Italo Balbo e la Crociera del Decennale: la trasvolata oceanica è ancora impressa nella mente americana

di Pietro Bassi.

«Noi vi portiamo il saluto dell’Italia di Mussolini! I nostri motori sono giunti fino a voi affinché sentiate, nel cielo della metropoli, il palpito della Patria, palpito di acciaio e di fuoco. Siate fieri di essere italiani! […] Con i miei valorosi piloti oceanici riparto presto per il Lido di Roma! Se Dio ci darà la fortuna di arrivare, dirò al Duce che Voi italiani di New York, siete all’altezza del destino che Egli prepara all’Italia». (Italo Balbo, Discorso al Madison Square Bowl di Long Island, New York, 19 luglio 1933).

Forse, l’epopea di Italo Balbo e dei suoi piloti oceanici, usando le sue parole, è una pagina della storia del Ventennio fascista nota a pochi. Probabilmente molti la ignorano o semplicemente vogliono far finta di non vederla. Essa è, invece, una delle pagine di maggior successo del fascismo. Grazie a essa, non è così esagerato dire che il Regno d’Italia e la sua aviazione entrarono a pieno titolo nel panorama mondiale quale ‘’Impero Aereo’’. La stessa aviazione americana, ebbe una nascita assai travagliata e complessa, la visione strategica e preveggente di William Lendrum “Billy” Mitchell, pilota veterano della Grande Guerra, tardò a venire. Noi invece col duo Francesco Baracca e Giulio Douhet, entrammo, a buon diritto, già sul finire della Prima Guerra Mondiale, fra le principali potenze aeree su scala internazionale.

Ma, torniamo ai piloti oceanici e a Italo Balbo: fu il secondo e ultimo viaggio aereo transatlantico di massa e avvenne tra il 1 luglio e il 12 agosto 1933. Fu organizzato da Italo Balbo per celebrare il primo decennio della Regia Aeronautica e come opportunità di propaganda per il Century of Progress, la mostra universale tenutasi a Chicago per il centenario della fondazione della città. La squadriglia aerea era composta da ben venticinque idrovolanti SIAI-Marchetti S.55X organizzati in 8 squadroni. A bordo sedevano 52 piloti ufficiali, un ingegnere ufficiale e 62 specialisti non commissionati. Tornarono in Italia con 24 aerei poiché uno fu perso in un tragico incidente nelle Azzorre presso Baia di Horta.

Le tappe del viaggio, di andata, furono:

Orbetello-Amsterdam

Amsterdam-Londonderry

Londonderry-Reykjavik

Reykjavik-Cartwright

Cartwright-Shediac

Shediac-Montreal

Montreal-Chicago

Chicago-New York

Presso l’esposizione del centenario della nascita di Chicago, Century of Progress, fra i pochi padiglioni presenti – l’America era ancora in crisi essendo reduce dal Big Crash del 1929 – vi era quello italiano, con un tipico esempio di architettura razionalista, caratterizzato da una torre in forma di fascio littorio e un’ala in forma di un idrovolante S.55, considerato tra i più prominenti. Oltre al padiglione razionalista era presente un piccolo complesso di edifici, denominato Italian Village che riproponeva alcuni scorci tipici di un paese italiano. Dopo la partenza di Balbo, venne eretta davanti al padiglione italiano un’antica colonna romana. La colonna, esistente ancor oggi tra lo stadio Soldier Field e il lungo-lago all’interno del Burnham Park e rappresenta una delle poche, se non l’unica, testimonianza della Century of Progress. Le poste statunitensi emisero anche un francobollo per l’occasione e a Chicago la 7° Avenue venne ribattezzata ‘’Balbo Avenue’’, nome che conserva tutt’ora. In quei giorni, il Ras di Ferrara apparì sulla copertina della rivista “Time” e gli venne conferita la Laurea Honoris Causa in Scienze dalla Univeristy of Chicago. I nativi Sioux inoltre lo nominarono capo indiano con il nome di “Grande Capo Aquila Volante”.

Quella di Balbo non fu l’unica partecipazione aeronautica di rilievo; anche l’LZ 127 Graf Zeppelin, avente Hugo Eckener quale pilota-comandante, visitò la fiera, arrivando a Chicago il 26 ottobre 1933, cioè due mesi dopo l’impresa di Balbo ma non fu in grado di offuscare la fama del trasvolatore italiano che aveva colpito maggiormente l’immaginario collettivo americano e internazionale, anche perché le trasvolate atlantiche del Graf Zeppelin, potevano ormai considerarsi routine assolutamente rodata e quindi non rappresentavano un evento eroico. Il ‘’Chicago Daily Tribune’’ titolò infatti: ‘’Balbo here this afternoon. Air Heroes! Welcome!’’.

Si potrebbe parlare a lungo in chiave storica dell’impresa di Balbo, ma desidero ampliare la matassa tematica.

La colonna d’età romana, regalata dal Duce alla città di Chicago nella lapide recita: ‘’THIS COLUMN TWENTY CENTURIES OLD ERECTED ON THE SHORES OF OSTIA PORT OF IMPERIAL ROME TO SAFEGUARD THE FORTUNES AND VICTORIES OF THE ROMAN TRIREMES FASCIST ITALY BY COMMAND OF BENITO MUSSOLINI PRESENTS TO CHICAGO EXALTATION SYMBOL MEMORIAL OF THE ATLANTIC SQUADRON LED BY BALBO THAT WITH ROMAN DARING FLEW ACROSS THE OCEAN IN THE ELEVENTH YEAR OF THE FASCIST ERA’’ (QUESTA COLONNA DI VENTI SECOLI ANTICA ERETTA SUL LIDO DI OSTIA PORTO DI ROMA IMPERIALE A VIGILARE LE FORTUNE E LE VITTORIE DELLE TRIREMI ROMANE L’ITALIA FASCISTA SUSPICE BENITO MUSSOLINI DONA A CHICAGO ESALTAZIONE SIMBOLO RICORDO DELLA SQUADRA ATLANTICA GUIDATA DA BALBO CHE CON ROMANO ARDIMENTO TRASVOLO L’OCEANO NELL’ANNO XI DEL LITTORIO). Già il fatto che la lapide sia bilingue la dice lunga sulla mentalità storico-culturale della società americana.

È bene ricordare che siamo negli anni Trenta e che quindi l’idillio Stati Uniti-Italia fascista, in realtà, vacilla sempre più. A dire il vero nesso vacillò, in progressione, dalla metà degli anni Trenta fino all’entrata in guerra. Fino all’Asse Roma-Berlino-Tokyo, sostanzialmente, i rapporti fra l’Italia e l’America erano più che ottimali.

Ma, mi sarà permesso di prendere il volo e di planare all’estate del 2017. Negli Stati Uniti sono sorte ferocissime e durissimi scontri di protestatari che reclamavano a gran voce l’abbattimento di parecchi monumenti: ricordiamo la distruzione del monumento al Generale Lee, le prese di mira ai monumenti a Colombo, George Washington e altri illustri personaggi storici americani e non. Fra i monumenti che si voleva abbattere vi era anche la Colonna d’età romana del Duce a Chicago.

Don Doyle, Professore di Storia presso l’University of South Carolina, intervistato dal giornale ‘’The Sumter Item’’ ha affermato: «Trovo molto eccitante e rinfrescante che gli americani stiano rivisitando la loro storia e mettendo in discussione il motivo per cui onoriamo alcune persone, alcuni eventi e non altri. È un salutare promemoria che la storia, come la ricerca della comprensione del passato, debba sempre sfidare la monumentalistica e l’adorazione degli eroi nella sfera pubblica». Doyle, per un verso ha ragione; portare alla ribalta la monumentalistica storica ci induce a riflettere su noi stessi, sulle nostre origini, sul percorso di chi è venuto prima di noi, sulla conoscenza del nostro paese e sulla comprensione di esso, su chi e\o cosa vogliamo che entri in quello che mi piace definire quale nostro Pantheon nazionale della memoria.  

Ed è effettivamente stato così, anche per la colonna del Duce alla città di Chicago si è aperto un dibattito fra i cittadini della città, persino sulle colonne del ‘’Chicago Tribune’’ e che cosa mai hanno detto questi americani?

Uno di essi scrive: «Nella polemica sul monumento e sulla strada dedicata a Italo Balbo – il cui crimine è stato prestare servizio nell’aviazione di Benito Mussolini – stiamo dimenticando un monumento a un personaggio molto più discutibile che era un figlio nativo dell’Illinois: Stephen A. Douglas. Douglas è in piedi su un piedistallo di circa 100 piedi nella 35th Street sul lato sud. L’ho visto migliaia di volte sul treno mentre andavo a lavorare.

Come potremmo dimenticare Douglas? Questa dimenticanza sembra minare l’argomento di coloro che affermano che i monumenti alle persone cattive sono necessari per preservare la memoria storica. Nel frattempo, ecco un’anteprima: In un discorso a Ottawa, Illinois, il 21 agosto 1858, Douglas disse alla folla: “Vi chiedo, siete favorevoli a conferire al negro i diritti e i privilegi della cittadinanza? Desiderate eliminare dalla nostra costituzione statale quella clausola che tiene schiavi i negri e permette ai negri liberi di fluire e coprire le vostre praterie con insediamenti neri? Desiderate trasformare questo bellissimo stato in una colonia di negri liberi, in modo che, quando il Missouri abolirà la schiavitù, possa inviare centomila schiavi emancipati nell’Illinois per diventare cittadini ed elettori, in uguaglianza con te stesso? […] Credo che questo governo sia stato creato su base bianca. Credo che sia stato fatto da uomini bianchi a beneficio degli uomini bianchi e dei loro posteri per sempre, e sono favorevole a limitare la cittadinanza ai bianchi, agli uomini di origine e discendenza europea, invece di conferirli ai negri, agli indiani’’. Queste non erano osservazioni isolate. Era un tema sul quale Douglas tornava ripetutamente».

Gli fa eco un altro abitante di Chicago che scrive: «Coloro che chiedono la rimozione di monumenti ben oltre quelli dedicati ai dirigenti della Confederazione sembrano intenzionati a rimuovere qualsiasi traccia di onore a chiunque abbia compiuto grandi imprese, ma potrebbe anche aver sostenuto cause oscure nella sua vita, contribuendo così a dividere il nostro paese anche più di quello che è già. Lo squadrone di idrovolanti che Italo Balbo ha condotto a Chicago dall’Italia durante il Century of Progress World’s Fair nel 1933 è stato un esempio ispiratore del successo aeronautico al culmine della Grande Depressione e gli ha portato un invito alla Casa Bianca dal Presidente Franklin Delano Roosevelt, che difficilmente si potrebbe definire un simpatizzante fascista. Ora un’antica colonna che onora Balbo è considerata troppo macchiata per resistere ancora.

Charles Lindbergh avrebbe anche cancellato la sua abilità aeronautica dalla nostra coscienza nazionale, nonostante il suo sfrenato volo attraverso l’Atlantico nel 1927 e il servizio come pilota di bombardieri nella seconda guerra mondiale a causa dei legami dal 1930 con il feldmaresciallo nazista Hermann Goering e gli sforzi per mantenere l’America fuori dalla guerra? Sicuramente l’iscrizione alla base del monumento di Balbo può essere sostituita da qualcosa di più appropriato rispetto alla propaganda di Mussolini, ma cancellare il ricordo, la memoria del suo volo storico non porterà a nulla. Eliminare i simboli non è la risposta a ciò che è veramente necessario in questo momento della vita della nostra nazione».

Come vediamo dunque, l’americano vero, cioè non il liberal alla maniera radical chic italiana, potremmo definirlo quale accorato e onesto patriota americano, conosce bene quel monumento così come quelli che lo circondano. Ma soprattutto egli conosce e rispetta quella libertà insita in ogni americano vero. Egli sa che quello non è un monumento celebrativo fascista, bensì è un monumento a memoria di un’impresa valorosamente eroica compiuta da 115 uomini della Regia Aeronautica Italiana durante il Ventennio fascista e che trovò ovazione corale e generale da tutti gli americani degli Anni Trenta. E così, quell’anticamente millenaria vestige dell’età romana è ancora lì, nel cuore della metropoli, sulle rive lago Michigan.

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