La destra diversa di Pino Rauti

di Giuseppe Aquilano

Giuseppe Rauti, calabrese, giovanissimo volontario della Repubblica di Salò, storico leader di quello che fu il Movimento Sociale Italiano, del quale fu segretario nel 1990, può essere ritenuto una delle personalità più complesse all’interno della storia della destra italiana. Spesso male interpretato o , peggio, rimosso dalla storia della politica italiana da pseudo giornalisti ingabbiati nei pregiudizi, Rauti può essere classificato come intellettuale ‘gramsciano’, unica vera e salda opposizione alla partitocrazia e al trasformismo, testimoniata dai 60 anni di militanza nell’MSI. “Voi potete diventare anche buddisti; io resto cattolico, apostolico, romano; io resto in termini politici missino, orgogliosamente missino.” Queste le sue parole in conclusione dell’intervento nella Svolta di Fiuggi del 1995, a testimonianza della coerenza nell’idea. La sua ‘diversità’ gli ha sempre procurato ‘grattacapi’ che non lo hanno mai fatto dissociare dagli ideali che lo avevano mosso già da ragazzo: Rauti credeva nella possibile coniugazione tra la ‘questione sociale’ ed i valori più identitari che avrebbero portato alla nascita di una Repubblica decisionista e partecipativa. Da ciò nasce l’idea di una destra non convenzionale, ma nazional-popolare e nazional-rivoluzionaria, come Rauti stesso amava definire, una destra che non si riconoscesse nei valori conservatori, ma che fosse più vicina al ‘sindacalismo’.
Attivo anche come giornalista e scrittore, si può comprendere la sua filosofia anche dalle iniziative politico-culturali, che lo avvicinarono addirittura all’estrema sinistra, con Berlinguer che invitava i missini ‘rautiani’ agli incontri del FGCI. La sua larghezza di pensiero lo portarono ad impiegarsi in campo ambientale, scientifico, artistico e musicale, oltre che come autore (i suoi fondamentali libri furono ‘Le idee che mossero il mondo’ e ‘Storia del fascismo’) e soprattutto ricercatore, fondando diversi centri di studio, ‘Ordine nuovo’ su tutti, che riuscirono a radunare la gioventù più reazionaria e anticonformista, cercando il superamento della lotta di classe e del capitalismo finanziario.
Pino Rauti fu uno dei veri innovatori della destra, che diede un nuovo modo di interpretare la Repubblica, l’economia e la questione sociale. Hanno provato in molti a destabilizzarlo con accanimenti mediatici e giuridici, con persecuzioni politiche che lo hanno tormentato per più di 40 anni. Eppure la sua credibilità politica, il suo onore ed il suo pensiero sono sempre sopravvissuti. Fu sempre assolto dalle inchieste, e ne uscì sempre più forte, continuando le sue battaglie, continuando la sua militanza politica, ripetendo sempre ai giovani di non disperdere mai la propria storia, perché ‘senza radici non vi può essere avvenire’.
Un uomo di una destra ‘diversa’, ricca di sfaccettature, che né merita, né deve essere etichettata come ideologia marginale. Un uomo che, purtroppo, manca come non mai a questa politica odierna fatta di contraddizioni, trasformismo e partitocrazia, un leader vero, amante della militanza e degli ideali.

 

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