Elogio delle “grid girls”

di Luca Ghezzi.

È notizia di ieri che la Liberty Media, la società statunitense che dal 2016 amministra la FOM – Formula One
Management (entità che gestisce le relazioni con i media e le questioni organizzative riguardanti la F1), ha
deciso di vietare la presenza delle grid girls, le celeberrime “ombrelline” che come da consuetudine sfilano
tra i box e sulla pit lane prima dell’inizio di un GP.

Sean Bratches, manager director delle operazioni commerciali in F1, ha spiegato che la scelta deriva dal
fatto che “la pratica di impiegare le ragazze in griglia è stata un caposaldo dei GP di F1 per decenni, ma
riteniamo che questa usanza non sia in sintonia con i nostri valori del marchio e sia chiaramente in
contrasto con le norme della società moderna. Non crediamo che tale pratica sia appropriata o rilevante
per la F1 e per i suoi fan, vecchi e nuovi, nel mondo”.

Ci saremmo aspettati delle motivazioni ben diverse! Una decisione di questo tipo presa in un’ottica di
contenimento dei costi – comunque sicuramente coperti dalle entrate vertiginose provenienti dagli sponsor
– sarebbe stata certamente più digeribile; invece ci troviamo con una dichiarazione imbarazzante e
stucchevolmente perbenista che davvero non possiamo accettare.

Innanzitutto perché si tratta di un’offesa e di un’affermazione che lede la dignità e la reputazione di ragazze
che non fanno altro che lavorare onestamente, mettendo in mostra il loro fascino non indifferente e
portando una ventata di femminilità e bellezza all’interno di un mondo pressoché esclusivamente maschile.
Siamo in presenza di un femminismo assolutizzante ed estremizzato che, anziché esaltare l’immagine della
donna, arriva a colpevolizzare e a nascondere la bellezza del mondo femminile, un autentico paradosso che
sa tanto di forzatura.

Arrivare a dichiarare che queste ragazze siano inappropriate all’interno della società odierna è davvero
sconcertante! Ci sarebbe da attendersi che le presunte femministe protestino energicamente di fronte ad
una boutade di questo tipo, invece restano zitte, impassibili o perfino soddisfatte, forse perché convinte
che queste ragazze non meritino il loro sostegno ed il loro supporto, disvelando invidia ed egoismo. Se il
femminismo è questo, se il significato di appartenenza e di solidarietà femminile è stato sostituito dal più
bieco individualismo, allora no grazie, preferisco essere chiamato maschilista.

A rendere il tutto ancora più irritante e nauseante c’è poi quel doppiopesismo e quell’ipocrisia di fondo che
portano, da un alto, a condannare la pratica delle grid girls, ma dall’altro a tollerare pubblicità ai limiti
dell’indecente, dove il sesso non è più solo un’allusione ma una realtà; pubblicità o programmi televisivi –
in onda anche in prima serata – in cui l’immagine della donna, considerata poco più che un oggetto, è
bistrattata e svilita nel totale silenzio di una società inerme, assoggettata e svuotata di capacità di critica.

Oltretutto non appare nemmeno una strategia oculata dal punto di vista del business. Sembra una
consuetudine di poco conto, ma le grid girls costituiscono un vero e proprio indotto economico
importantissimo in termini di organizzazione, sponsor e marchio. Un’entrata ragguardevole per le agenzie
che si occupano dell’allestimento e anche per le ragazze, spesso studentesse, che possono guadagnare
onestamente qualcosa e prendere parte ad un evento che per loro appare come un sogno.

E poi, diciamocelo onestamente, che podio sarebbe senza le tradizionali ragazze che premiano i piloti?
Insomma, non sarebbe più la stessa cosa. Proviamo, ad esempio, a immaginare un Super Bowl, il più grande
evento sportivo negli Stati Uniti, senza la consueta esibizione di metà gara delle cheerleaders. Le proteste
degli americani sarebbero così accese che l’organizzazione dovrebbe tronare immediatamente sui propri
passi. Strano allora che la decisione di vietare le ombrelline arrivi proprio da una società statunitense; viene
da chiedersi se la scelta provenga da una nuova ondata di puritanesimo anglosassone o se forse non risenta
anche dei petroldollari degli investitori del Golfo.

Una cosa è certa: ha ragione Bernie Ecclestone quando afferma che “queste ragazze facevano parte dello
spettacolo e i nostri tifosi hanno sempre apprezzato il glamour. Il mondo in questo momento sta
diventando un po’ troppo pudico”. Forse più che pudico sarebbe meglio dire ipocrita, ma l’ex direttore
esecutivo della FOM ha certamente centrato il punto.

Chissà se di questo passo non si arriverà a dire che le macchine da corsa non devono più utilizzare la
benzina perché troppo inquinante o che sarebbe meglio sostituire lo spumante con un bel bicchiere di
acqua minerale.

Ci auguriamo che Liberty Media riveda la propria posizione in merito alle grid girls, ma nel frattempo
esprimiamo il nostro sostegno alle ragazze che hanno dovuto subire le esternazioni, o meglio gli starnazzi,
di chi vive al di fuori della realtà ed è schiavo di un buonismo e di un perbenismo vomitevole.

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