Nostalgia senza avvenire – Cronaca di un’autocelebrazione

di Tommaso De Brabant.

Il 20 ottobre 2016, la leggendaria sede centrale del Movimento Sociale Italiano in via della Scrofa ha celebrato, grazie alla Fondazione AN e al Secolo d’Italia, i 70 anni dalla fondazione del partito – avvenuta però nell’assai più angusta e meno longeva sede di via delle Quattro Fontane. Le foto rimaste di quello storico momento danno l’idea di un’atmosfera alla I soliti ignoti di Monicelli, con Almirante e soci intabarrati in una stanzetta romana scalcinata. La celebrazione dell’anniversario invece è corrisposta più con l’immagine cafona che della destra romana ha offerto Caterina va in città di Virzì.

Il nome della mostra attorno alla quale sono ruotati gli eventi è stato scelto tra le frasi a effetto che dimostrano il genio oratorio della buonanima del segretario Almirante: Nostalgia dell’avvenire. Uno slogan che poteva essere congeniale ai tempi nei quali il profeta macilento (la definizione è del recentemente scomparso Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, l’ultimo grande missino, che rispettava Almirante ma non lo ammirava) tuonava i suoi discorsi; alla festa si è vista molta nostalgia, ma nessun avvenire.

Tanto che il filmato celebrativo proiettato durante l’occasione ha avuto un effetto bizzarro. Un ragazzino guarda su YouTube il grandioso discorso a Napoli del 1970, finché la madre non lo chiama (guarda un po’, di nome fa Giorgio) a tavola. Scena che sarebbe bellissima, se fosse attendibile.

Terminato il saluto di Marcello Veneziani, in rappresentanza della Fondazione AN che più recentemente ha lasciato, comincia uno spettacolo almirantecentrico: è proiettato un bel filmato dai toni agiografici, prima della visita alla galleria il cui pezzo maggiore è la bellissima foto di un comizio nella vicinissima piazza Navona, luogo anche delle esequie del Segretario.

Senza mancare di rispetto né a Veneziani, assieme al purtroppo assente Pietrangelo Buttafuoco uno degli ultimi grandi intellettuali di destra (e infatti vittima della perdurante noncuranza, nell’area, d’un patrimonio culturale pure imponente), né ai realizzatori dell’emozionante filmato celebrativo, il momento più forte del pomeriggio missino è la grottesca irruzione di Maria Antonietta Ella Cannizzaro e della sua fida seguace Candida Pittoritto, guide di un brancaleonesco MSI – Destra Nazionale, furibonde per l’utilizzo della fiamma (sostengono di aver ottenuta in tribunale l’esclusiva sullo stemma… eppure il tribunale sostiene il contrario) – nel parapiglia che segue sta sugli scudi Gasparri, che grida un elegantissimo chiamate l’AMA (la famigerata impresa della nettezza urbana). Un vigilante enorme prova a portare via la Cannizzaro senza giustificare un’accusa di aggressione: non ci riuscirà. La stampa darà risalto soprattutto a questo episodio, senza parteggiare per la sgangherata irruzione.

Tanta nostalgia, nessun avvenire. Un solo saluto romano, filmato da una inviata de La 7, poi scongiurata dal responsabile del gesto di non mandarlo in onda. C’è, contro le previsioni, Fini, accolto con qualcosa meglio che una gelida cortesia dalla sola Donna Assunta (portata a braccetto da La Russa), la quale troneggia in prima fila e piange vedendo la buonanima di Giorgio sullo schermo. C’è la generazione missina che ha avuto maggior successo e minor gloria, quella che dopo la svolta di Fiuggi e l’alleanza con Berlusconi ha avuto ministri e sindaci di metropoli, salvo poi portare la fiamma a un mesto scolorimento. Il bersaglio preferito delle interviste è uno spento Borghezio; La Russa e Alemanno si sottopongono con pazienza ai selfie di un Gasparri in stato di grazia; mentre la Cannizzaro si calma grazie alla mediazione di un Fini comunque indispettito. Un militante anzianissimo ritrova la sua sezione in una foto esposta e mi racconta le sue avventure.

Che ci sia nostalgia, e la si mantenga, alta come la bandiera invocata da Almirante nel succitato comizio napoletano. E che ci sia avvenire!

L’avvenire c’è, ma fuori da questa lugubre parata. Lo si trova nei movimenti giovanili, nei ragazzi che si impegnano a manifestare la loro identità, libera e diversa da quella imposta dal mondialismo e seguita pedissequamente dai millenial.

Nonostante la dichiarazione d’intenti lanciata dal nome della rassegna, non si guarda in avanti. Nostalgia dell’avvenire è soltanto una retrospettiva. Un evento auto-referenziale, che non si rivolge all’esterno e non considera nessun futuro.

Il Movimento Sociale Italiano è stato un’ottima lezione, proprio perché stracolmo di difetti. Non vanno rinnegati, ma vanno superati.

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