Patriottismo, il Sol Levante ed un amore intramontabile

di Chiara Soldani.

“Amor che move il sole e l’altre stelle”. Un sentimento traboccante e forte, quello decantato da Alighieri nel Paradiso de “La Divina Commedia”. Lo stesso amore, che dal “sentire” passa all’azione. Dal valore morale al programma politico: il patriottismo.

Il dizionario lo definisce “Fervido sentimento di devozione alla patria”. Oggi, è spesso sporcato dall’appiccicosa etichetta che denuncia “razzismo”: attaccata un po’ ovunque, per sabotare nobili intenti e legittimo agire. Peraltro, è una fiamma alimentata dal pericolo che avverte. Come l’Araba Fenice, che risorge dalle proprie macerie. Albert Camus, diceva che:”È un fatto ben noto che riconosciamo la nostra Madre Patria quando siamo sul punto di perderla”.

Tra stupri (purtroppo non solo metaforici), d’immigrazione clandestina e attacchi frontali a valori e tradizioni, l’amore patriota che divampa, nei portatori sani di buonsenso, é giusta risposta a pericoli effettivi. Alla natura “geneticamente” selettiva dell’essere patrioti, si è opposto Habermas con la sua visione universalista. Teorico del concetto di “Patriottismo europeo” (oggi sostenibile “solo” da folli quali Bonino e suoi seguaci), si scontra con l’attuale e fondatissimo euroscetticismo. Habermas e colleghi, negandone la natura circostanziale, subiscono la sconfitta per mano di puristi e conservatori: giusto epilogo di una partita, persa in partenza.

Del resto (è la parola a suggerirlo), il patriottismo ha senso d’esistere entro il perimetro e l’area del proprio Paese. Come quella del Giappone: storicamente radicato nel fertile terreno della propria cultura. Difatti, i giapponesi, identificano tuttora la resa agli americani come il momento più basso della loro gloriosa storia. Furono molti a togliersi la vita dopo la seconda guerra mondiale: troppo umiliante piegarsi all’altrui volere, “meglio morire con onore”, pensarono in tanti. Tra questi Yukio Mishima: suicida col “Seppuku” (pratica samurai), nel 1970.

Personaggio controverso, sessualmente ambiguo, narcisista estremo e convinto patriota, Mishima diresse ed interpretò, nel 1966, un cortometraggio dal titolo “Patriottismo: un rito di amore e di morte”. Yukio-san, nelle vesti dell’ufficiale Takeyama, si toglie la vita pur di non schierarsi contro i propri commilitoni. Devozione, fedeltà ed estrema coerenza, legittimano così un fortissimo “credo” patriota.

Ma conservatore, il Giappone, lo è tuttora: il Paese del “kawaii, totemo kawaii” (carino, troppo carino), combatte da mastodontico lottatore di sumo, contro immigrazione e multiculturalismo. Dati alla mano, il modello nipponico è virtuoso e produttivo. Un esempio da seguire, pur considerandone limiti e zone d’ombra: primo fra tutti, il fenomeno del “Karōshi” (morte per eccesso di lavoro).

Il patriottismo, oggi più che mai, è un’esigenza. Un dovere morale e punto programmatico, del governo che speriamo verrà. “Le parole volano, ma i fatti rimangono”, dicevano i latini: e allora crediamo, pensiamo ma soprattutto, agiamo da veri patrioti. L’Italia, ha bisogno di noi.

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