“Mercatino etnico” di Pescara: il buonismo è il vero razzismo

di Manuel Di Pasquale.

In più di un’occasione Pescara è stata protagonista di uno scandalo riguardante un mercato non autorizzato, dove trovavano “lavoro” più di 50 africani, in cui si vendeva di tutto: merce contraffatta, cd e dvd masterizzati e, secondo alcuni, anche oggetti rubati. Questa “fiera del falso” è riuscita a durare più di un decennio, visto che i blitz delle forze dell’ordine non andavano mai a buon fine, e si sospettava che ci fosse una “talpa” che spifferasse l’operazione preventivamente programmato ai venditori abusivi. Alla fine, però, due anni fa si è riusciti a mettere la parola fine su questa storia.

Da qui, nonostante tutto, inizia un’altra storia: comitati di senegalesi, partiti di sinistra ed altri gruppi pro-Africa hanno alzato la voce per chiedere un “mercatino etnico” da collocare nel sottopasso della stazione, quindi in una zona vicina a dove sorgeva il precedente mercato, della città adriatica. Dopo tanti tira e molla, rinvii e controproposte, la maggioranza di centrosinistra ha votato favorevolmente. L’opposizione, guidata da centrodestra e M5S, aveva trovato una soluzione valida: chi vuole lavorare come ambulante e, soprattutto, integrarsi, può farlo mettendosi in regola nei vari mercati rionali. Il centrosinistra, invece, visto che è in continua ricerca di “ultimi da difendere”, ha voluto fare di testa sua: 250.000€ sottratti dalle tasse dei contribuenti per creare ad hoc un’area per soli venditori africani.

Tra l’altro, già di suo quello è uno spazio che sente il degrado nell’aria, un po’ come sta succedendo nei pressi di tutte le stazioni d’Italia.

Doveva essere una proposta “antirazzista”, ma i signori che agitano la popperiana “intolleranza contro gli intolleranti” non riescono a capire che le loro sono le vere proposte demagogiche. Inutile dire che quella zona cittadina, ora, rischia di diventare un nuovo ghetto, come succede già in gran parte d’Europa.

Come si integrano gli stranieri? Facendoli stare in mezzo agli italiani, quindi per questo era da accettare la proposta dell’opposizione: una bancarella gestita da un africano in mezzo ad un mercato rionale sarebbe stato un momento di integrazione vera, dove ci sarebbe stato uno scambio culturale tra venditori (di vera merce d’importazione) e clienti. Invece, da come emerso dalla votazione, oltre alla corsia preferenziale, si è dato modo agli extracomunitari di non integrarsi ed avere uno spazio tutto per loro.

Quindi, tutto ciò andrà ad aumentare il già pesante disagio sociale che si percepisce, perché è anche il rispetto delle leggi dello Stato che ti ospita a farti capire se sei integrato o meno e una scorciatoia altro non è che un privilegio, contrario a qualsiasi principio di uguaglianza. Ma, ai nostri tempi, il termine “uguaglianza” sta perdendo significato, venendo rimpiazzato da un distorto egualitarismo vuoto di forma e contenuti, condito di inutile buonismo.

Ah, per concludere: il mercatino sarà gestito da una cooperativa.

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