Intervista a Barbara Cerusico, candidata per Fratelli d’Italia al Consiglio Regionale del Lazio

di Federica Ciampa.

Barbara Cerusico, candidata per Fratelli d’Italia al Consiglio Regionale del Lazio, comincia il suo impegno politico a 14 anni con il Movimento Sociale Italiano, frequentando le sezioni di Acca Larentia e di Colle Oppio. Nel 1987, poi, partecipa al Congresso dell’MSI di Sorrento, in occasione del quale Giorgio Almirante presenta come proprio delfino Gianfranco Fini. Prosegue la sua militanza in Alleanza Nazionale, frequentando il Circolo di Via Etruria e si candida due volte nei Municipi. Successivamente, Francesco Storace crea “La Destra” e Barbara decide di seguirlo e di appoggiarlo: dunque, si candida altre due volte con “La Destra” e un’ultima volta al Senato col MIR di Samori. Smette per un lungo periodo, perché disgustata da come la politica si evolve. Nonostante ciò, inizia ad impegnarsi nel sociale, costituendo anche un’associazione che si chiama “DONNE PER LA SICUREZZA ONLUS” lasciata sempre fuori dalla politica e dai simboli. Inizia a seguire FDI e decide, dunque, di candidarsi con loro: secondo Barbara, questo partito professa ancora quei valori che lei ha sempre amato, in cui ha sempre creduto e che pongono al centro la Patria, a differenza di tanti altri partiti.

– Se il centro-destra vincerà queste elezioni regionali, cosa pensa di fare per risolvere il problema abitativo dei terremotati del centro Italia? Sappiamo che alcune abitazioni sono state consegnate, però, spesso, risultano totalmente inadeguate.

Innanzitutto il terremoto che ha colpito Amatrice e il Lazio nell’Agosto 2017 e’ stato e resterà una ferita aperta per la nostra Regione. I terremotati colpiti, purtroppo, vivono una realtà diversa da chi vive in città. Il clima dovuto all’altitudine e le condizioni territoriali differenti da una città non devono autorizzarci a costruire abitazioni non consone ad una vita regolare, solo per il mero interesse di qualche politico che appalta ad amici degli amici la ricostruzione. Occorrono abitazioni che permettano ai cittadini colpiti da questa immane tragedia di vivere in condizioni decorose: è intollerabile che a distanza di pochissimi mesi dall’insediamento di queste abitazioni container ci siano infiltrazioni di acqua o non funzionino i riscaldamenti.  Ciò significa che ci sono stati molta superficialità, pochi controlli, poca presenza e scarsa disponibilità dei responsabili politici regionali e di governo di fronte ad un disastro che ha visto sfilare durante i funerali di tanta povera gente il fior fiore della politica in carica, con promesse e rassicurazioni poi risultate non adempiute.  La  ricostruzione deve seguire un ordine prioritario affinchè si possa effettuare un utilizzo coerente ed efficiente dei fondi messi a disposizione dal Governo Nazionale e dall’Unione Europea. Inoltre, bisogna permettere ai terremotati di ricrearsi una vita normale, non dissimile da quella degli altri cittadini italiani. E’ stata colpita una parte del centro Italia che come sua peculiarità ha il turismo e le eccellenze alimentari: permetteremo a queste popolazioni di rialzare la testa, agevolando la ricostruzione, anche attraverso l’abolizione delle tasse per un dato periodo.

–  Sembra che il Ministero della Salute abbia assegnato il penultimo posto al Lazio per ciò che concerne il rispetto dei livelli essenziali di assistenza. Come si può migliorare la sanità laziale, secondo il vostro programma?

Paradossalmente lo stesso Ministro della Salute Lorenzin conferma il disastro della Sanità Laziale, addirittura prorogando a gennaio 2019 l’uscita dal Commissariamento. Dunque, il nuovo Consiglio Regionale inizierà con un carico non indifferente. Anche i sei grandi nosocomi romani continueranno ad essere commissariati per tutto l’anno prossimo, a causa delle gravi perdite economiche.

I “pazienti” cittadini Laziali hanno già preso atto da lungo tempo dei disservizi della Sanità. I vari pronto soccorso sono sempre più al collasso e le liste d’attesa per gli esami strumentali e le visite mediche non riescono ad essere ridotte e nonostante l’aggiornamento finalmente dopo 16 anni dei nuovi LEA – Livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale (tasse) – i livelli di cura e assistenza, lì dove presenti nel Lazio, sono del tutto insufficienti ai bisogni dei cittadini. Sebbene, inoltre, siano stati aggiornati gli elenchi delle malattie croniche rare e invalidanti, che avrebbero diritto all’esenzione del ticket e alle cure gratuite, alcune di queste, come per esempio la MCS (Sensibilità Chimica Multipla) – la malattia “invisibile”, della quale soffrono una moltitudine di persone – è riconosciuta solo in alcune regioni ed attualmente non ci sono i finanziamenti per garantirne le cure.

Infine, ma non per ordine di importanza, la situazione di svantaggio che caratterizza la vita delle persone con disabilità grave e non autosufficienti, determinata direttamente dalla minorazione fisica, psichica o sensoriale, persevera e, anzi, talvolta si amplia in conseguenza del fatto che i servizi socio-assistenziali attualmente realizzati sono inadeguati alle loro esigenze reali, così come i servizi di trasporto a loro dedicati, insufficienti, inadeguati e male organizzati. La maggior parte di questi soggetti riconosciuti dalla Legge 104 art.3 comma 3, nonostante la gravità della situazione, potrebbe esprimere proficuamente le loro potenzialità in ogni settore della vita sociale. La minorazione funzionale, infatti, mentre da un lato riduce l’integrità fisica, psichica e l’autonomia personale, dall’altro, se supportata da un servizio d’assistenza adeguato, non è affatto un impedimento assoluto all’autodeterminazione e alla piena integrazione sociale: è noto, infatti, come molti di questi soggetti abbiano acquisito una notevole preparazione culturale e professionale e occupino posti di rilievo nel mondo del lavoro. Tuttavia, anche quando la gravità della disabilità non permette un progresso così ampio, l’unicità della persona e la peculiarità della sua testimonianza di vita sono qualità così importanti, che la loro valorizzazione da parte della società costituisce il contrassegno della grandezza della sua civiltà. È interesse di tutti, dunque, in particolare delle istituzioni, mettere in luce le risorse di questi soggetti in modo da garantire loro il diritto all’autonomia e alle pari opportunità di vita, e la piena e fattiva partecipazione al progresso sociale, civile ed economico della collettività. Per questa ragione è indispensabile non soltanto promuovere, bensì assicurare ai soggetti non autosufficienti livelli essenziali di assistenza permanente, continua e globale, commisurati alla gravità della disabilità. Ciò richiede una risposta sollecita, adeguata ed efficace in mancanza della quale si generano stati intollerabili di deterioramento della qualità della vita del soggetto e del nucleo familiare, in particolare delle donne (madri, sorelle) le quali, a volte, devono rinunciare al lavoro per supplire all’inadeguatezza dei servizi di assistenza al proprio congiunto.

Un altro vero paradosso è che per i turisti è necessaria una assicurazione per avere il visto turistico. Nel frattempo, però, andiamo sulle coste africane a prendere fantomatici richiedenti asilo, per oltre il 90% clandestini, i quali gravano per 5 miliardi di euro sul sistema sanitario nazionale: tutto grazie al PD. In paesi come Canada, Australia ed Usa, invece, l’assicurazione sanitaria è obbligatoria anche per un semplice viaggio. Solo il 5% dei richiedenti asilo viene ritenuto effettivamente tale: il problema è che, però, anche dopo decreto di espulsione, gli altri restano e continuano a gravare sul nostro sistema sanitario. Come si risolve il problema? Bisogna innanzitutto riconoscere i rifugiati in modo più rapido; inoltre, le espulsioni devono essere effettuate in maniera fisica e tornare a farsi curare in patria. In ogni caso, hi vuole é liberissimo di curare i clandestini in Africa con i suoi soldi e non con le tasse della collettività.

– Come avete intenzione di gestire il ciclo dei rifiuti della Regione? Il problema non riguarda solo Roma, ma anche le altre province.

Vogliamo cambiare radicalmente rispetto alla passata legislatura che su questo tema è rimasta inerme.  C’è bisogno di riattivare i termovalorizzatori già esistenti e, soprattutto, di educare i cittadini ad una corretta raccolta differenziata. E’ impensabile che la Regione Lazio spenda cento milioni l’anno per prendere i nostri rifiuti e portarli fuori dalla regione, per conferirli ad altri termovalorizzatori che nel resto d’Europa, nei centri delle città, generano calore ed energia elettrica. “Questa è la politica delle non scelte, la paura di Zingaretti di prendere decisioni”: così ha detto più volte il nostro candidato alla Regione Lazio Stefano Parisi. Il nostro intento finale e’ ridurre a zero i rifiuti.

– Un altro problema del Lazio, anche se meno discusso, riguarda i parchi regionali, che versano in uno stato di degrado: avete una soluzione nel merito?

Maggiore cura, difesa e manutenzione delle aree verdi presenti nella città di Roma e nella Regione, attraverso la riqualificazione di aree abbandonate dalla passata amministrazione. Bisogna anche effettuare una responsabilizzazione del cittadino alla cosa pubblica, alla tutela del territorio, troppo spesso aggredito da incuria e inciviltà.

– Ci sono punti del programma per la Regione, in cui Fratelli D’Italia si differenzia rispetto alla coalizione?

Il nostro movimento e’ un movimento di PATRIOTI, le nostre 15 priorita’ sono

  1. Piani di sostegno alle famiglie e alla natalita’
  2. Prima ITALIA e prima gli ITALIANI
  3. Sicurezza e legalità
  4. Contrasto all’immigrazione irregolare e NO IUS SOLI
  5. Tutela della nostra identità
  6. Meno tasse e meno burocrazia
  7. Difesa delle nostre eccellenze, del Made in Italy
  8. Rilancio economico a partire dal SUD
  9. Sostegno a chi crea occupazione e sostegno a lavoro autonomo
  10. Cultura al centro dell’identità’ ITALIANA
  11. Contrasto alla povertà, politiche sociali efficienti e tutela della salute del cittadino
  12. Diritto ad un futuro per i nostri giovani
  13. Tutela territorio e ambiente
  14. Banche al servizio delle famiglie e delle imprese
  15. Riforme per un Governo forte ed efficiente

Queste sono le nostre differenze, anche se oggi, in campagna elettorale, pur di accaparrarsi un voto in più tutti dicono ciò che noi diciamo da anni!

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