Centrodestra unito, ma candidarsi ha un costo

Di William Grandonico

Conosciamo tutti quella che è la situazione all’interno del nostro beato e amato centrodestra, fino a oggi. Per farla breve e non annoiarvi, vi confermo che, a detta di Berlusconi, il centrodestra sara così formato: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e quarto polo. Proprio ieri, 6 Gennaio, in una riunione tra i tre leader, si è deciso di correre uniti anche per le regionali. Le elezioni regionali, che non vedranno il Presidente attuale, Roberto Maroni, candidarsi per ricoprire la carica più importane nell’amministrazione lombarda. La notizia ci giunge oggi. Roberto Maroni sembrerebbe rinunciare alla candidatura per far posto ad Attilio Fontana, esponente di spicco della Lega, in Lombardia ed ex sindaco della città di Varese.

Intanto la situazione all’interno del centrodestra, pare chiara. La chiarezza, invece, non pare essere presente in un altro caso. Sto parlando di un articolo comparso il 4 Gennaio su un quotidiano alquanto ostile al popolo azzurro. In una pagina de La Repubblica del 4 Gennaio 2018, viene stampato un articolo dal titolo “Trentamila euro per un seggio in Forza Italia”. Ebbene sì, un candidato, a causa delle leggi che vietano di finanziare il partito per più di centomila euro annui e a causa di qualche “prelievo forzato”, dovrà donare almeno 30.000€ per un seggio in Forza Italia, 20.000€ in Lega, e solamente 5.000€ per Fratelli d’Italia.

Gli esponenti politici più anziani si giustificano, rimarcando l’esigenza di avere a disposizione liquidità in vista della campagna elettorale e comunicano anche che nel caso non dovesse avvenire l’elezione, i soldi versati verranno restituiti.

La regola del versare soldi, per aggiudicarsi un posto nel listino, dà il via alla gara di chi più ne ha più ne metta. Una corsa al seggio sicuro e una danza a ritmi serrati a chi offre di più. Io non ci sto. In questo caso si cancella anche il desiderio di dover far politica per passione, ma soprattutto, si cancella l’idea di una candidatura meritata, perché competenti in materia. In questo modo si cassa il termine che viene evidenziato da tutti, ma soprattutto dalla carriera politica: meritocrazia.

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