui Rai detiene i diritti come la Coppa Italia, i giornalisti di Rai Sport abbiano deciso di privare i telespettatori del loro autorevole commento.

Dov’è la verità? Nel mezzo. Per certi versi si può dare ragione alla dirigenza: meglio valorizzare ciò che si ha, piuttosto che contestare ciò che non si ha.

Di risposta, però, i vertici della tv pubblica parlano di “ragioni commerciali”. Una cosa che fa sorridere, visto che per “ragioni commerciali” si elargiscono lauti stipendi per manifestazioni quali il Festival di Sanremo, con conduzioni da milioni di euro, oppure si fanno firmare contratti da quasi 3 milioni di euro a stagione a Fabio Fazio che nemmeno riesce a primeggiare la domenica sera, perdendo lo scontro ad appannaggio di una fiction, Rosy Abate, trasmessa su Canale 5. Un po’ un controsenso, quindi, visto che quando si parla di Festival e Che Tempo Che Fa si dica sempre che le pubblicità coprano i costi. Non sarebbe stato lo stesso con la più importante manifestazione sportiva? I mini-spot durante i momenti morti delle partite arrivano a costare anche centinaia di migliaia di euro, come in occasione delle varie finali.

In tutto ciò la Rai potrebbe perdere anche i diritti per il campionato di Formula 1. Domanda: con 200 milioni la Rai cosa va ad acquistare?

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