La campagna elettorale tra promesse e falsi miti. Ribaltare la narrazione per riavere un futuro

di Thomas Rinaldi.

Partito Democratico: dalla miseria morale alla crisi dei mercati.

Nove febbraio, alla John Hopkins University di Bologna si dibatte. Titolo della conferenza: “Il Futuro della Politica Economica Italiana”. Gli ospiti sono Alberto Bagnai, Maria Cecilia Guerra e Tommaso Nannicini. I tre rappresentano rispettivamente il proprio schieramento politico in vista del venturo 4 marzo. Le domande e i temi abbondano in quantità e complessità, pertanto vengono parzialmente concordati tra i relatori e gli invitati, ma senza precisazione alcuna. Si tratta dunque di:

  • Cause della crisi, influenza della produttività e temi macroeconomici cruciali per i prossimi anni
  • Sostenibilità fiscale del welfare, regime di tassazione e riforme proposte in tal senso
  • Rapporti con l’UE, alternative al rigorismo comunitario, futuro dell’Italia nell’unione e i meccanismi di transizione nel caso di abbandono
  • Lotta alla disoccupazione, diminuzione delle disuguaglianze, abbattimento della scarsa mobilità sociale

Di seguito un breve resoconto non esaustivo di quanto esposto dai tre oratori.

Bagnai, candidato indipendente della Lega a Firenze, individua nel crollo della produttività a metà degli anni ’90, coincidente con l’adesione all’ECU (che sarebbe divenuto Euro di lì a poco) la causa dell’avanzato stato di crisi in cui versiamo. Sulle tasse è caustico, invoca la pacificazione tra erario e cittadini, ribadisce che in un sistema ove vige la libertà di circolazione dei capitali fuggire le imposte è sempre possibile e in risposta ai colleghi asserisce che per mantenere le promesse elettorali bisogna attuare comunque politiche espansive. Sui rapporti con l’Unione Europea non si spreca, le sue posizioni sono arcinote: non si può vivere nel sogno dell’Europa federale ed essere costantemente ricattati per sforare qualche 0 virgola sul deficit. Infine, per il rilancio dell’occupazione torna al punto di partenza: non potendo svalutare la moneta si svaluta il lavoro, il salario, pertanto il ripristino di un percorso di crescita passa forzatamente dall’uscita dall’euro.

Guerra, già sottosegretario presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali durante il governo Monti, è candidata a Modena con Liberi e Uguali. La capogruppo al Senato punta il dito contro la mancanza di investimenti pubblici infrastrutturali (logistica, banda larga, dissesto idrogeologico) e “capitali pazienti” per la ricerca di base; accusa genericamente la destra di voler abbattere il welfare attraverso la flat tax, la quale non consentirebbe progressività e costituirebbe un attentato alla redistribuzione di ricchezza. Sull’Unione Europea invoca la discussione comune sui temi fondamentali e rilancia la Golden Rule, ossia lo scorporo dal calcolo del deficit degli investimenti pubblici; auspica flessibilità concordata, abolizione dell’articolo 81 e nel dibattito sull’uscita o meno dall’UE rimane scettica, adducendo considerazioni improbabili relative alla Brexit (e.g. economia a picco etc). Per il lavoro dichiara di voler combattere la precarizzazione con il ripristino di tutele reali invoca una maggior presenza femminile in tutti gli ambiti.

Nannicini candidato del PD a Milano, ex consigliere economico del Presidente del Consiglio (ndr Matteo Renzi) nonché autore di alcune riforme del mercato del lavoro (il famigerato Jobs Act) scagiona euro e globalizzazione dalle cause della stagnazione ed indica invece l’assenza di investimenti produttivi e la necessità di un taglio netto nella pubblica amministrazione, a suo dire piena di zavorre inutili. Sul discorso tasse ritiene la progressività l’unica soluzione e si adagia sulla posizione della Guerra nella critica alla flat tax. Per l’Unione Europea invoca la continuità con le riforme varate negli ultimi e richiama le proposte del Presidente della Repubblica francese Macron: ministeri delle finanze comuni, strumenti di governance condivisi, gestione della domanda aggregata europea, solidarietà e flessibilità tra gli stati, etc. insomma, proseguire a passi svelti verso gli USE (Stati Uniti d’Europa), con l’Italia che giochi un ruolo da protagonista. Sulla disoccupazione ribadisce la necessità di un salario minimo universale e la volontà di investire sull’aggiornamento delle competenze poiché queste sarebbero la causa dello scollamento tra domanda e offerta di lavoro.

In seguito, tra gli interventi riservati agli spettatori uno in particolare ha fatto notare al candidato del PD come in Italia e soprattutto nel suo partito prevalga ancora la narrazione morale sul debito pubblico, quando ormai è assodato che la causa della crisi sia dovuta ad un eccesso di debito privato (esempio del “principale successo dell’€”, la Grecia [1]). Il professore non è riuscito a dare una risposta concreta ed ha preferito tergiversare, prendendosela con “l’italietta delle svalutazioni” mostrando tutta la riprovazione possibile e ritenendo insostenibile un modello economico che ci aveva portato ad essere la quinta potenza mondiale. Un atteggiamento quantomeno sinistro, probabilmente dovuto ad un eccesso di modestia.

In un’epoca dove prevale l’impatto comunicativo e l’enfasi sulle percezioni delle persone piuttosto che l’analisi critica dei dati, il masochismo psicologico degli eredi del fu Partito Comunista, si tramuta in un’autoaccusa al limite del patologico, caratterizzata da un pietismo retorico incoerente e disgustoso, ben più volgare e razzista delle posizioni che quotidianamente si sforzano di assumere per accusare e delegittimare i loro avversari. Questo è rendere funzionale la questione morale, per intenderci.

In conclusione, i rapporti di forza tra gli attori regionali rimangono centrali ed imprescindibili e non considerarli nel dibattito è un conclamato atto di disonestà intellettuale, alla quale sembra essersi sottratto solamente Bagnai.

 

[1] https://tradingeconomics.com/greece/private-debt-to-gdp

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