Il fastidioso mito dei “veri comunisti”.

da Teseo.

Il mito dei “veri comunisti” pare una delle leggende metropolitane più diffuse della scena politica attuale. Immagine rievocata dai “rottamatori” della sinistra renziana per denigrare I membri della vecchia guardia, tanto quanto dai compagni della vecchia sinistra radicale che inseguono le vanesie fantasie rivoluzionarie marxiste credendo di essere ideologicamente più puri dei “rottamatori” renziani. Sino a quando questa leggenda metropolitana rimane confinata all’interno della galassia della sinistra italiana, poco male. Il problema viene nel momento in cui questa leggenda sconfina anche negli ambienti della destra. Vi è una specie di senso d’inferiorità nei confronti della sinistra a livello storico, senso d’inferiorità che si contrappone all’attuale mancanza di contenuti dell’attuale sinistra, trincerata dietro a tematiche come immigrazionismo e liberalismo. Viene così a formarsi una specie di fascinazione nei confronti di fenomeni mediatici come Marco Rizzo ed il suo Partito Comunista, tristemente famoso per aver recentemente partecipato alla manifestazione antifascista di Macerata con gli ingiuriosi cori contro le vittime delle foibe. Coloro che sono vittima del senso d’inferiorità verso I compagni e sostengono l’idea dei “veri comunisti” tendono a rifugiarsi dietro a determinate tematiche spesso ricorrenti nelle loro argomentazioni. In primo luogo, il presunto patriottismo dei regimi comunisti durante la guerra fredda. Il “patriottismo” in regimi come quello jugoslavo o quello sovietico era realizzati anzitutto attraverso la repressione delle identitá nazionali che componevano I governi di questi paesi. L’URSS condusse una guerra spietata contro le oltre 140 etnie che componevano la canara sovietica. Deportazioni, collettivizzazioni e genocidi furono alla base del regime sovietico, la distruzione del contado russo venne condotta con metodo scientifico e brutale. Furono saccheggiate le chiese e derubate le reliquie sacre ai contadini. L’esasperazione del contado rurale russo portò ad episodi come l’Antonovscina, la rivolta anticomunista di Tambov. Una delle più grandi fonti della lotta tra l’identitá nazionale russa ed il bolscevismo è senza dubbio il Premio Nobel Aleksandr Solzhenitsyn, che ben descrive la brutalità con cui il regime comunista ha represso I poveri contadini russi, anche usando gas chimici e dispiegando massicciamente le truppe del regime bolscevico. Una violenza che si sarebbe ripetuta in Ucraina, Estonia, Lettonia e Lituania. Invasioni e deportazioni furono mezzi con cui venne attuato lo spregiudicato sradicamento delle identità culturali attuato dal marxismo. L’apice della violenza sarebbe stata raggiunta con il genocidio ucraino, l’Holodomor. Negli anni ’60, nei paesi baltici si è avuta la repressione attiva dei movimenti identitari di matrice cristiana o pagana, costringendo molti nazionalisti identitari estoni alla clandestinità fino alla caduta del muro di Berlino. La repressione dei nazionalismi e delle identità nazionali venne attuata nel medesimo modo spregiudicato dalla Yugoslavia titina. Molte delle tensioni maggiori internazionali che oggi sconvolgono lo scenario internazionale sono originate proprio dal fallimento da parte dei regimi comunisti di reprimere le identità dei popoli, vedasi la guerra in Yugoslavia e le guerre nelle ex repubbliche sovietiche. Non solo nei regimi sovietici, ma anche nei partiti comunisti d’occidente c’è sempre stato un forte sentimento anti patriottico. Vedasi gli ideali fortemente anti militaristi ed anti nazionali dei comunisti tedeschi guidati da Rosa Luxemburg, la cui rivolta spartachista è stata repressa dai patrioti dei freikorp tedeschi. Per non parlare della spagna, dove durante la guerra civile il fronte repubblicano antifascista si è dato a selvagge fucilazioni di massa dei militanti di destra e membri del clero, con chiese profanate trasformate in depositi di munizioni e suore stuprate. I repubblicani non si sono risparmiati alleanze di comodo con I secessionisti catalani e gli indipendentisti baschi: Una guerra totale ai danni dell’identità e dell’integrità della nazione spagnola. Il collante di questi fenomeni politici è un forte anti nazionalismo, un avversione nei confronti della nazione e dell’identità nazionale del proprio paese. Chi eccelle in questo forse è proprio la sinistra italiana, da sempre in prima linea nel dare contro gli interessi della Patria. Si pensi a Pertini, colui che baciò la tomba del maresciallo Tito, fucilatore e sterminatore degli italiani in Istria e Dalmazia. Si pensi agli agitatori comunisti che cercarono in tutti I modi di sabotare lo sforzo bellico dell’Italia e delle forze dell’Intesa nel primo conflitto mondiale, basta pensare ai grandi finanziamenti che Lenin ottenne dal Kaiser Guglielmo II per rovesciare gli zar e far uscire la Russia dal conflitto firmando la svantaggiosa pace di Brest Litovsk (alla faccia del patriottismo!!!). Nei decenni successivi al primo conflitto mondiale la narrativa della sinistra anti italiana si è prodigata molto per smantellare I miti e gli eroi della parentesi risorgimentale ed unitaria. Si pensi agli scritti di gramsci e gobetti, padri dell’antifascismo italiano e fondatori del cosidetto “meridionalismo”, la corrente storica revisionista ed antirisorgimentale (gli scritti di Gobetti, pieni di invettive contro I patrioti italiani, sono fatti prevalentemente di retorica e vuote frasi apodittiche). Per non parlare di produzioni cinematografiche vergognose come “Uomini contro”, film dal contenuto spaventosamente anti militarista ed anti italiano, fatto dal regista iscritto al Partito Comunista Francesco Rosi (il film prende liberamente spunto da Un anno sull’altopiano di Lussu, LETTERALMENTE inventando episodi bellici che gettano fango sull’esercito italiano e sullo sforzo bellico italiano nel primo conflitto mondiale). Il film, boicottato nelle sale cinematografiche, è stato pesantemente trasmesso sulle reti di sinistra della televisione italiana, sponsorizzando così l’immagine negativa del nostro esercito.

Malgrado questa mole imponente di fatti storici (non approfondibile in poche righe di un articolo ed a cui sono state dedicate pagine e pagine in passato), il perverso fascino delle uniformi sovietiche pare essere fonte d’attrazione per molti, dai nostalgici postcomunisti a quelle frange dell’imbarazzante categoria della destra “rossobruna”. Sia chiaro, il rossobrunismo è fenomeno prettamente web, non ha alcuna rilevanza politica. Resta il fatti che lo studio di determinate dinamiche può essere utile per disinnescare in futuro certe fastidiose derive di una destra che, incapace di fare politica nella realtà, va prendendosi in inutili infatuazioni ideologiche figlie dell’irrisolto complesso d’inferiorità verso la sinistra che ha saputo monopolizzare ieri come oggi gli spazi della cultura.

Il ricorso alla dialettica dell’antiamericanismo da parte dei neosovietici diventa una parodia di se stessa nel momento in cui ci si ricorda di come nella seconda guerra mondiale l’Unione Sovietica fosse alleata degli Stati Uniti e del Commonwealth britannico nella guerra contro I governi nazionalisti europei, siedendo al tavolo dei vincitori assieme alle potenze capitaliste occidentali.

Comunanza d’intenti ripetutasi a Suez nel 1956 con l’alleanza tra URSS ed USA atta a reprimere le velleità di potenza di Francia e Gran Bretagna. Non può essere più falsa e bugiarda la dialettica “antimperialista” talvolta adottata dai sostenitori dell’operato sovietico: quanto è stata anti imperialista l’invasione immotivata ai danni della Finlandia nel 1941 che portò alla guerra d’inverno? L’invasione della Polonia nel 1939 con I massacri di Katyn? L’invasione e l’occupazione delle repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania? L’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956? L’invasione dell’Afghanistan? È chiaro che l’uso della bugia e della menzogna fa parte del tipico utilizzo della dialettica dei “veri comunisti”‘.

Da non trascurare poi la questione organizzativa. La sinistra odierna vanta le medesime reti di potere del passato. Le roccaforti rosse restano le università ed I salotti intellettuali, grazie al controllo dei giornali e dei grandi media la sinistra può guidare l’opinione pubblica ed influenzare l’attualità. Può lanciare psicosi, istigare alla violenza e dettare le regole del panorama culturale. Può lanciare campagne di odio contro I propri avversari politici, decidere il colore della pelle dei personaggi storici per agire a livello culturale e “preparare le condizioni del meticciato” o oppure far tacere le violenze di una parte politica inventandosi di episodi di violenza mai commessi dalla parte opposta.

Vi è infine la questione pratica, quella sociale. A partecipare al corteo antifascista di Macerata c’erano tutte, ma proprio tutte le sigle della sinistra italiana. I centri sociali di potere al popolo, ONG immigrazioniste, +Europa, il PD, I comunisti di Rizzo e la sinistra di Liberi ed Uguali. Quale altra prova serve a mostrare l’infondatezza del mito dei “veri comunisti”? I comunisti, vecchi e nuovi, moderati ed estremisti, sono tutti scesi in pizza allegramente assieme, uniti alla feccia immigrazionista ed antipatriottica. Slogan a favore delle foibe, canti partigiani, invocazione alla violenza contro politici di destra, slogan immigrazionisti ed immigrati africani in prima fila in bella mostra a portare striscioni e cartelloni debitamente forniti dai compagni. Serve altro per capire che I comunisti sono sempre stati questo e sono tutt’ora questo?

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *