Punto di non ritorno: agli inizi di una guerra civile?

di Paolo Muttoni.

Il 10 febbraio 2018 ha decretato, forse, in modo definitivo, un punto di non ritorno per il nostro paese. È palese che la nazione sia spaccata a metà e che stiano riaffiorando divisioni, le quali sembravano definitivamente assopite nel tessuto sociale, mentre in questi ultimi anni stanno sempre più prendendo piede nella nostra società.

L’antica divisione postbellica, fascisti e antifascisti, sembrava oramai superata dalla storia e dalla fine di qualsiasi ideologia anti-democratica, invece negli ultimi anni sembra che qualcuno voglia far rifiorire questo scontro sociale per portarlo all’apice delle sue possibilità.

L’immigrazione selvaggia, volontariamente incentivata dallo Stato, sembra il pretesto per creare una bomba sociale pronta ad esplodere in qualsiasi momento; queste paure non sono solo dei comuni cittadini ma anche di esponenti politici di minoranza: sono anni che denunciano il procrearsi di una bomba sociale (Salvini, Meloni, Di Stefano).

Portare 800 mila disperati, in una nazione che fatica ad erogare i servizi essenziali per milioni di cittadini, era un rischio abnorme che la sinistra ha corso, e che purtroppo giorno dopo giorno sta dimostrando di avere perso.

Questo ha portato intere zone delle nostre grandi città ad essere sotto il controllo di bande di clandestini che impediscono alla polizia di entrare, creando zone dove lo stato non esiste più e dove le leggi sono svanite. Se a questo, che già di per sé potrebbe bastare, si unisce una sinistra che continua a soffiare sulla fiamma dell’antifascismo, la miscela può diventare esplosiva, ed occhio che a giocare con il fuoco molte volte ci si scotta.

Facciamo un passo indietro: il 31 gennaio, nel maceratese, è stato ritrovato il corpo senza vita, fatto a pezzi ed all’interno di una valigia di una ragazza di 18 anni. Poche ore dopo è stato accusato uno spacciatore nigeriano che molto probabilmente aveva adescato la ragazza, però fino a qui diciamo che era ormai la solita storia di violenza da parte di stranieri irregolari, che ti fa ribollire il sangue (notare il totale silenzio delle pseudo-femministe nei confronti di questi delitto).

La vicenda prende margini importanti il 3 febbraio scorso quando Luca Traini semina il panico per le strade di Macerata sparando da una macchina contro ogni persona di colore trovata a tiro, e qui apriti cielo, con le femministe di tutta Italia che gridano allo scandalo ed al razzismo. Giusto, per carità, non c’è nulla da dire: hanno ragione. Peccato che qualche giorno prima un uomo nigeriano aveva fatto a pezzi una ragazza italiana e nessuno di loro ha detto la minima parola.

Il gesto di Traini ha aperto, appunto, la ferita decisiva nella nazione, spaccandola di fatto in due, tra coloro che sono totalmente contro questo gesto, e chi sono sì contro ma comunque incolpano anche chi ha contribuito all’immigrazione selvaggia. Bisogna anche dire che tutto questo è stato aggravato anche dai post di Roberto Saviano & co. che avevano accusato Salvini come mandate morale del gesto di Traini. Pazzesco.

Veniamo quindi a due giorni fa, strana casualità era anche il giorno del ricordo, con molte manifestazioni antifasciste e antirazziste nelle città italiane, quest’ultime macchiate con scontri tra antagonisti e polizia. La vergogna è che questi “Comunistelli da 4 soldi” hanno infangato la memoria delle foibe cantando “Ma che belle son le foibe da Trieste in giù”. Queste bellissime persone democratiche poi si scandalizzano per i lager nazisti (stesso scempio al pari delle foibe) e infangano la memoria di milioni di italiani massacrati; oltretutto qualche giorno prima sempre a Macerata c’era stato un corteo di Forza Nuova, pro-Traini e contro i cosiddetti anti-fascisti.

Detto questo si può dire che l’altro ieri non sia stato un 10 febbraio qualsiasi, ma il giorno che ha sancito definitivamente la divisione, ed occhio che purtroppo alle volte le divisioni portano a scontri sempre più duri e cruenti, fino ad una e vera propria guerriglia.

Ora non vorrei essere troppo disfattista, ma dire che in Italia il rischio di una guerra civile è pari a zero, sarebbe falso, perché tutti gli elementi, affinché questo possa succedere, ci sono e sono ben definiti alla luce del sole. Le uniche persone che la possono evitare sono i politici, diventando molto più concreti, ed i cittadini, creando con le elezioni una forte maggioranza in grado di governare questo paese.

Un eventuale governo del presidente non farebbe altro che accelerare l’esplosione della bomba sociale innescata. Oriana Fallaci metteva in guardia l’Europa da tutto questo, eppure era stata presa per pazza, quando diceva che l’immigrazione era un male che avrebbe portato solo alla guerra.

La sensazione è che tutto questo sia preparato a tavolino e che nelle alte istituzioni europee siano consapevoli che prima o poi, in un modo o nell’altro, la situazione la si debba risolvere, poiché non possiamo andare avanti ancora molti anni con il “vedo non vedo” riguardo l’immigrazione e il disagio sociale degli italiani e degli europei. La guerra alle volte diventa l’unica soluzione per appianare i conflitti.

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