Anti-sistema: chi lo è veramente?

di Manuel Di Pasquale.

Sotto elezioni assistiamo sempre alla lotta di chi cerca di apparire più anti-sistema dell’altro. Poi c’è chi, invece, come Berlusconi, rilancia la sua “rivoluzione liberale”. Altri ancora, come la Bonino, sono dichiaratamente pro-establishment e, invece che dire parole di speranza per le nuove generazioni, le irridono.

Un rapido resoconto di quei partiti e movimenti che sono – o vogliono dar l’aria di essere – contro questo sistema:

MoVimento 5 Stelle

Il partito pentastellato è “trasversale e trasversalista”, si dichiara né di destra né di sinistra (e nemmeno di centro). Però, quando non si hanno ideologie alla base, non si può far molto: non si possono far convivere sotto lo stesso simbolo europeisti ed anti-europeisti, pro-euro e no-euro e così via. Proprio per questo motivo chi sta in alto, alla dirigenza, un giorno dichiara una cosa e il giorno dopo ne dice un’altra: bisogna accontentare tutti e, soprattutto, far arrivare un messaggio ad una fazione ed una direttiva ad un’altra. Ma non si può campare in eterno in questa maniera: o A o B, o bianco o nero. Un simile movimento al governo durerebbe poco: al primo quesito importante si spaccherebbe in due, con tanti saluti alla “democrazia dal basso”. In più, come è stato fatto notare da diversi giornalisti, l’agenda esteri del M5S è stato scritta da persone legate a Soros, così come il punto riguardante la riduzione del rapporto debito pubblico/PIL. Che sia veramente un movimento messo lì per arginare le proteste popolari?

 

Lega – Salvini Premier

Ci ha provato, Salvini, a mettere spalle al muro gli ultimi rigurgiti secessionisti, ma è stato costretto lo stesso a dare un contentino ad alcuni vecchi volti. Però, alcuni nuovi candidati fanno ben sperare: Borghi Aquilini e Bagnai possono essere due esponenti in grado di rilanciare le istanze anti-euro (ed anti-UE). La prova del nove sarà costituita dal prendere più voti rispetto all’alleato (ma rivale) Forza Italia, che su molte materie ha una visione totalmente differente rispetto al partito nazionalista.

 

CasaPound Italia

Il movimento nato dal centro sociale romano è alla prova definitiva: dopo i buoni risultati a Lucca, Bolzano e X Municipio della Capitale il partito guidato da Simone Di Stefano tenta di entrare in Parlamento. Da un lato abbiamo posizioni anti-sistema, come l’uscita dall’eurozona e dall’UE, dall’altra anche posizioni progressiste, come i diritti civili; il tutto condito da richiami al Ventennio e difesa degli “ultimi” italiani, quelli che sentono il disagio socio-economico di quest’epoca. La scelta di correre da soli è rischiosa, ma i ragazzi di estrema destra ci credono e puntano al 3%.

 

Italia Agli Italiani

L’ultradestra sotto un unico simbolo, anche se sul bollino figurano solo i due principali: Forza Nuova e Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Stesso programma di sempre: fuori dall’UE, chiusura dei confini, sovranità monetaria. La “fusione” di tutti i cartelli ebbe solo una volta esito positivi: alle europee del 2004 Alessandra Mussolini riuscì a entrare al Parlamento Europeo con l’unione chiamata Alternativa Sociale, visto che non vi erano soglie di sbarramento all’epoca (la “bicicletta” prese l’1,2% dei consensi). Anche loro correranno da soli.

 

Potere Al Popolo

Unione tra centri sociali e partiti comunisti: tra i primi spicca l’ex OPG Je So’ Pazzo, tra i secondi Rifondazione Comunista. Sarebbe dovuto essere un vero movimento di sinistra, ma alla lunga si è rivelato quello che è realmente: eurocomunismo, sottomissione ad UE e radicalchicchismo al suo massimo. Vogliono cedere ancor più sovranità per “limitare i movimenti nazionalisti”, sono per l’abolizione del 41bis e dell’ergastolo, vogliono più vincoli da Bruxelles e, soprattutto, per l’apertura totale dei confini. Domanda: potere a quale popolo? Sicuramente non a quello italiano.

 

Partito Comunista

Il partito di Marco Rizzo rimane ancora ai margini, con percentuali da prefisso telefonico. Correrà da solo, ma anche loro vorrebbero l’uscita dall’UE e sono contrari all’immigrazione sfrenata.

 

 

Una menzione d’onore la si potrebbe fare per il Silvio Berlusconi dei primi anni 2000: il suo “kapò” riferito a Martin Schulz, a distanza di anni, si è verificato apprezzato. Eppure, adesso, il Cavaliere sembra essere spinto verso l’apice proprio da quel sistema che lo voleva fuori, e la cosa diventa un po’ sospetta.

Chi potrà portare avanti istanze realmente anti-establishment? Ai posteri l’ardua sentenza.

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