“SONO TORNATO”: SATIRA SIMPATICA MA FINALE PIATTO.

Di Giuseppe Lupo

Il 1 Febbraio è uscito nelle sale “Sono tornato”, film diretto da Luca Miniero tra la commedia e la satira, che ipotizza come potrebbe essere il ritorno in vita di Benito Mussolini.

Nella Roma del 2017, il Duce ritorna in vita arrivando da una porta tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Inizialmente spiazzato da una capitale che gli sembra preda di una controffensiva abissina, Mussolini capisce di essere tornato in vita e, ospite di una coppia di edicolanti che scoprirà poi essere gay, approfitta per informarsi a fondo sui cambiamenti intervenuti dal 1945 alla data del suo ritorno nel mondo. Riflettendo su come la democrazia non sia che un “cadavere in putrefazione”, incredulo di come una banda di inetti e puttanieri abbiano tentato di emulare le sue gesta (e scorrono le immagini di Moro, Craxi, Berlusconi, Monti e Renzi, tra agli altri), si mette in testa di partire per un viaggio lunga tutta l’Italia per percepire da vicino gli umori del suo popolo.

Mussolini viene notato per coincidenza da Andrea Canaletti (Frank Matano), regista e documentarista alle prime armi e un po’ sfigato, il quale, credendo il Duce un attore che porta avanti un’incredibile interpretazione, gli propone di accompagnarlo per il suo giro dello Stivale e filmare il tutto, nella speranza di dare una svolta alla sua carriera.

L’ex capo del governo così interroga commercianti, artigiani, contadini, semplici passanti, e si fa un’idea della situazione attuale in cui versa il paese. Il documentario e la successiva riconquista del paese vengono messi da parte quando a Mussolini viene proposto uno show sul canale televisivo dove Canaletti fa qualche lavoretto. Inizialmente titubanti, gli addetti ai lavori capiscono subito che quello che credono un attore formidabile ha un potenziale di ascolti molto alto. E così il Duce finisce in prima serata, arringando le folle come un tempo e riscuotendo, complice il fatto che sia ritenuto un comico, un incredibile successo di pubblico. Come un tempo, Mussolini è arrivato alla ribalta parlando alla pancia del paese.

La satira è a tratti dissacrante ma nel complesso leggera ed efficace, improntata spesso sullo stridio tra le abitudini di un uomo della prima metà del ‘900 e la modernità (come ad esempio quando il capo del fascismo, chiedendo una macchina da scrivere, riceve un computer e deve crearsi un indirizzo di posta elettronica).

Prendono così vita le riflessioni del Duce sull’Italia e sugli Italiani, sui neofascisti, sulla corruzione e sull’immigrazione. Un Mussolini esageratamente razzista ed antisemita (al netto della sua vicenda personale e non politica) diventa una star del piccolo schermo. E non manca la sua influenza sul pavido Canaletti, che, spinto dal Duce a superare titubanze e paure, riesce ad ottenere una promozione sul lavoro e ad uscire con una collega della quale da tempo era infatuato.

Nella parte finale del film, Mussolini perde popolarità a causa di un gesto di violenza verso un animale e viene peraltro riconosciuto come il vero Duce da un’ebra sopravvissuta ad un rastrellamento, che lo mette di fronte alle sue responsabilità. Sarà un programma televisivo in stile “C’è posta per te” che riabiliterà il Duce, nonostante Canaletti, resosi conto di come quello che pensava uno strano attore sia il fondatore del fascismo in persona, irrompa in diretta per annunciare a tutti di come il pericolo fascista sia reale, e non una finzione comica.

Nonostante il finale un po’ privo di spessore e delle sottese riflessioni che invece trovano maggiore spazio nella prima metà del film, il lungometraggio merita comunque di essere visto. In particolare, permette di vedere le reazioni dei passanti i quali, ignari che fossero in corso delle riprese cinematografiche, hanno le reazioni più disparate al passaggio dell’attore Massimo Popolizio travestito da Benito Mussolini.

La pellicola, non particolarmente brillante e sicuramente priva di un giudizio completo sul fascismo, lascia però in sospeso una domanda che, più o meno concretamente, l’Italia si pone da tempo: e se il Duce tornasse davvero?

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