La destra al voto

di Luigi Circiello.

A meno di un mese dalle elezioni politiche il quadro dei programmi e dei contenuti risulta ancora molto confuso. Dalla coalizione di destra, cosi come da quella di sinistra e dal Movimento 5 stelle, sono arrivate proposte, molte sotto forma di slogan, appelli e, nella maggior parte dei casi, inviti a non votare “l’altro” per l’inconsistenza delle proprie proposte o per la presunta pericolosità una volta al governo.

Di contenuti, ovvero di come realizzare le varie proposte avanzate, nemmeno l’ombra: eppure basterebbe fare riferimento ad una delle tante problematiche che affliggono il paese per trarne spunto per idee da lanciare e proporre.

L’ambiente, ad esempio, è un tema molto sentito dalla popolazione, soprattutto in alcune zone del Sud Italia martoriate da abusivismo ed inquinamento ma non solo: leggendo le cronache degli ultimi disastri ambientali a seguito di forti nevicate o piogge, la politica ha sempre rilanciato la necessità di un incisivo intervento di risanamento del territorio. Quale occasione migliore, se non la campagna elettorale, per dire come e in che misura intervenire?

Il lavoro, altro tema oramai fortemente sentito non solo dai più giovani, richiede interventi che siano letteralmente strutturali, caratterizzati dalla volontà di creare un vero e proprio piano di investimenti che sia propedeutico ad un altrettanto vasto piano di assunzioni: eppure, da destra, sinistra e cinque stelle non si fa altro che vaneggiare di riforme pensionistiche senza precisare il come ed il modo e si ipotizza di elargire un reddito di cittadinanza che contrasta decisamente coi principi costituzionali che collegano il reddito alla dignità.

La sanità, ancora, è un tema di stretta attualità e di vitale importanza che tuttavia manca dalle cronache di questa campagna elettorale: nessuno che affermi la necessità di favorire la ricerca, di migliorare le strutture sanitarie pubbliche e di crearne di nuove dove occorrono, nessuno che sostenga decisamente l’urgenza di rivedere le politiche di gestione degli ospedali pubblici. Si discute e si litiga, in tema di sanità, solo del tema dei vaccini: discussione tuttavia sterile che non porta a nessuna conclusione risolutiva, avendo il solo effetto di creare ulteriore confusione.

Altri ancora potrebbero essere i temi: la cultura, l’immigrazione e l’emigrazione, la scuola, la sicurezza. Su questi, e su altri ancora, non ci sono proposte, soluzioni, idee: solo slogan.

In questo contesto, è spiacevole constatare l’assenza di una voce univoca che rappresenti la destra italiana. Una voce che non sia solo unica come suono, ma anche e soprattutto come contenuti. La classica correttezza, fermezza, serietà ed oserei dire anche austerità che tipicamente sono attribuiti alla destra italiana, non sono presenti in questa tornata elettorale. Nè nelle persone nè nei temi.

Gianfranco Fini, ultimo vero leader della destra italiana, nel 2017 affermò: <<qualsiasi cosa accada, anche nella prossima legislatura in parlamento ci saranno donne e uomini che si definiscono di destra e che “vengono” da destra. Saranno eletti con Fratelli d’Italia, con Forza Italia e con la Lega>>.

Una analisi perfetta di ciò che in realtà sta accadendo: con gruppi di candidati espressione della destra collocati nelle varie liste, oltre a quelle menzionate anche nel neonato gruppo di “Noi con l’Italia”, formazione centrista collocata nel centrodestra.

Tuttavia, occorre andare oltre le donne e gli uomini, oltre gli artefici e soffermarci sui concetti e sui temi. Non basta provenire da destra, non basta collocarsi in movimenti e partiti di destra: bisogna esserlo. C’è la destra in queste elezioni politiche? Dal punto di vista dei contenuti, dei problemi sollevati e delle soluzioni proposte, ci sono idee e politiche di destra? Gli uomini e le donne “che si definiscono di destra” nelle fila di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi con L’Italia, propongono politiche di destra? A me non sembra, in quanto l’elemento che contraddistingue da sempre la donna e l’uomo politico di destra, è oggi assente.

Il senso dello Stato: avere cioè la consapevolezza che esistono idee, interessi e valori che non sono quelli propri di una parte politica ma quelli dell’insieme della società e che pertanto rappresentano il collante di questa e la rendono comunità. E questo senso dello Stato, inoltre, impone a coloro “che si definiscono di destra” di impegnarsi in politica per proporre soluzioni, ad esempio ai problemi che ho elencato prima, nella convinzione che la soluzione di tali problemi rappresenti la soluzione ai problemi dell’intera comunità.

Non vedo questo spirito in coloro “che si definiscono di destra”, troppo presi dall’insultarsi, spesso reciprocamente, dall’affrontare questioni del tutto irrilevanti o inconcludenti sottovalutando i problemi reali del paese.

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