Non è questione di 2 centesimi

di Giuseppe Lupo.

Dietro il costo irrisorio per ogni cittadino e alla sbandierata sensibilità ambientale, si nascondono I soliti favori ai furbetti del quartierino.

Sacchetti si o sacchetti no? Divampa in questi giorni la polemica tra chi assolutamente non vuole saperne di adeguarsi alla nuova normativa e chi invece considera inutile la polemica. Il costo annuo per famiglia, infatti, sembra oscillare tra I 6€ e I 10€, a seconda delle abitudini di consumo. Ben poco, secondo molti, per giustificare le polemiche di questi giorni.
La questione, però, non è economica. Almeno, non a guardare bene la normativa, i suoi risvolti, I suoi protagonisti e gli scopi che, almeno in teoria, si dovrebbe prefiggere.

Ce lo chiede davvero l’Europa?
La risposta è no. La direttiva europea del 2015 riguarda esclusivamente le buste della spesa ed esclude in maniera esplicita i sacchetti per I prodotti ortofrutticoli sfusi. L’Italia, peraltro, già nel 2012 aveva messo fuori legge le buste in plastica, portando il settore GDO ad utilizzare imballaggi sempre meno problematici per l’ambiente.
La normativa che da qualche giorno impone di utilizzare i sacchetti in mater-bi, polimero sostenibile derivante dal mais, è una normativa di carattere nazionale, inserita nel Dl Mezzogiorno della scorsa estate, in piene ferie e prima della pausa di Agosto, il periodo in cui ogni legge desta sospetti, se non altro per la fisiologica disattenzione sia dei cittadini che del giornalismo.

Riutilizzo dei sacchetti e sostenibilità ambientale.
Il riutilizzo è stato escluso dal Ministero dell’Ambiente per motivi igienico sanitari. Sembra ineccepibile, ma risulta comunque un cavillo poco comprensibile. In altri paesi, si utilizza una piccola sportina a rete, lavabile, sulla quale possono essere attaccate con facilità le etichette recanti il peso del prodotto. Se l’intento è quello di salvaguardia dell’ambiente, come mai non è stata intrapresa una politica, anche comunicativa, in questa direzione?
Vi sono, peraltro, alcune perplessità sulla biodegradabilità del Mater Bi: negli impianti di digestione anaerobica e compostaggio, spesso questo materiale finisce a rappresentare lo scarto.
Nella filiera della plastica, invece, legare tra loro polimeri diversi è praticamente impossibile: molto più utile sarebbe stato, in questo senso, uniformare la composizione degli imballaggi per il commercio e farli finire direttamente nella plastica, per portare poi questi polimeri a diventare nuova materia prima per altri prodotti, simili oppure anche diversi.

Gli amici degli amici.
Una questione molto spinosa riguarda poi l’azienda che in Italia è leader, quasi monopolista, del Mater Bi: la Novamont, il cui AD è Catia Bastioli. Curriculum di tutto rispetto, muove i primi passi, occupandosi di sostenibilità ambientale, all’interno del gruppo Fertec-Montedison. In particolare, fonda il centro di ricerche sulle materie prime rinnovabili, voluto anche da Raul Gardini. In seguito alle note vicende di quegli anni, il cui epilogo è stato anche tragico, Fertec si fuse con Novamont, altra costola del gruppo Montedison, e la Bastioli conduce l’azienda nel mercato delle bioplastiche, facendola diventare leader.
Alcuni fanno notare che nel 2011, Catia Bastioli è stata oratrice alla Leopolda renziana. Fin qui, nulla di strano, ci mancherebbe. Nel 2014, poi, viene nominata presidente di Terna. Poche settimane fa, invece, il treno di Renzi ha fatto tappa proprio da Catia Bastioli, incontrandola a porte chiuse. Non ci sarebbe nessun sospetto, se non che l’attuale norma, oltre ai punti interrogativi sopra elencati, garantirebbe a Novamont una bella cremina stimata tra i 100 e i 400 milioni di euro. 400 milioni forse sono una stima eccessiva, ma una cifra più realistica di 150/200 milioni di euro resta comunque un introito di tutto rispetto.

E le etichette?
Ci si pensa poco, ma una volta che questi sacchetti innovativi e sostenibili avranno attaccata l’etichetta, non saranno più né bio né compostabili. A meno che i consumatori non vogliano staccare l’etichetta, che è impossibile, o rimuovere la parte di sacchetto etichettata e gettare il resto nella frazione organica, con il problema di cui sopra: il Mater Bi non viene degradato a sufficienza nei processi di compostaggio e digestione anaerobica. Anche gettarli nella plastica è inutile, sempre per quanto detto prima.

Resta la soluzione di gettare tutto nell’indifferenziato e, sostanzialmente, per l’ambiente non cambia nulla rispetto a prima. I cittadini, invece, avranno un balzello, sebbene di pochi euro all’anno, che da comunque fastidio, soprattutto per le modalità con cui la norma è stata introdotta e per la palese presa per il c..o.
Novamont, al contrario, ringrazia sentitamente.

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