Erdogan e Papa Francesco: due amici che parlano la stessa lingua

di Chiara Soldani.

Erdogan, il dittatore democratico, ha incontrato in una Roma blindatissima il comunista-immigrazionista di bianco vestito: Francesco Bergoglio.

Se i due incarnassero, fedelmente, i rispettivi ruoli, nulla ci porterebbe a storcere il naso. A rimanere, indignati, al cospetto di cotanta ipocrisia e dissennatezza. Specie se ricordiamo il volto contrito e rabbioso del Papa, quando accolse (per così dire), Trump e famiglia. Umori e mimica facciale diversa, oggi: certo, Trump è l’orco cattivo. Mentre Erdogan il paladino buono: la sovversività del Pontefice, è cosa assai nota.

Il Presidente turco è famoso per le sue “maniere forti”. Eppure, sebbene fautore di pena di morte e matrimoni di “bambine spose” (che, difatto, legalizzano la pedofilia), ha avuto l’ardire di condannare i fatti di Macerata. Ma, attenzione! Non l’uccisione della tristemente nota Pamela, bensì solo gli spari di Luca Traini. Selezione oculata, scelta di comodo. Secondo Erdogan, si sarebbe trattato di un “attacco razzista e islamofobo”. Insomma, un gesto emblematico nel quadro di “repressione” (secondo lui), verso lo straniero ostilmente accolto in territorio europeo. Da quale pulpito viene la predica! Proprio lui, che dopo il mancato golpe da parte dei dissidenti, ha attuato barbarie inaudite: epurazioni, rastrellamenti, condizioni detentive al limite dell’umanità. E questo, gli “infedeli”, lo sanno proprio bene. Perché nessuno è riuscito a sottrarsi alle grinfie Erdoganiane. Alla faccia della democrazia.

Lo stesso accadde nel 2013, quando gli “scagnozzi governativi” inveirono contro manifestanti pacifici (riuniti nel movimento “occupy Gezi”), rei di boicottare l’apertura di un centro commerciale al posto del parco, appunto, di Gezi. Cittadini e manifestanti vennero violentemente repressi con un uso spropositato delle varie forze: squadre antisommossa fecero largo utilizzo di spray al peperoncino, lanci di gas lacrimogeni ad altezza d’uomo, urticanti all’acqua dei TOMA (camion muniti di idranti). Bilancio: 9 morti e più di 8.163 feriti. Sempre “alla faccia della democrazia”.

Preso atto di questi pochi ma significativi esempi, risultano surreali le parole da moralizzatore che mira alla pace: Erdogan, lasci stare! Ma data l’accoglienza in pompa magna riservata da Bergoglio, che ha parlato di “opportunità di pace”, tutto fa pensare che il ruolo da paladino abbia caratterizzato la sua performance, in udienza papale. Non è un caso che “islamofobia” e “razzismo” siano temi assai cari al Papa-politico. 50 minuti circa di chiacchiere fra amici: abilissimi oratori nell’arte dell’inganno.

Intanto nella Capitale si sono registrati forti scontri in un sit-in di protesta. Tra gli slogan più emblematici “Erdogan boia”. Un ferito, per ora registrato, e due fermi.

“Ecco la vostra democrazia – grida una donna curda – noi siamo qui a difendere le nostre madri e i nostri figli. Oggi avete perso voi e anche il Papa. Il popolo curdo è qui a chiedere pace. Avete perso umanità”. Giustamente decise e forti anche le dichiarazioni di Salvini:” Mi vergogno che l’Italia ospiti il rappresentante di un regime sanguinario. La Turchia in UE sarebbe un disastro”.

La realtà, seppur chiara e lampante, richiede sguardo vigile e mente lucida, per poter essere compresa. Ma “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. E sappiamo bene, quanto l’apparato uditivo del Pontefice e dei suoi amici, sia recettivo solo all’occorrenza. Sempre e solo, quando fa comodo: a loro, ovviamente. Anche oggi, Orwell, insegna.

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