“Ma che belle son le foibe da Trieste in giù”: nel giorno del ricordo, lo squallore antifascista.

di Chiara Soldani.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava De Andrè. Peccato che da quello umano, di sterco, non si possa che generare indicibile schifo. Infinito squallore. Riferimento a fatti, luoghi e persone: non  puramente casuale.

I cortei antifascisti sono solo il pretesto per “fare casino”. Per ricordarci a che livelli di bassezza possa arrivare “l’essere umano”. Un chiasso inutile, peraltro: nulla di più ipocrita dell’antifascismo, in assenza di fascismo. Infelice atto, infelice luogo, infelice data: Macerata, 10 febbraio 2018.

Proprio nel giorno del ricordo, di commemorazione per le vittime del regime comunista e del dittatore Tito, i paladini di “pace e uguaglianza”, hanno sfoderato rosse bandiere. Il colore che evoca il loro amato comunismo. Il colore che ricorda le vittime, del suo moto omicida.

A Macerata si è condannato l’orco Traini. Anche i tg ce l’hanno ricordato: “Tutti uniti contro la furia fascista”. E per Oseghale e gli altri nigeriani assassini-macellai? Neppure una parola, neppure un flebile cenno. E di Pamela? No. Neanche di lei hanno detto nulla: caduta nell’oblio. Sparita, come i pezzi del suo corpo smembrato e sezionato in quello che, pare, essere stato un rito vudù. Che bella e ricca cultura, queste “risorse”!

Tra urla e altre oscenità, le bandiere dell’Anpi e della Fiom, quelle di Rifondazione e quelle dell’Arci, hanno sfilato con Cecile Kyenge, Gino Strada, Adriano Sofri, Sergio Staino, Pippo Civati, Nicola Fratoianni, Diego Bianchi (Zoro). Un defilè, davvero degno di nota.

Un po’ più a nord, a Piacenza, stesso copione. Violenza, sassate e altri “pacifismi antifa”. Nella città emiliana, botte selvagge ad un carabiniere. Tra i manifestanti, immigrati armati di aste e sassi hanno forzato il cordone delle forze dell’ordine. “Via fascisti e polizia”, hanno gridato. “Via voi ed i vostri kompagni”, avremmo voluto rispondergli noi.

“Contro razzismo e fascismo armato, la risposta è il meticciato”. Vocabolario alla mano, trattasi di “Ibridismo fra razze diverse, con particolare riferimento alle razze umane”. Dunque esistono, le razze. Dunque tutti uguali, poi non siamo. Dunque i sapientoni che hanno cotanto slogan partorito, dovrebbero documentarsi meglio: l’inciampo nelle proprie contraddizioni è davvero dietro l’angolo.

Il collettivo comunista “Controtendenza”, si è anche diretto verso la sede di CasaPound, inveendo: “CasaPound chiuderà”. E le loro bocche, quando chiuderanno? Speriamo presto, molto presto.

A Modena altra vergogna. “Maresciallo siamo con te. Meno male che Tito c’è”. Squallide parole, alla stregua di quella (sempre e per sempre), squallida falce e martello: emblema di morte, simbolo di carestia. Il circolo identitario “La terra dei padri”, ha così commentato l’osceno atto: “I soliti noti che hanno tempo da vendere, non sono in grado di capire le sofferenze di chi fu gettato a morire nei crepacci carsici dai comunisti, né il calvario dei 350.000 dell’esodo da Istria e Dalmazia che si sono dovuti reinventare una vita, lavorando giorno e notte per cercare di ricostruire ciò che Tito gli aveva strappato”. Tutto è soggetto a personale interpretazione, ma la memoria storica è “super partes”: che ne prendano atto, i miti antifa!

La strage comunista delle foibe, produsse morte, vergogna ed un funesto verbo: “Infoibare”. Gettare uomini, donne e bambini, come carcasse animali. Farne ammassi di ossa: cumuli di dolore, montagne di vergogna.

Le foibe esistono tuttora. Sono la discriminazione verso il pensiero dissidente. La censura che zittisce “la voce fuori dal coro”. Combattiamo le nostre battaglie e non lasciamoci “infoibare”: né ora, né mai.

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