L’Italia ignora la sua geopolitica mediterranea

di Francesco Cirillo.

Con uno scenario come quello del Mediterraneo sconvolto dalla rinascita navale russa, da una Turchia che con Erdogan punta ad avere un ruolo di potenza egemone nell’Egeo, rischiando di aprire uno scontro con la Grecia( suo vicino ed due paesi membri della NATO), l’Italia deve obbligatoriamente ritornare ad essere il perno del Mare Nostrum per mantenere un “Balance of Power” nello scacchiere. Per fare ciò la nostra diplomazia deve rivedere le sue priorità geopolitiche, in primis sulla nostra marina militare.

La Marina Militare italiana, nonostante i tagli per via della crisi economica, ha ricevuto nel 2014 una legge navale che ha consegnato alla Marina un finanziamento da 5,4 miliardi di euro. Ciò sta garantendo alla nostra flotta di rinnovare le nostre unità con la costruzione di quasi 11 nuove navi. Questa legge navale,nonostante sia una piccola parte di quello che si aspettavano i vertici, potrà preservare il comparto navale italiano ed avvantaggerà il comparto industriale nazionale legato alla Difesa. Per Roma il rinnovamento della Flotta è la testa di ponte per riprendere un certo ruolo di egemonia nel Mediterraneo e ritornare a competere con la flotta Francese e con quella Britannica, visto il vantaggio geografico del nostro paese. Come diceva Napoleone la politica di uno Stato si rispecchia nella collocazione geografica dello Stato . L’Italia però, nonostante una posizione strategicamente decisiva, manca di una seria strategia geopolitica nonostante abbia a disposizione una delle maggiori flotte militari del Mediterraneo. La Marina continua nel potenziamento bellico delle sue unità, rappresentate principalmente dai Pattugliatori polivalenti d’altura(PPA ) e dalle Fregate multimissione FREMM. Le PPA e le FREMM, negli anni avvenire, saranno le punte di diamante della nostra marina. Le PPA saranno capaci di operare come veri e propri incrociatori leggeri per via del loro potenziamento bellico, dimensioni ed raggio di operatività. Infatti sono in grado di operare in zone marittime distanti dai porti italiani come nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, dove la Marina Italiana partecipa ad operazioni di anti-pirateria.

In sintesi; l’entrata in servizio dei nuovi assetti si che porterà ad un meno tonnellaggio della flotta ma migliorerà completamente le nostre capacità belliche navali. Mentre si attende che il nuovo Parlamento, dopo il 4 Marzo , tenterà di dare al paese una nuovo governo la Marina deve fare i conti con uno scacchiere geopolitico del Mediterraneo altamente destabilizzante. Visto il disimpegno americano nella regione(la Sesta Flotta mantiene attualmente la sua Ammiraglia USS Mount Whitney a Gaeta e quattro cacciatorpediniere nella base di Rota, base ad amministrazione congiunta con la Spagna, situata nei pressi di Cadice), una rinnovata presenza navale di Mosca nel Mediterraneo Orientale e nei pressi della Cirenaica e la comparsa delle prime unità militari cinesi sono soltanto una piccola parte del problema. L’Italia deve guardarsi anche dai riarmi navali messi in campo dall’Egitto, dalla Turchia e dalla Algeria che puntano a rafforzare la loro proiezione marittima sul mediterraneo per rafforzare la propria diplomazia estera. Inoltre Roma deve competere con il rinnovato attivismo estero francese. I Due paesi hanno messo in atto, nel 2017, uno scontro diplomatico-commerciale sulla Megacommessa Navale da 5 miliardi di euro per rinnovare la Marina del Qatar, scontro vinto dalla nostra Fincantieri, dando a Parigi una sonora sconfitta. Ma ciò non ha alterato le strategie poste dalla Difesa. L’ultimo Libro Bianco, presentato dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti il 21 Aprile del 2015, non fa nessun accenno al Mediterraneo Allargato( teatro geopolitico che aggiungeva anche il golfo della Guinea ed il Golfo Persico). Il Libro Bianco ha inserito come nuova priorità il teatro mediterraneo come spazio geopolitico per la tutela degli interessi nazionali. Questa riduzione rappresenta una grave mancanza di vedute geopolitiche che di fatto ridimensiona l’apparato militare italiano. Questa scelta viene vista come un tentativo di aumentare l’influenza dell’Esercito sulle altre componenti delle Forze Armate. Ciò potrebbe causare una impreparazione geopolitica per il nostro paese, rischiando di farci trovare prigioniera di una strategia nazionale inadeguata alla tutela degli interessi nazionali.

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