Sparatoria a Macerata: non aspettavano altro

di Chiara Soldani

 

Come il disimpegno sbagliato del portiere, che manda in rete il giocatore avversario: la sparatoria di oggi, mediaticamente, consegna alla sciacalla e becera sinistra l’occasione per mitigare la mostruosa crudeltà ed efferatezza del killer nigeriano. “Oseghale? E chi è costui?”: i soliti noti, hanno la memoria corta. O meglio: ricordano talmente bene da escogitarle tutte, pur di far dimenticare. La morte di Pamela è un “caso scomodo”. Gli spari di Luca Traini, invece, assist perfetto sul febbrile campo delle prossime elezioni.

Sono sei i feriti. Tutti originari dell’Africa sub-sahariana. Nessun morto, sebbene ciò non attenui la gravità del gesto. Peraltro sparando dall’auto, il 28enne maceratese ha rischiato di colpire possibili passanti.

Il movente è ad ora incerto. Percorribile la pista della vendetta. La vicinanza temporale all’omicidio della Mastropietro, difatti, avvalora questa tesi. Ciononostante, i familiari della vittima prendono distanze: “Pamela non conosceva Luca Traini, non aveva mai avuto nessun rapporto di nessun tipo con lui“. Lo ha detto Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro e avvocato della famiglia della ragazza. “Era impossibile per lei avere rapporti con persone esterne alla struttura dove si trovava in cura da ottobre – precisa – e in ogni caso la madre e i familiari non hanno mai sentito nominare questo Luca Traini”. Ma le versioni sono discordi.

Traini aveva si frequentato la sede leghista di Macerata (dettaglio assai ghiotto per le strumentalizzazioni sinistroidi). Ma il ragazzo non aveva mai dato segnali né di squilibrio né di estremismo. Così si è espressa la Lega maceratese: “Traini è innamorato di una ragazza romana tossicodipendente. Ha frequentato la nostra sede per un po’ di tempo e non aveva mai manifestato opinioni razziste. Si è comportato correttamente dal primo all’ultimo giorno che lo abbiamo visto. Sappiamo che da qualche tempo frequentava una ragazza romana con problemi di droga, tutto ci lascia pensare che fosse la povera Pamela”. Maria Letizia Marino, segretaria Lega della provincia di Macerata, intervistata a Radio Capital, su Luca Traini, è così intervenuta riguardo il giovane.

Nessuno intende negare la gravità dell’accaduto. Ma il livello più basso e delirante, si è registrato subito dopo la sparatoria: da Saviano alla Boldrini, passando per pseudo blogger e #Gentiloni, parole di fuoco e di pura demagogia contro il solito #Salvini, la solita destra, la solita Lega.

Il presidente del Consiglio ha commentato la sparatoria dicendo che “odio e violenza non riusciranno a dividerci. Delitti efferati e comportamenti criminali saranno perseguiti e puniti, questa è la legge, questo è lo Stato”.
Come mai non si è espresso in termini tanto perentori quanto integerrimi dopo l’omicidio di Pamela? Dubbi, i nostri, che hanno cognizione di causa.

Ben peggiori, ma consuete e prevedibili, le calunnie della Boldrini. Contro Salvini, naturalmente: per lei, l’impersonificazione del male assoluto, di tutto l’odio del mondo. “Chieda scusa Salvini! Si vergogni Salvini!”. Di cosa, ce lo stiamo ancora chiedendo. Specie alla luce delle sue dichiarazioni:” Chiunque spari è un delinquente. È chiaro che un’immigrazione fuori controllo porta allo scontro sociale”. Difficile non concordare col Leader del Carroccio. Lo status quo, parla chiaro.

Ed infine #Saviano. Colui che sembra sbirciare vilmente il nemico, per colpirlo alla prima occasione utile. Codardia allo stato puro. Affermazioni gravissime, da denuncia penale:” Salvini è il mandante morale di quanto accaduto!”. Nessuna mente lucida, sebbene ultra schierata, potrebbe mai partorire simili idiozie.

La sparatoria di oggi, va contestualizzata in un quadro sociale complesso e delicato. Questi gesti efferati, per nulla giustificabili, sono l’effetto della disperazione. Di quel senso di abbandono da parte di Legge e Stato, che lasciano gli italiani in balìa di chiunque voglia colpirli. Il multiculturalismo non è implementabile, specie “qui e ora”. Il vero problema non è il dissidente pensiero politico o lo pseudo odio seminato da Salvini. Il punto è un altro: siamo al limite di una guerra civile. E gli unici ad essersene accorti sono i cosiddetti “mandanti morali”. Mentre la sinistra lucra e sbraita a vanvera, a destra ci cercano soluzioni per salvaguardare il nostro Paese.
A Boldrini & friends, resta solo un ruolo: quello dei commentatori a bordo campo. Sul rettangolo verde un’Italia, tutta da salvare

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