Mediterraneo teatro di scontri per la politica estera italiana

di Francesco Cirillo

Dopo il 4 marzo il prossimo governo che uscirà dalle urne elettorali dovrà rinnovare la presenza geopolitica italiana nel Mediterraneo, primo scacchiere internazionale in cui il nostro paese deve vedersela con l’attività russa nella parte orientale e con una Turchia altamente imprevedibile. Nella strategia italiana ci sono tre target che Roma deve consolidare nel suo estero vicino.

In Primis il mosaico libico dove ancora la seconda guerra civile, scoppiata nel 2014, rende difficoltoso per l’Italia aprire canali diplomatici con tutte le fazioni impegnate nel conflitto. La stabilizzazione della Libia, nei piani italiani, è centrale per fermare gli sbarchi che hanno sconvolto il nostro paese tra il 2015 e il 2016 e nel 2017, anche se con meno intensità grazie a politiche portate avanti dall’attuale ministro degli Interni Marco Minniti.

La missione in Niger, approvata dal Governo nel gennaio del 2018, si lega alla strategia del Governo Gentiloni per tentare di fermare, o diminuire, i flussi migratori. La missione ha aperto qualche polemica da parte di alcune forze politiche che la definivano una operazione militare legata alla protezione degli interessi Francesi. Qui Entra in gioco un elemento fondamentale per proiettare la nostra forza diplomatica : le Forze Armate.

Chi non ha una Forza armata adeguata ai tempi dell’attuale (dis)ordine globale, difficilmente potrà avere un peso geopolitico nelle relazioni internazionali attuali. In cima alle priorità della sicurezza Nazionale Italiana è presente il terrorismo internazionale. Per diverso tempo è stato l’unica priorità per i nostri governi. Ciò ha escluso qualsiasi obiettivo geopolitico a lungo termine.

Il Futuro Esecutivo dovrà necessariamente, se vorrà far riavere all’Italia un peso nello scacchiere mediterraneo, rielaborare le nostre priorità internazionali. Tra queste il ritorno di una influenza italiana nei Balcani, zona geografica fondamentale per i nostri interessi geopolitici. Dagli anni novanta abbiamo rinunciato ad avere una influenza sugli stati balcanici occidentali per via dei nostri fantasmi legati alla Seconda Guerra mondiale. Oggi abbiamo la possibilità di diventare un riferimento per i paesi dei Balcani occidentali ma dobbiamo avere la capacità di scrollarci i fantasmi del passato dalle spalle. Il 5 Marzo ci dirà la nostra futura Politica estera, se ci sarà una politica estera indipendente.

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