Il declino degli USA in Medio Oriente

di Francesco Cirillo.

Nei primi anni duemila a Washington sognavano di dominare il nuovo millennio come unica superpotenza globale, grazie al loro vasto apparato bellico e gridando ai quattro venti di essere l’unico baluardo contro i totalitarismi e il terrorismo, dimenticandosi di aver supportato regimi o dittatori, durante la guerra fredda, per combattere il comunismo (Pinochet in Cile o il regime militare argentino).

Nel 2018 il prestigio statunitense è in declino. Il Medio Oriente post-2003 rimane una zona su cui regna l’instabilità perenne e paesi come la Siria e l’Iraq stanno combattendo contro i terroristi anche con il sostegno militare e logistico di altri attori regionali, come l’Iran, e con la ritrovata dinamicità bellica russa.

L’inserimento russo nella regione mediorientale rappresenta la debacle di Washington nel Medio Oriente, tradizionalmente feudo statunitense dal 1991. Sin dalla secondo guerra mondiale il golfo e il medio oriente era di vitale importanza per Washington per due motivi: il primo è che dalla regione era legata la sicurezza energetica statunitense, cosa che ancora resta la priorità principale; ilsecondo è che dai paesi come Arabia Saudita dipendeva la stabilizzazione del prezzo di mercato (prezzo che doveva restare alto).

L’avvento dell’ISIS e la sua sconfitta sul piano militare, la futura indipendenza energetica americana e il dinamismo diplomatico di Mosca nella regione sono la conseguenza del ritiro statunitense dalla regione anche se l’Amministrazione Trump aveva inviato ai curdi un supporto diretto di 400 marines e della loro artiglieria per riconquistare Raqqa, ex capitale del Califfato. Ma con il ritiro dei marines non cambia la percezione, del disordine globale nato dal 2014, che ha stravolto negativamente il piano Obama.

Nei pensieri di Obama e della sua amministrazione il disimpegno statunitense da una regione come quella Mediorientale doveva far creare un balance of power tra le quattro potenze regionali: Turchia, Israele, Iran ed Arabia Saudita.

Ma i quattro hanno visto nel “ritiro” di Washington un’opportunità nel provare di dominare il Medio Oriente, tentando di colpire e danneggiare gli interessi degli altri attori.

Con Trump molti paesi stanno rafforzando le relazioni diplomatiche con Mosca per evitare una possibile ed ulteriore destabilizzazione della regione auspicata dal principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman che mira a colpire gli interessi iraniani nella regione. Libano e Yemen parlano e mostrano la campagna anti-Teheran iniziata dai sauditi e supportata, indirettamente, da Israele e da Washington.

Il Grande Gioco Mediorientale è iniziato.

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