Le foibe: il capitolo scomodo della storia

di Pietro Bassi.

In qualità di storico sento l’onore e l’onere di esporvi un tratto di ricostruzione storica di quanto accaduto nelle desolate terre di confine dalmate. Antonio Bajamonti nel discorso inaugurale della società politica dalmata a Spalato nel 1886 affermò: ‘’Nessuna gioia, solo dolore e pianto dà l’appartenere al partito italiano in Dalmazia. A noi italiani della Dalmazia, non rimane che un solo diritto: quello di soffrire’’. Era stato preveggente. Del resto il problema relativo alle foibe e alla questione slava è stato irrisolto dal 1886 al 1977 anno in cui entrò in vigore il trattato di Osimo tra Italia e Jugoslavia.  

Questa intricata e sanguinosa storia inizia con la temerarietà e fratellanza con cui gli italiani entrarono nella grande guerra per rendere redente le terre dove vivevano i nostri connazionali. Tuttavia l’Italia non vide riconosciuto questo suo gesto fraterno e al Congresso di Parigi la cosiddetta questione dalmata restò in sospeso, per cui nell’Italia degli Anni Venti serpeggiava dovunque il mito della vittoria mutilata. Con slancio eroico il Vate Gabriele D’Annunzio, imitando i valorosi e arditi irredentisti, partì alla volta di Fiume dando vita alla celebre Reggenza del Carnaro. L’esperienza lodevole del poeta abruzzese venne meno quando, nel 1920, Italia e Jugoslavia firmarono il Trattato di Rapallo con cui si dichiara Fiume ‘’Città libera’’. Una volta che il fascismo andò al potere e inesorabilmente scoppiò la seconda guerra mondiale, i dalmati conobbero l’Operazione 25 dell’aprile 1941 con cui gli italiani occuparono tutto il territorio.

L’ 8 settembre del 1943 venne firmato l’armistizio di Cassibile tra Italia e Stati Uniti d’America e per gli italiani la guerra finì, ma è proprio da quella data che i partigiani comunisti slavi iniziarono a infoibare i nostri connazionali. Tra i primi a morire ricordiamo Norma Cossetto e don Angelo Tarticchio. Tra il novembre e il dicembre del 1943 vennero a insediarsi nei territori di confine tra Italia e Jugoslavia i tedeschi. Durante l’esperienza nazista nel territorio slavo ricordiamo gli eroicamente tragici recuperi degli italiani gettati nelle foibe da parte dell’ufficiale dei Vigili del Fuoco Arnaldo Harzarich il quale riportò alla luce i corpi di migliaia di italiani infoibati.

 Nel 1944 Zara venne rasa al suolo dai bombardieri anglo-americani: ci furono 3000 morti. Ciononostante dall’1 novembre all’1 dicembre i partigiani comunisti slavi uccisero orrendamente 180 persone, legandole a massi e rovine della città gettandoli in mare; tra costoro si annoverano Nicolò e Pietro Luxardo i produttori del liquore maraschino. Tra il maggio del 1945 il settembre del 1946 nella Venezia-Giulia le atrocità proseguirono in particolare a Trieste e nell’Istria, aiutati spesso dai compagni italiani, dove morirono infoibati, tra gli altri, il partigiano bianco e aviere Carlo Dell’Antonio (in foto): spinto dal desiderio di riavere alcuni oggetti personali, che costituivano preziosi ricordi personali di guerra, si recava ingenuamente presso l’ex Caserma fascista di Via Romagna, da poco presa dai titini. Stanti al Rapporto di Redento Romano del CLN: ‘’Veniva catturato dai partigiani di Tito, che lo avevano scambiato per un agente dell’Ispettore fascista Gaetano Collotti’’. Nel settembre del 1946 i comunisti slavi rastrellarono Grisignana, piccolo comune istriano, il parroco del paese don Francesco Bonifacio venne spogliato, seviziato, deriso, preso a pugni e calci in faccia, lapidato e finito con due coltellate e gettato morente nella foiba: ucciso in odium fidei venne fatto beato nel 2008 da Papa Benedetto XVI. In una lettera del 1946 don Bonifacio scriveva: ‘’Chi non ha il coraggio di morire per la propria fede è indegno di professarla’’

 Nel maggio del 1946 vi furono poi le deportazioni di Gorizia: 1048 persone di cui 900 trovarono la morte. Il 3 maggio fu poi il turno dei fiumani, tra costoro vennero fucilati il Senatore Icilio Bacci Presidente della Provincia del Carnaro, il Senatore Riccardo Gigante Governatore della Provincia di Fiume e il membro del partito autonomista italiano Mario Blasich (in foto), infermo da anni che venne strangolato nel suo letto; stessa sorte toccò all’ebreo Angelo Adam, a sua moglie e sua figlia minorenne Zeulema. Sempre nel 1946 abbiamo poi il tristemente famoso episodio del Treno della Vergogna: non appena questo convoglio ferroviario di nostri connazionali, esuli da quelle terre dell’orrore, giunse alla stazione di Bologna, la mia città, venne preso d’assalto con ingiurie e minacce: il sindacato CGL aveva indetto uno sciopero per impedire che i viaggiatori, tra cui vecchie donne e bambini, venissero rifocillati per cui il treno non si fermò.

Il 30 marzo del 2004 il governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi decise giustamente, creando un mare di polemiche, di istituire la giornata del ricordo delle vittime delle foibe. Cristicchi col suo ‘’magazzino 18’’ in cui narra queste vicende con tono letterario è stato oggetto di polemiche asprissime. È evidente che parecchi italiani, appartenenti alla sinistra o disinteressati alla Storia, i quali conoscono molto parzialmente questi eventi o, ancor peggio, vogliono far finta di non vedere l’atroce connivenza tra gli esponenti comunisti dei vari paesi che nascondevano o, peggio, difendevano i crimini che i loro compagni avevano commesso. I morti caduti per mano comunista erano e sono di serie B e non fa per loro alcuna differenza se si tratta di nostri connazionali. Tito e i comunisti slavi hanno creato una forma di vero e proprio Terrore non dissimile da quello di Robespierre, una feroce caccia all’italiano fosse egli fascista o no. Con l’auspicio che possiate approfondire questa sanguinosa vicenda voglio concludere citando la lapide votiva nel cimitero di Cossala a Fiume: ‘’Ai fiumani di ogni fede e razza scomparsi in pace in guerra, cui violenza totalitaria negò umana giustizia e cristiana sepoltura, tu libero dall’odio, qui, per essi, fermati e prega’’.

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