Chiediti se hai mai amato davvero qualcuno

di Vanessa Combattelli

 

E’ piuttosto ambizioso lo scopo di questo articolo, dopotutto per parlare d’amore in una società come questa si versa sempre un po’ d’acqua sulla sabbia.
Come se fossimo abili giocatori di una partita, cerchiamo nuovi stimoli e nuove risposte, siano semplicemente emozioni temporanee figlie del rischio e del piacere: vogliamo sentirci vivi, tutto quel che basta per non sottovivere.
Ma siamo anche bravi a non lasciarci mai coinvolgere totalmente, guardiamo una persona negli occhi senza vederla davvero, disfiamo i legami come il letto la mattina: con quell’apatia a volte incerta che deve obbedire a numeri e scadenze.
Però tutto questo non pesa, puoi fare il nomade che ogni giorno si reinventa per divorare nuovi sentimenti, nuove emozioni: oggi ci si incontra più di prima ma ci si perde più di prima.
Siamo così assetati di nuove ed immediate sensazioni che abbiamo perso la capacità di aspettare, perché un’altra cosa che nessuno vi dice è proprio questa: non si ama se non si aspetta.
Per quanto si possa credere al colpo di fulmine, persino questo richiede tempo e pazienza, altrimenti se ne finisce intrappolati, disillusi e feriti.
Come puoi amare dopotutto se non conosci davvero l’altro?
Però tutto questo non dovrebbe meravigliarci, a partire dalla fiabesca idea del principe che salva la principessa, per giungere a tutti quelli che trattano l’amore come un’esperienza obbligatoria: una tappa di vita che ti è garantita, che si inneschi dallo sguardo con un completo sconosciuto oppure dall’innamorarsi della propria migliore amica.
Perché per quanto immaturi e cinici, cerchiamo ancora quel qualcuno che ci permetta di raggiungere un fanciullesco sogno come questo.
Ci speriamo sempre fino alla fine dentro di noi, poi se non va bene possiamo comunque assumere quell’atteggiamento che va tanto di moda dello stoico di turno.
Insomma, in ogni caso vinciamo sempre, almeno apparentemente.

Concentrandoci però sul ritaglio più pragmatico del discorso, bisognerebbe fare anche delle dovute considerazioni: gli uomini e le donne non sono cambiati, bensì le usanze sono state rimodellate.
Quindi il tanto decantato mutamento a cui molte volte drammaticamente si fa denuncia è solo sociale, quello individuale ne è poi una conseguenza. [N.d.R. non in termini assoluti]
Ma per quanto l’amore moderno sembri sfuggire dalla stabilità che un passato misericordioso sembrava avere, dobbiamo audacemente chiarire che non sempre un rapporto tra due individui, sia fidanzamento o matrimonio, presuppone l’amore.
Siamo abituati a considerare qualsiasi sodalizio come una promessa di sentimento, ma il più delle volte – e anche nel tanto decantato ieri – ciò non si è verificato.
Ma l’amore, dopotutto, può comprendersi davvero?
Di certo per amore non bastano le attenzioni, non basta la gentilezza né la disponibilità.
Una persona può essere con te la più cara di questo mondo e può coprirti di premure mai viste prima, ma può deliberatamente non piacerti.
Questo perché siamo uomini e siamo anche complicati, viviamo di mosse e contromosse: è questione di chimica, di intendersi diversamente, di scorgere nell’altro una luce che altrove non trovi.

L’amore non è neanche esserci sempre, anzi: la presenza continua e compulsiva dell’altro rischia di dar luce ad un mostro piuttosto comune nei rapporti: l’Abitudine.
Quando ti abitui è la fine, perché è in questi casi che la tesi “l’amore non esiste” trova il suo più sincero attecchimento.
Non sei innamorato, sei semplicemente abituato, asfissiato dalla presenza di una persona che ormai liberartene costa fatica, e quindi tanto comodo lasciarsi cullare, fingere che in fondo questa abitudine ci piace e può donarci una sorta di felicità.
E poi non è amore neanche la continua ostentazione dell’amore: nell’era dei social in particolar modo se non si documenta la propria relazione agli occhi altrui ci si sente inesistenti.
Che sia un selfie con tutti quei bei filtri di Instagram, oppure una foto che immortala un mazzo di rose e un bracciale costoso, poco importa: è online, adesso esisti.
Non negatelo, è un pensiero molto infelice ma piuttosto comune, gli artefici sono ben consapevoli dei propri obiettivi, neanche il loro subconscio censura queste chiare intenzioni.
In genere è difficile che sia amore tutto ciò che ha bisogno di una dimostrazione pubblica per assumere senso, ma non fraintendiamo: un conto è condividere attimi di felicità con chi si vuole bene, un altro è invece passare ipocritamente il tempo al telefono dimenticandosi completamente della presenza reale dell’Altro.

Non vivi l’Altro, semplicemente vivi la sua presenza in funzione degli altri.
Non è amore neanche lasciarsi completamente assorbire dal sentimento e dalla controparte che lo genera.
Molte volte i più associano questo sentimento al “non possono fare a meno l’uno dell’altra”, il che è invece traduzione di una prigionia senza sbarre, spaventosa e tragica.
Diventare completamente dipendenti di qualcuno non ci rende più forti, cosa che invece questo benedetto sentimento dovrebbe fare, bensì ci imprigiona in un modo piuttosto patetico di vivere la vita, tramutandosi successivamente nell’essere abitudine.
Diceva bene la Fallaci invece, amare è scegliersi liberamente, è poter avere sempre la possibilità di andare via ma non farlo. E’ essere liberi, indipendenti, svincolati ma comunque scegliere di restare accanto ad un altro. Non si ama per dipendenze, si ama per indipendenze. [N.d.R. la citazione che riporto è una mia libera interpretazione]
Forse siamo proprio una generazione che dell’amore fa meglio a coltivare il lontano ricordo del principe che salva la principessa. Paradossalmente la rappresentazione più superficiale del modo di intendersi tra due è anche più genuina rispetto alla triste caricatura che volontariamente ci stiamo offrendo.
Eppure qualche esempio d’amore sopravvive, fermati un momento e guardati attorno: troverai sempre quei due che si osservano più del dovuto, vedendosi davvero.

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