Anni di piombo oggi? I punti di vista di Gabriele Adinolfi e Marcello de Angelis

di Manuel Di Pasquale.

I media continuano a soffiare sull’odio generato dalla contrapposizione politica dei due opposti: fascisti ed antifascisti.

In questi giorni i guai li stanno causando i militanti della seconda fazione: i centri sociali – seguendo i diktat del loro partito di riferimento, Potere al Popolo – stanno mettendo a ferro e fuoco le nostre città.

I fatti di Torino di ieri sera sono solamente l’ultimo evento in ordine cronologico di una esasperata caccia al fascista, fomentata non solo da questi movimenti marginali, ma in special modo dalla stampa – con il gruppo l’Espresso in pole position – e da esponenti istituzionali – tra cui Laura Boldrini, che col suo modus operandi applica una bieca cecità per mero tornaconto elettorale.

Di seguito raccolgo due scritti di due importanti giornalisti che gli anni di piombo li hanno vissuti in prima linea, sulla loro pelle, pagando anche per reati che non avevano commesso, a causa di una magistratura politicamente schierata: Gabriele Adinolfi e Marcello de Angelis.

Il Primato Nazionale (click per link fonte) oggi ha pubblicato un articolo a firma di Gabriele Adinolfi. Lo riporto qui:

<<Non è di oggi mio attestato di stima per Adriano Scianca, uno dei pochissimi analisti intelligenti di quest’ambiente, messi insieme i quali si avrebbe difficoltà a formare una squadra di pallacanestro. Mi sorprende solo a metà il fatto che una persona nata nello stesso giorno in cui venne consumata la strage di Bologna, quindi praticamente alla fine degli anni di piombo, abbia colto degli aspetti essenziali che indicano come l’odierna scimmia degli opposti estremismi e della strategia della tensione sia relativamente fragile. Identificando l’intervenuta frantumazione della società, la crisi della socializzazione, l’atomismo individualista, la perdita del senso del tragico, Adriano coglie la gran parte degli aspetti che rendono le due epoche incomparabili e, quindi, le giocate irripetibili.

Complimentandomi aggiungerei alcuni elementi. La strategia della tensione nacque in un momento in cui coloro che la guerra civile l’avevano combattuta erano cinquantenni attivi e con molti conti in sospeso; infine, da ambo i lati, rimpiangevano e volevano riprendere una rivoluzione interrotta. Essa fu poi anche l’effetto psicologico di una grande illusione generazionale – quella che aveva prodotto l’aborto del 68 – che sognava di conquistare il cielo e di cambiare il mondo. La sopravvenuta delusione produsse il nichilismo distruttivo che avrebbe caratterizzato il movimento del ’77 e sarebbe stato l’humus della stagione del terrore. Infine l’Italia era al tempo stesso un luogo strategico nella centralità mediterranea e negli equilibri est/ovest oltre ad essere una protagonista regionale in conflitto con Francia, Inghilterra e Israele. Un vero e proprio campo di battaglia in cui si ebbe l’utilizzo dello stragismo e della lotta armata.

Oggi nulla di tutto questo è attuale. Ha ragione Adriano nel sostenere che senza l’enfatizzazione dei social non si sarebbe neppur posto il problema. Tutto bene allora, niente da temere? Non proprio. L’odio antifascista è stato nuovamente instillato, sia pure per un calcolo dozzinale. Il governo delle sinistre, liberal in fatto di costumi (immigrazione, eutanasia, omosessualità) e liberista in fatto di economia, ha delegato a questa patologia morbosa il suo essere di sinistra. In un agglomerato umano cinico ed isterico, quale è quello odierno, la brama del linciaggio è rinata e si esprime in isterie quotidiane. Alle quali, in senso eguale e contrario, si risponde dal pianeta social di destra, come mai era avvenuto al tempo di “uccidere un fascista non è reato” quando noi mantenemmo comunque il rispetto per il nemico e ci rifiutammo di cadere nei suoi stessi schemi. Ce n’è quindi abbastanza perché si scivoli sulla china e perché vengano consumati drammi che resteranno probabilmente episodici perché è improbabile che la guerra civile diventi organica.

C’è però di peggio. Con la disumanizzazione del fascista e con il baccano della canaglia, sono altresì prevedibili repressioni giudiziarie inique e insensate ma nondimeno violentissime. Queste potrebbero fornire il paravento per la classe politica italiana impegnata a breve a cercare un’impossibile quadratura del cerchio. Negli ultimi decenni essa non ha visto o non ha voluto vedere come stava cambiando il mondo e si è ritrovata oggi con tutte le contraddizioni economiche irrisolte, a dover fare i conti con l’abbandono sostanziale del papà americano, impegnato altrove, con l’indebolimento del padroncino inglese, con il cambio di velocità dei tedeschi e dei francesi, e perfino degli spagnoli e dei mitteleuropei. Tergiversando troppo, pensando di esser così furbetta, la classe dirigente italiana non ha preso provvedimenti di alcun tipo e adesso deve assumere in qualche modo il proprio default di cui dovremo pagare tutti le conseguenze. Ecco che allora il pericolo fascista e il mostro fascista torneranno utili per i diversivi nei momenti topici. In questo malauguratamente le due epoche non sono così distanti.>>

 

Sempre oggi, anche Marcello de Angelis ha detto la sua. Il cantante dei 270bis ha scritto la sua opinione direttamente sul suo profilo personale Facebook:

<<TUTTO GIA’ VISTO. CI SIAMO GIA’ PASSATI.
LA VIOLENZA NON NASCE DAL NULLA E NON TORNA DA SOLA.

Iniziò nel 1972, quando il Msi sfiorò il 10% dei voti. Erano già 25 anni che il partito dei “reduci di Salò” era in Parlamento e nessuno aveva veramente tentato di contrastarne l’esistenza. E questo malgrado la guerra civile fosse finita da poco. Esisteva un patto tra la Dc e il Pc sulla spartizione del potere in Italia, sul modello di quello stabilito a Yalta tra Usa e sovietici: ci si odiava, ma si manteneva un equilibrio bipolare, un duopolio che non permetteva slittamenti.
I fascisti, dunque, furono un pericolo solo quando diventarono una forza democraticamente imbarazzante, creando un’alternativa non tanto alla sinistra, ma al monocolore democristiano.
Ai comunisti aveva sempre fatto comodo un partito esplicitamente neo-fascista, perché legittimava l’esistenza di un grande partito anti-democratico come era il Pc, espressione italiana di un regime totalitario come quello sovietico, grazie alla “scusa” dell’argine contro il pericolo di un ritorno del fascismo. Vale la pena di ricordare che la legge Scelba la fecero i democristiani, non i comunisti, che invece temevano una legge simile contro se stessi. Vale la pena di ricordare che la famosa XII disposizione della Costituzione si chiama “transitoria” e che il limite della sua transitorietà è costituzionalmente determinato dal secondo paragrafo (quello che nessuno cita mai), che impone la sospensione dei diritti politici ai rappresentanti e membri del Pnf per cinque anni. Fu proprio alla scadenza di questo quinquennio che la Dc inventò una legge che perpetuasse quella transitorietà, vedendo che il consenso per il Fascismo era ancora troppo vivo.

Ma la violenza antifascista venne molto dopo, quando si affermarono, dopo il ’72, i gruppi paramilitari che sfuggivano al controllo del Pci e che fecero della guerriglia urbana e del pestaggio con le chiavi inglesi la loro pratica quotidiana.
Ma anche quei gruppi avrebbero avuto vita breve come in altre nazioni europee, anziché sfociare nella lotta armata, se non fosse stato per le connivenze e le protezioni di sponsor e fiancheggiatori istituzionali e “cattivi maestri”.
LA LORO VIOLENZA ERA CELEBRATA, COPERTA, LEGITTIMATA, PROMOSSA, ISTIGATA da giornalisti, magistrati, teatranti, professori, sedicenti uomini di cultura, che dai comodi salotti e dai loro attici nei centri storici, costruivano la mistica dello sterminio dei portatori della Peste, del Fascismo sempre in agguato, della demonizzazione e disumanizzazione di chiunque indicassero come portatore del Male.
Quelli che sprangavano, bruciavano sedi e case con ragazzi e bambini dentro, vessavano, mettevano alla gogna, umiliavano e infine uccidevano erano – allora come oggi – dei meri strumenti di quel Gioco di società al Massacro che veniva gestito e pilotato con le terga bene al caldo, godendo di una viziosa sensazione di potere.

Oggi come allora, gli esecutori sono ragazzini viziati, figli di papà e mamma cresciuti nella certezza dell’impunità. Sanno che i loro gesti, per quanto criminali, gli otterranno il plauso dei genitori e della maestra… Loro possono. E lo fanno. Nessuno li chiamerà Teppisti, Criminali, Violenti e se uccideranno non saranno Assassini. Sono solo Disobbedienti, Antagonisti, Indignati, Ragazzi e Ragazze dei Centri sociali, i Giovani, gli Studenti… Comunque “antifascisti”, quindi derattizzatori, agenti del Bene contro i sospetti agenti del Male. Come gli inquisitori, che torturavano, violentavano, vessavano e bruciavano in nome di un incerto dio, piccolo, vendicativo, meschino e crudele.

Quegli esecutori, come questi di oggi, non esisterebbero senza chi li loda, chi li istiga, chi li benedice e chi li assolve.
Alla fine, grazie a loro, i detentori del Potere inventarono la “teoria degli opposti estremismi”, per convincere gli elettori che è meglio restare fermi nella via mediana. Teoria che, non a caso, già si ritrova nei titoli dei giornali…

E le cose andranno peggio, ce lo dicono la storia e la memoria. Prima o poi qualcuno reagirà. Prima o poi qualcuno perderà la vita e si innescherà una catena. E se non dovesse accadere ci penserà qualcuno nell’ombra a causare l’esplosione o la tragedia. Prenderanno un caso di cronaca poco chiaro e grazie alla complicità delle grandi centrali dell’informazione – che sono quelle che già oggi vezzeggiano e istigano i violenti – creeranno un depistaggio ad arte per scatenare l’inferno.

Io che ho attraversato quell’Inferno – o piuttosto, come molti altri, ci sono nato dentro – io che poi, per il resto della vita, ho fatto il giornalista, so che l’Odio viene dalla predicazione dell’Odio e il Crimine dalla sua Giustificazione.

Colleghi giornalisti! Smettetela con i due pesi e le due misure. Smettetela con la lavagna dei buoni e dei cattivi. Siate chiari e onesti nel denunciare i colpevoli. Non attaccate il ciuccio al carro del padrone che vi dice di vezzeggiare i provocatori.

Potrei essere più chiaro sulle firme e sulle testate, ma voglio ancora credere che sia l’irresponsabilità a provocare certi atteggiamenti e non il calcolo criminogeno.

Vi faccio un appello. Presto avrete le mani sporche di sangue e non vi basterà nessun pentimento tardivo a ripulirle.>>

 

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