Acca Larentia: 40 anni dopo, nessuna giustizia.

di Giuseppe Aquilano.

7 gennaio 1978, ore 18:20. Alcuni militanti del Fronte della Gioventù, di fronte all’ex sede del Movimento Sociale Italiano, distribuiscono volantini per pubblicizzare un concerto di musica alternativa di destra, quando vengono aggrediti da alcuni estremisti di sinistra, noti con il nome di “Nuclei armati per il contropotere territoriale”. Tre attivisti missini riescono a salvarsi, riparandosi all’interno della sede grazie alla porta blindata, mentre Franco Bigonzetti, 19 anni, e Francesco Ciavatta, 18 anni, restano uccisi, colpiti a morte da colpi di pistola. Poche ore dopo, durante uno scontro (nato dalla conseguente protesta dei missini) con le forze dell’ordine, resterà ucciso Stefano Recchioni, 20 anni, colpito in piena fronte da un proiettile sparato da un carabiniere. Solo dieci giorni prima un altro giovane missino, Angelo Pistolesi, era stato ucciso al Portuense, sotto la sua abitazione.
Tuttavia questi martiri dell’odio politico, non verranno mai onorati e ricordati con il giusto rispetto. Siamo passati dallo slogan “uccidere un fascista non è reato” alla vergognosa scritta “10, 100, 1000 Acca Larentia”, trovata su alcuni manifesti commemorativi della strage. Strano che nessuno abbia mosso un solo cenno di protesta per questo atto ignobile, mentre per l’iniziativa Skinhead di qualche tempo fa si siano mobilitati giornali, giornalisti, notiziari, programmi televisivi e politici stessi.
È emblematico infatti come si tendano a screditare le idee di quella destra sociale, di quella fiamma tricolore di cui, come diceva il compianto Teodoro Buontempo, non abbiamo nulla di cui vergognarci, anzi. Bisogna riconoscere che proprio grazie all’impegno, alla fede nell’ideale dei giovani missini degli anni ‘70, l’Italia non sia caduta nelle mani dei comunisti e, anche in questo caso, Buontempo docet.

40 anni dopo uno degli avvenimenti più tristi della storia della nostra Repubblica, nessuno ha ancora scontato alcuna pena, sebbene siano noti i colpevoli, per l’eccidio di questi giovani ragazzi innocenti che hanno pagato con il prezzo più alto il loro “essere di destra”.

Noi vi ringraziamo, cercando di impegnarci nell’attività politica e nella difesa di quelle idee, delle nostre idee, per le quali siete morti. Grazie a voi, che avete dato la vita.

“Ora che l’inutile ipocrisia dei discorsi si è spenta, ora che sei soltanto un ricordo, ora ti voglio parlare: per chi sei morto? Non importa, ci credevi. È stato inutile? Non importa, ci credevi.”

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