Foibe: la storia messa a tacere da un sistema filocomunista

di Giuseppe D’Alessio.
Siamo ancora in pochi a conoscere la drammatica e straziante storia delle foibe, ma invito tutti per un momento a riflettere.
Ho voluto aspettare un po’ prima di parlarne: ieri ero a Roma ad una fantastica lezione di Roberto Menia. Costui è stato un ex deputato fino al 2013, si è battuto con ogni mezzo per portare la storia delle foibe alla luce del sole. Menia ci ha raccontato in modo semplice e toccante, quello che lui ha vissuto con la sua famiglia e con il suo popolo. Ricordo benissimo quando ci ha raccontato i metodi beceri e cruenti di un Tito sempre più amico dei nostri politicanti di sinistra. Tanti sono i territori che possono raccontare la natura del comunismo. Istria, Trieste, Dalmazia o gli interni comuni distrutti dalla follia rossa. In quelle zone più di 11.000 persone sono state uccise, avevano solo la colpa di essere italiani. Le uccisioni si concentrarono tra il 1943 e il 1945. Anni dove l’Italia perse territori come la città di Fiume, dove le persone di quel posto vennero umiliate in tutti i modi. Chi scappava, veniva considerato traditore in Italia, i campi profughi italiani che ospitavano le vittime non erano nelle condizioni igieniche per accoglierli al meglio. Molte famiglie che abitavano ancora in quelle zone facevano domanda di trasferimento, ma anche qui i comunisti di Tito si divertivano a spaccare le famiglie, alcuni componenti venivano trasferiti e quelli che restavano venivano arrestati e picchiati, solo perché alcuni componenti della famiglia avevano deciso di scappare. Ogni casa degli italiani fu occupata, gli italiani potevano al massimo portarsi 5 kg della propria roba! Non esistevano più bandiere italiane, anche la lingua italiana fu eliminata dalle scuole. Regnava solo ed esclusivamente l’oppressione rossa.
Ho riportato le parti salienti di quello che mi ha raccontato Menia, un discorso toccante formulato da chi ha vissuto sulla propria pelle il comunismo. Il politico fu il promotore della legge, che ha istituito il 10 febbraio come giorno del ricordo. Se questa è stata una grande vittoria politica, non si può dire che sia stata lo stesso a livello culturale. Fa male vedere istituzioni che dovrebbero essere neutrali, rinnegare la storia di persone innocenti, fa male vedere tanti imbecilli abbracciare un’ideologia folle, ma ancor di più fa male che si rinneghi ancora oggi una parte della nostra storia.
Come ho ribadito ieri anche a Menia, la storia la scrive chi vince. Olocausti messi a tacere ed altri strumentalizzati! Ci hanno inondato di chiacchiere a scuola, hanno presentato solo una parte della storia! Un 10 febbraio ricordato solo dalle vittime e dalla destra in generale, un intero sistema che ha oscurato al popolo la verità. Non ricordare sarebbe come uccidere le vittime per la seconda volta. A tutti chiedo di informarsi, a tutti ragazzi chiedo di non fermarsi solo alla storia scritta sui libri, ma di informarsi, perché il sapere è l’unica arma a disposizione per difenderci  dal silenzioso indottrinamento .
Non esistono olocausti e morti di serie a e di serie b, il nostro compito è di ricordare tutte le vittime del comunismo nel mondo, proprio come hanno fatto Trump e Putin, il istituendo una giornata contro il comunismo, il secondo vietando i festeggiamenti della Rivoluzione d’Ottobre per far spazio a convegni, mostre e dibattiti.
Voglio concludere con una frase storica del presidente Berlusconi: “si sono messi a strumentalizzare la paura, la speranza, il dolore, i morti vergogna…… Non avete dignità, non sapete cos’è la nobiltà d’animo, non sapete cos’è la democrazia, non sapete cos’è la libertà. SIETE ANCORA ED OGGI E COME SEMPRE DEI POVERI COMUNISTI!”

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