Non è un paese per giovani

di Luigi Circiello.

Alla vigilia delle elezioni politiche, un tema che dovrebbe essere al centro dell’agenda
mediatica e dei partiti, è quello dei giovani. E non per interessi particolari, ma
semplicemente per il futuro stesso della nazione.

Non è scontato, non lo è tristemente più, il concetto che il futuro di uno stato passa
necessariamente attraverso il sostegno ai propri giovani: politiche concrete e mirate al
fine di garantire un adeguato e soddisfacente percorso di studi, un corretto inserimento nel mondo del lavoro, la possibilità senza salti mortali di crearsi e sostenere una famiglia. Tutti punti, e sono solo alcuni di quelli importanti, che non trovano traccia nei programmi elettorali e negli slogan dei leader.

Ma, al di là dell’assenza dall’agenda politica, la situazione dei giovani italiani assume i
tratti di un vero e proprio dramma: partendo dal dato demografico infatti, si può
osservare come l’Italia sia uno dei paesi più vecchi al mondo, con l’emblematico caso
della città di Ferrara, la più vecchia della penisola dove solo un abitante su dieci può
considerarsi giovane, ovvero nella fascia di età tra i 20 ed i 30 anni.

A questo dato, va aggiungo il fenomeno dell’emigrazione. Grande risalto viene dato al fenomeno opposto, quello di una immigrazione, spesso incontrollata, e che se fosse adeguatamente gestita rappresenterebbe certamente una risorsa per il paese, ma l’attenzione per ciò che riguarda il futuro del nostro paese deve necessariamente porsi sul numero di giovani italiani che emigrano verso l’estero.

Dal 2008 ad oggi, ovvero da quando è iniziata la crisi economica e finanziaria che ha investito il nostro modello occidentale, solo il numero dei giovani che hanno cambiato residenza è pari a circa 80mila, con città come Napoli, Messina e Taranto, che hanno visto emigrare tra i 6000
ed i 30000 giovani tra i 18 – 30 anni in circa 8 anni. Emigrazione senza dubbio prodotta,
per non dire incoraggiata, da politiche di welfare discutibili che non favoriscono
l’occupazione ma che spesso creano situazioni di sfruttamento: il cd. Jobs Act, in questo senso, rappresenta uno dei provvedimenti da rivedere se si vuole realmente investire sui nostri giovani, sul nostro paese.

Demografia, emigrazione, welfare. Tre temi, dunque, sui quali lavorare per rilanciare
il paese attraverso i giovani. Tre temi, tuttavia, che non trovano spazio negli intenti
politici, impegnati più a trovare soluzioni estemporanee come il reddito di cittadinanza o il reddito di dignità; dimenticato il fatto che non si conferisce dignità alla persona attribuendole un reddito, ma dandole la possibilità di realizzarsi, come tra l’altro prescritto nella nostra carta costituzionale che ha di recente “compiuto” i 70 anni. Il miglior regalo sarebbe quella di darne finalmente una corretta e piena applicazione.

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