Movimento 5 Stelle: Rimborsopoli, l’ammanco supera il milione di euro

di Davide D’Anselmi

Il servizio delle iene ha scatenato da qualche giorno un putiferio nei confronti del movimento pentastellato.
La vicenda riguarda la restituzione di parte dello stipendio da parte di alcuni membri del movimento, registrata tramite i bonifici sul sito “tirendiconto.it”. Ciò nonostante, una volta pubblicato il bonifico, questi veniva annullato e i soldi restituiti. Nel servizio vengono coinvolti Andrea Cecconi, capogruppo dalla camera del Movimento 5 Stelle, e il senatore Carlo Martelli.
Dapprima i due negano ogni coinvolgimento con la vicenda, ma traditi dal linguaggio del corpo e dall’evidente imbarazzo sono costretti ad ammettere che debbano essere effettuati dei controlli. Dopo il servizio i profili facebook dei due spariscono, per poi postare due messaggi in cui dichiarano di aver restituito i soldi dovuti, parlando di “ragioni personali” oppure minimizzando la vicenda accampando giustificazioni. I soldi non restituiti erano circa 21.000€ da parte di Andrea Cecconi e più di 76.000€ da parte del senatore Martelli. Tuttavia, lo scandalo si è allargato. “L’uccellino” delle iene ha parlato di un numero di furbetti che supera la doppia cifra. La previsione si è rivelata azzeccata, visto che il numero è salito a 12, con un totale ammanco che supera il milione di euro non restituito.
A ridosso della campagna elettorale, cosa che puzza non poco, si è dunque scatenato un putiferio all’interno del movimento. Catello Vitiello, avvocato e candidato alla camera con il movimento, è stato letteralmente cacciato da Luigi Di Maio e, a quanto pare, si parla di un suo coinvolgimento in una loggia massonica. Non subiscono la stessa sorte Cecconi e Martelli, che hanno effettuato nuovamente i bonifici, questa volta per davvero, dichiarandosi pentiti. Ciò dimostra ancora una volta come il movimento applica un giudizio relativo sul comportamento dei propri militanti a seconda della loro importanza e fama.
Di Maio, a proposito dei due, ha dichiarato: «Mi hanno comunicato le loro decisioni. Le accolgo con orgoglio. Solo dei portavoce del Movimento 5 Stelle potevano fare una scelta del genere a fronte di uno sbaglio che hanno ammesso e subito corretto. Nessuna legge li obbligava a restituire lo stipendio e nessuna legge li obbligava a rinunciare a un seggio sicuro in Parlamento. Eppure lo hanno fatto. Vogliamo dare l’esempio e dimostrare il distacco dalla poltrona che ci contraddistingue».
Sia chiaro, Di Maio ha ragione. La restituzione di parte dello stipendio da parte dei membri del movimento pentastellato non è assolutamente obbligatorio, ogni deputato o senatore riceve di diritto uno stipendio e può usufruirne pienamente come vuole nei limiti della legge.
Tuttavia una promessa verbale con il loro elettorato diventa un vincolo ed un obbligo morale, il cui mantenimento, da parte di un movimento che da sempre ha fatto vanto della restituzione dei rimborsi elettorali, non può venire meno e non può essere giustificato dal loro leader. Di Maio, Cecconi, Martelli e gli altri, dunque, non possono accampare scuse. I rimborsi sono un preciso dovere morale dal momento in cui è stata data la parola ai propri elettori, soprattutto dopo aver raccontato questa felice storiellina in tutte le televisioni ed i giornali. Chi ha imbrogliato, ha mentito e lo ha fatto nei confronti dell’Italia intera.

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