Centro-destra unito: Silvio non bluffare agli alleati

di Paolo Muttoni.

Domenica 7 gennaio, nel quartier generale del Cavaliere si sono incontrati Salvini, Meloni e Berlusconi per delineare la composizione della coalizione di centro-destra che correrà il prossimo 4 marzo e i punti principali del programma di quest’ultimo.

Dopo 4 ore di vertice le uniche dichiarazioni che si avevano era il cinguettio esultante di Salvini per l’inserimento dell’abolizione della legge Fornero nel programma. Qualche minuto dopo il comunicato congiunto recita che “si è raggiunto un accordo per eliminare gli effetti deleteri della legge Fornero”. Già mettendo a confronto queste due dichiarazioni, però vi è un incongruenza: infatti Salvini parla di una totale abolizione, come da anni promette, mentre il comunicato di Berlusconi parla di una parziale cancellazione.

Dubbi che si alimentano ancora di più il giorno successivo con Berlusconi che dichiara a Radio Capital di non voler abolire la legge Fornero. Adesso una domanda bisogna porgersela: hanno ragione i 5 stelle, quando dicono che il centro-destra è durato ventiquattro ore? La risposta è sicuramente no, poiché non è nell’interesse di nessuno che la coalizione si sfaldi, ma di certo all’interno di essa vi sono moltissime ambiguità, oltre ovviamente alla sopracitata Fornero che ricordiamo è stata votata sia da Berlusconi che dalla Meloni.

Senza ombra di dubbio il primo interrogativo lo si ha sull’approccio che la coalizione di centro-destra avrà su temi quali Euro ed Europa, poiché essa contiene varie anime europeiste (Forza Italia e Noi con l’Italia) ed euroscettiche (Lega e Fratelli d’Italia).

Berlusconi dice che vuole migliorare i rapporti con l’Unione europea e cambiare i vincoli che ci impongono, ma forse si dimentica che lui a oggi quest’Europa che vuole tanto combattere la governa con la Merkel e Renzi. La moneta unica, argomento spinosissimo, viene usato da tutti come arma per raccogliere consenso, perché oggi attira elettori dire che bisogna uscire dall’euro, ma poi alla prova dei fatti veri e concreti ci si tira indietro: basti vedere i clamorosi dietrofront di Di Maio ed M5s.

Berlusconi come la pensa veramente sulla moneta unica? Una cosa è certa: non vuole uscire perché è passato dalla proposta della doppia moneta, al limite dell’ironico, a dichiarare di aver fatto cambiare idea a Salvinin tra l’altro senza che quest’ultimo abbia mai detto frasi simili.

A tutto questi dubbi ci si aggiunge anche la cosiddetta “Quarta Gamba” che dal 7 gennaio è ufficialmente in coalizione. Più che quarta gamba sarebbe più opportuno chiamarla “Assalto alla poltrona”, infatti questa formazione raccoglie personaggi che hanno governato 5 anni a fianco del PD, vedasi Zanetti e Lupi, e ora si candidano con gli avversari, tra l’altro in testa in tutti i sondaggi. Diciamo che qui gatta ci cova e che a volte la coerenza male non fa.

A tutto ciò abbiamo anche Giorgia Meloni che ha un’attuale proposta politica di tutto rispetto, di tutta destra si potrebbe dire. Ma su Giorgia incombono le ombre del passato, la leggi Fornero approvata e i fiscal compact votati, e quella freddezza sull’euro, fanno un po’ storcere il naso a chiunque voglia, in un futuro prossimo, votarla.

Infine abbiamo la Lega, che questa volta vuole essere protagonista, e Salvini rimane la vera incognita di queste elezioni politiche. Salvini ha un programma di tutto rispetto che parte dalle pensioni, passando per la flat tax per arrivare alla rottamazione delle cartelle di Equitalia. Il segretario leghista dovrà essere bravo a non farsi oscurare dal Cavaliere e diventare solamente un suo minore alleato, come nel passato.

La Lega di Salvini non è quella di Bossi e Berlusconi dovrebbe capirlo. In passato si aveva il Cavaliere al 40% e la piccola Lega al 7-8%, ora invece abbiamo la quasi totale parificazione dei due movimenti.

L’auspicio è che il programma elettorale sia condiviso e soprattutto spostato a destra, perché è questo che il mondo chiede e dice, non è il tempo delle mezze misure: o si è di qua o si è di la. Basti vedere Trump e Brexit.

Nonostante tutte queste nubi una cosa è certa: il 4 marzo il centro-destra avrà la maggioranza relativa del parlamento con un consenso che potrà oscillare tra 35/40%. Ma la vera domanda è il dopo: riusciranno queste anime cosi diverse a rimanere incollate tra loro? Oppure esploderanno subito spianando la strada a un Renzusconi? O, addirittura, all’ennesimo governo tecnico? La speranza ovviamente è che le ultime due possibilità non accadano e, soprattutto, che eventuali “tradimenti” non siano apparecchiati e premeditati da qualcuno.

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