Presidenzialismo in Italia?

di Paolo Muttoni.

Nel 1947, quando i padri costituenti discutevano sulla forma di governo per il nuovo Stato, presero in considerazione, anche quella presidenziale.

Dato il periodo storico da cui l’Italia usciva, il ventennio fascista, era impensabile e rischioso dare in mano molti poteri e governo a una sola persona, per due motivi sostanziali: il pericolo di una nuova deriva autoritaria e, soprattutto, lo scoppio di una futura guerra civile. Quindi, si optò per una forma parlamentare, in quanto spalmava i poteri su più istituzioni e soprattutto la limitazione, e di molto, dei poteri del Presidente della Repubblica.

Che cosa è una repubblica presidenziale? Si differenzia da quella parlamentare per i poteri rafforzati che detiene il Presidente, in quanto in quella presidenziale egli è giuridicamente anche il capo del governo senza rapporto di fiducia con il parlamento, mentre in quella parlamentare è eletto dall’assemblea ed ha compiti puramente rappresentativi.

Attualmente, nel mondo, gran parte degli Stati esistenti adottano forme repubblicane presidenziali: ne sono un esempio USA e Brasile. Altri paesi, quali Francia e Russia, invece, adottano una forma semi-presidenziale. Quale è la sostanziale differenza tra le due? Molto semplicemente, nelle forme semi-presidenziali, vi è la presenza di un primo ministro, nominato dal Presidente della Repubblica, che affianca il presidente stesso eletto dai cittadini.

In una forma repubblicana di questo tipo stabilità e continuità politiche sono pressoché sicure, in quanto l’elezione diretta di una persona e la sua insubordinazione rispetto al parlamento rendono praticamente certa la sua presenza per tutta la durata del mandato.

Nelle repubbliche parlamentari non avviene, o se accade è raro che un governo rimanga in carica per tutta la legislatura in quanto esso, molto spesso, è espressione di coalizioni di fragile composizione.

Perché mai una soluzione di questo genere dovrebbe andare bene, se anche i padri costituenti nel 1946 la scartarono? Per un motivo, e cioè garantire la stabilità di guida politica, costanza che ovviamente non può essere sempre garantita tra governo e parlamento. Un secondo motivo è constatato dalla semplificazione degli iter legislativi in quanto il presidente attua i provvedimenti promessi durate la campagna elettorale e ciò pone anche un miglioramento della fiducia dei cittadini verso la politica, in quanto il mantenimento delle promesse ha di riflesso l’aumento della partecipazione dei cittadini stessi.

Come i cittadini italiani, che hanno nella loro storia una dittatura ventennale, saranno mai in grado di accettare una riforma di questo genere, volta a dare tutti i poteri a un uomo?

Vista l’attuale situazione socio-politica, l’accettazione da parte dei cittadini di una riforma di questo tipo è pressoché sicura, in quanto ci troviamo in un periodo storico che vive di leaderismo, ed è la gente stessa che chiede l’uomo forte al comando: non ci si trova più in una situazione post-dittatura dove il popolo chiede solo democrazia.

Ovviamente il futuro non deve essere quello della dittatura, ma deve essere un quadro politico di tipo stabile e democratico.

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