Violenza targata antifa

di Filippo Catani.

“Movimento antifascista” è il nome sotto cui hanno sfilato varie organizzazioni che in questi ultimi giorni sono scese nelle piazze delle città italiane, in manifestazioni legate ai recenti fatti di Macerata. Una prima domanda che sorge spontanea è: in cosa consiste di preciso un “movimento antifascista”? La risposta è semplice ed immediata: in nulla. Un nulla impregnato di multiculturalismo delirante, globalismo sfrenato e strane teorie riguardanti una imposizione del “meticciato” come antidoto a razzismo e xenofobia. Gli appartenenti a questi gruppi si identificano esclusivamente in ciò che non sono, non delineando alcuna specifica connotazione collegata ad un particolare ideale, inteso in senso politico oppure in senso morale od etico. Una mentalità a dir poco settaria dove prevale una logica elementare: non la pensi come me? Allora sei fascista e in quanto tale mi riservo il pieno diritto di ricorrere alla violenza da usare nei tuoi confronti. A dimostrazione di ciò, è quello che è successo a Macerata dove hanno apertamente deriso e sbeffeggiato le migliaia di vittime delle foibe o a Piacenza dove un carabiniere è stato pestato a sangue da questi “democratici” antifascisti. Il tutto accompagnato ovviamente da un silenzio assordante delle istituzioni. Posso capire che a fermare questi violenti non vi fossero la Boschi e la Boldrini ma magari prendere una posizione più dura nei confronti di questi folli non sarebbe stata una malvagia idea. In questo caso, infatti, la violenza proviene da sinistra ed è quindi ritenuta tutto sommato accettabile e quindi non è necessario condannarla con fermezza e decisione. I fatti si sono svolti in un mutismo generale dei media, sempre attenti a quello che combina CasaPound ma ciechi davanti alle plateali ed intollerabili azioni compiute dagli antifascisti. Periodicamente le nostre città si trasformano in una passerella per le loro scorribande, sviluppando progressivamente una preoccupante spirale di crescente violenza. E’ oramai evidente come gli appartenenti a centri sociali e movimenti antifascisti costituiscano un serio problema per la tenuta democratica del Paese, in continuo contrasto con i principi basilari del diritto e della convivenza civile.  

E’ possibile chiaramente notare come gli adepti a queste sette antifasciste, assumono un comportamento teso a seguire l’esempio di qualche sessantottino sfigato. I classici rivoluzionari da salotto, che si ritengono tali perché indossano una maglietta con il volto di Che Guevara o perché hanno sfogliato tre pagine del Capitale di Marx. Soggetti che se si parlasse di cose concrete come “cassa integrazione” o “ammortizzatori sociali” dovrebbero aprire uno Zanichelli per capire di cosa si tratti. Certamente non provengono dai quartieri popolari dislocati nelle periferie delle metropoli italiane, pertanto risultano totalmente estranei al fenomeno dell’immigrazione incontrollata ed agli effetti ad esso connessi. Completamenti alienati dalla realtà delle cose, sono per lo più figli svogliati della medio-alta borghesia, i quali si dilettano scendendo in strada a fare i teppistelli con il Moncler e le Clarks ai piedi.

Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci al fatto che simili persone possano deliberatamente compiere tali atti. La situazione è piuttosto tragica ma una prima rivincita possiamo prendercela tutti a partire dal 4 marzo.

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