I cortei antifa del 10 febbraio? Per denigrare il ricordo del massacro delle foibe titine

di Manuel Di Pasquale.

Dopo i fatti di Macerata, i “kompagni” non perdono tempo e si mobilitano: per il 10 febbraio stanno organizzando cortei “antifascisti e antirazzisti” in tutta Italia. In molti si stanno attrezzando per sfilare a Macerata, luogo dove Luca Traini ha fatto quel che ha fatto, ma anche dove è stato rinvenuto il corpo di Pamela, la ragazza uccisa e vilipesa.

Per Pamela, però, i kompagni non faranno alcuna fiaccolata: aveva la pelle bianca. Difatti, i cari ragazzi antifascisti, nel loro comunicato hanno inserito anche la vicenda di Fermo dello scorso anno, quella poco chiara, quella dove la Boldrini è andata al funerale del nigeriano a consolare la vedova (ma chissà perché non è mai andata al funerale di qualche disgraziato nostrano).

Il 10 febbraio però non è una data casuale: queste sfilate per lavarsi la coscienza le avrebbero potute fare in settimana, o domenica 11, e invece no. Perché il 10 febbraio? Perché è il giorno del ricordo e sappiamo quanto i cari antifa nutrano sentimenti anti-italiani. Non a caso, la data è per schernire e denigrare la ricorrenza che parla dei guai che poveri civili, nostri connazionali, hanno subito a causa dei comunisti titini. Ai compagni non è mai andata a genio la celebrazione di questa data: coccolano clandestini e spernacchiano gli esuli istriano-dalmati, si commuovono per barconi rovesciati ed esultano per le foibe.

Un vecchio detto dice: “il pesce puzza dalla testa”. Questo male olezzo è percepibile nell’aria: si chiama vigliaccheria rossa, profumo prodotto dai centri sociali. Quelli che organizzano queste cose per secondi fini, che non hanno nulla a che vedere con le motivazioni di facciata. Perché, nella loro mente, chiunque abitasse in quelle zone (Fiume, Pola, ecc…) era un fascista.

Del resto, questi sono gli stessi che urlano “10, 100, 1000 Nassyria”, quindi cosa aspettarsi?

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