A Genova violenza antifascista. Vigliaccheria tollerata?

di Manuel Di Pasquale.

Dopo il delirio di Macerata, a cui sono seguite uscite ancor più deliranti da parte di finti intellettuali, in pochi hanno dato credito ad un episodio di violenza accaduto lo stesso giorno a Genova.

Si sa, per l’opinione pubblica, tira più un sedicente fascista che un caso di violenza politica reale.

A Genova, ieri, ha avuto luogo un corteo antifascista. Solita solfa: antifascisti piagnucolanti che vorrebbero la chiusura delle sedi di CasaPound, Lealtà e Azione e di altri gruppi di estrema destra.

Al corteo era presente un ragazzo di 20 anni, che i media dicono abbia problemi psichici, il quale ha sfilato con una bandiera tricolore ed una divisa mimetica. L’orgoglio italiano ha prevalso nella sua mentalità, come è giusto che sia.

Gli antifa, inorriditi da tale atto di patriottismo, hanno chiesto al ragazzo di andarsene. Lui ha risposto negativamente. Allora, ecco l’accerchiamento: 5 contro 1 ed il giovane viene ricoverato in ospedale.

La sua colpa? Quella di sventolare la bandiera, LA (scritto di proposito in maiuscolo) bandiera italiana, non abominevoli schifezze con falce e martello o stelle rosse.

In tutta questa vicenda è chiara solo una cosa: quello che viene definito con “problemi psichici”, in realtà, è più sano di quelle zecche fintamente intellettuali, invasate di odio rosso.

Adesso, dove sono i vari Minniti, Boldrini, Grasso, Saviano, ecc…? Non si faranno vedere, come sempre, perché il ragazzo è italiano e la violenza è di matrice antifascista, quindi tollerata.

Solo qualche mese fa, in Spagna, per un episodio simile, venne assassinato Victor Lainez da un gruppo di criminali anarchici e antifascisti, con l’unica colpa di mostrare con orgoglio le sue bretelle raffiguranti la bandiera spagnola.

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