Balle di fieno e balle di Fiano

di Manuel Di Pasquale.

All’inizio avrei voluto titolare quest’articolo “È Fiano sprecato” e la sostanza sarebbe rimasta la stessa.

Emanuele Fiano è il deputato del PD salito agli onori della cronaca per il suo ddl sull’apologia del fascismo, un ddl confuso che avrebbe potuto mettere alla porta persino gli intellettuali firmatari del Manifesto degli Intellettuali Fascisti – tra cui spiccano D’Annunzio, Gentile, Ungaretti e Pirandello – in quanto collegati al regime mussoliniano.

Chiusa questa parentesi, il piddino ha pubblicato uno stato, tra satira e polemismo populista chiccoso, che recita: “Mentre vi indignate per i sacchetti bio, intanto la destra va avanti. A passo di marcia, con il saluto romano, ieri a Roma.”

Allora, in queste poche righe emerge tutto il desiderio di Fiano, non quello di mettere al bando accendini col volto del Duce, ma quello di limitare le opposizioni. Difatti, il deputato non ha parlato di “neofascisti”, ma di destra. Anche il nostro blog sarebbe da mettere fuori legge? Si chiama Giovani A Destra e nel mentre ha attirato sempre più l’attenzione di chi crede in idee troppo “anacronistiche”, secondo la logica di una certa sinistra: Dio, Patria e Famiglia spaventano troppo chi ha un vuoto di ideali. Se a ciò ci aggiungiamo identità nazionale, cultura italiana, lavoro sicuro, sovranità e difesa dei diritti sociali, una certa ala pseudo-rivoluzionaria rossa china la testa perché in fuga da tutto, specialmente periferie e popolo, quello vero.

Poi, soprattutto, caro Fiano, quello era il corteo per ricordare i martiri dell’Acca Larentia: tre giovani ragazzi, Franco, Francesco e Stefano, brutalmente assassinati solo per il loro amore missino. Però, quelli che si indignano per la fantomatica avanzata “nera”, sono gli stessi che vanno in piazza ad urlare “uccidere un fascista non è reato”, commettendo quindi istigazione a delinquere.

Altra cosa: corteo di 4000 persone. Nessun danno a beni privati, nessuno scontro con le forze dell’ordine. Per quelli dei centri sociali succede sempre il putiferio – al limite della guerra civile – mentre a quello antifascista di Como hanno dovuto gonfiare le cifre, per far credere che questi signorotti in giacca e cravatta siano seguiti da grandi platee.

Del resto, sotto questo punto di vista sono emblematici i due cortei in Polonia: quello nazionalista ha raccolto 60000 aderenti, quello antifascista circa 2000.

Invece di fare questa deleteria caccia alle streghe, il caro PD, dichiaratamente antifascista, avrebbe potuto fare qualcosa per i diritti dei lavoratori. Però, i fascisti emanarono la Carta del Lavoro, dove venivano concepiti i concetti di 8 ore di lavoro giornaliero, 40 ore settimanali e straordinari retribuiti. Dare stabilità occupazionale agli operai è impensabile per i democratici, perché si rischierebbe di emulare Mussolini. Quindi, caos totale.

A ciò, aggiungiamoci che l’ultimo caso di odio politico sfociato in omicidio è successo in Spagna. A pagarne le spese è stato Victor Lainez, un ex-generale della Guardia Civil, brutalmente assassinato da un gruppetto di anarchici antifascisti, non da falangisti. La sua colpa era semplicemente quella di esibire delle bretelle che raffiguravano la bandiera spagnola.

Accanirsi su quel corteo, caro Fiano, significa una cosa: non avere rispetto per i morti. I 3 ragazzi che venivano ricordati avevano 18, 19 e 20 anni. Morti troppo, veramente troppo giovani. Col ddl avrebbe voluto evitare che qualcuno conoscesse anche questa parte oscura della storia? Per vostra sfortuna, le idee corrono, e correranno sempre, perché Franco, Francesco e Stefano, ma così come altri ragazzi missini che hanno pagato a caro prezzo il loro amore per la patria, come Sergio Ramelli e Francesco Cecchin, vivranno sempre nei nostri cuori.

Quindi, se gli antifascisti hanno paura dei morti, significa solo una cosa: hanno paura della realtà, perché le loro proto-idee stanno crollando come un castello di carta.

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