Precariato, liberismo, privatizzazioni, pseudo-antifascismo e ultra-xenofilia: questa è la sinistra

di Manuel Di Pasquale.

Chiusa questa legislatura, rimangono i problemi: disoccupazione alta, pressione fiscale alle stelle, insicurezza e incertezza. Come sempre, ogni volta che la sinistra è andata al governo, non ha fatto nulla per i lavoratori, né qualcosa di concreto per tutte le fasce umili. Si sono sempre concentrati su quei “20 anni di Berlusconi”, quando nella realtà i 4 esecutivi a guida del Cav durarono complessivamente 9 anni. Del resto, fu profetico giù una volta Indro Montanelli: “La sinistra ama talmente i poveri che ogni volta che va al potere li aumenta di numero

È così, che negli anni della sinistra al governo, si è sempre favorito il privato ed il potente di turno. Non a caso, l’equiparazione tra scuole statali e paritarie arrivò grazie all’intervento di Luigi Berlinguer, con buona pace dei collettivi e dei gruppi studenteschi. Anzi, a supportare la riforma, in prima linea vi era l’UdS, quel sindacato studentesco che dice male ai finanziamenti per le cosiddette scuole private (la dicotomia pubblico-privato, per le scuole superiori, in Italia non esistono più proprio grazie a quella riforma) ma anni addietro appoggiò l’allora ministro, forse per il suo cognome, visto che è il cugino del de cuius Enrico.

Con la sinistra al governo, diverse legislature fa, arrivarono anche le diverse liberalizzazioni, grazie ai vari decreti Bersani. Una su tutte: il libero mercato per il settore energetico, anche se la maggior parte di queste aziende sono semplici rifatturatori dell’Enel.

Come scordarsi il Jobs Act del governo Renzi: via l’articolo 18. Precariato? Macché, cosa avete capito: si chiama mobilità. Dovete essere pronti a tutto, anche ad essere cacciati dal lavoro, a prendere paghe da fame. Non volete accettare un lavoro da 3€ all’ora? Quindi è proprio vero che gli italiani non vogliono fare nulla. Ecco che qui, in aiuto ai nuovi schiavisti, arrivano orde di africani disposti a prendere qualche centesimo ed a scatenare la lotta più brutale: quella del salario al ribasso. Del resto lo dissi in passato: non esistono lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma semplicemente vi sono stipendi che gli italiani non possono accettare.

Precariato, liberismo e privatizzazioni: questi sono i cardini della nuova sinistra. Quella sinistra che una volta scendeva in piazza al fianco dei lavoratori, ora stringe compiacente la mano ai dirigenti delle grandi aziende.

Così, quindi, si coccolano gli ultimi arrivati, si cerca di dare loro il voto, perché se gli italiani non ti seguono più, sostituisci il popolo. Con buona pace dei radical chic, lo ius soli non si è fatto, quindi addio a 800.000 voti facili facili.

Per il resto vi è la sempreverde “lotta al fascismo”, perché è meglio combattere qualche nemico immaginario e passare per rivoluzionario invece che creare un sistema serio in grado di far funzionare a dovere uno stato sociale. Non sia mai portare avanti istanze chieste dal popolo, altrimenti si è “beceri populisti”.

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