La nuova Lega di Matteo Salvini: follie e visioni di un vero leader.

di Giuseppe D’Alessio.

Il 4 marzo ormai è alle porte, la tensione sale sempre di più, i sondaggi affermano che il centro-destra sia in vantaggio sul Movimento 5 stelle e su questa sinistra capitanata dal PD.

Capiamo il perché questo centro-destra sia così forte: siamo stati abituati a vedere la coalizione di destra, guidata solo ed esclusivamente da Silvio Berlusconi. Al fianco di Forza Italia prima e del PdL poi, c’è sempre la Lega Nord, quel partito tanto antipatico e odiato al sud e tanto amato al nord. Un partito nato e guidato da Umberto Bossi con fedeli “generali” come Maroni o Calderoli, per citarne alcuni. Improvvisamente la Lega Nord entra nel vortice degli scandali, l’intera famiglia Bossi e altri esponenti come Belsito vengono accusati e condannati per truffa allo stato. Proprio quel Bossi che attaccava la politica romana e meridionale, etichettandola come “Roma ladrona”. Dopo le pesanti questioni, la Lega perde pezzi, perde consensi, militanti, appoggi politici, ma soprattutto perde il suo creatore.

Ad ereditare il regno destinato all’estinzione è Roberto Maroni, l’uomo migliore di quella Lega Nord. La rotta cambia di poco, da alleati di Berlusconi i leghisti diventano dei veri e propri rifugiati del Cavaliere. Con un centro-sinistra al 40% e la nascita di un sotto valutato movimento, la Lega viene data per morta, resistendo con i suoi sindaci solo nelle aeree interne del Veneto e della Lombardia. Molti leghisti scappano dalla nave ormai colpita dall’iceberg, ma qualcuno resta. Quelli che restano sono i vecchi con la camicia verde, ma uno più di tutti rimane, anzi addirittura va al timone per cercare di migliorare una situazione quasi irrecuperabile .Quell’uomo è il presidente della Lega Lombarda Matteo Salvini.

Il giovane politico da sempre in prima linea nelle battaglie televisive e di militanza, eredita un regno che nessuno più voleva, senza contendenti, a parte qualche vecchia camicia verde di Bergamo. Il giovane inizia a portare una politica diversa, inserisce i suoi fedeli e manda a casa qualche vecchio, ma soprattutto i disonesti. La Lega Nord pian piano risale dagli abissi, inizia a riprendere conoscenza, ma soprattutto dimostra che non è morta.

Salvini decide di stravolgere il vecchio sistema leghista, inizia a parlare con umiltà di Roma e del sud, non solo di secessione, di federalismo o dei danni meridionali. Il nuovo leader inizia a far capire che per sopravvivere nel difficoltoso habitat politico italiano, bisogna cambiare gradualmente il partito. Inizia facendo capire che la Lega Nord al di là dello statuto, paradossalmente è un partito nazionale, che potrebbe prendere anche voti al sud.

Quest’idea etichetta Salvini come un pazzo, un folle, ma lui decide di provare a parlare con il popolo meridionale. Per essere corretti, i meridionali per la vecchia Lega erano anche abruzzesi e marchigiani. Inizia da quelle regioni a parlare in un modo prettamente di destra, ma rispettoso della propria storia. Ammette gli sbagli della vecchia Lega e qualche meridionale inizia a credergli, mentre la sinistra prendeva le redini del paese, facendo le prime vittime con il governo Monti, Salvini decide di parlare per tutta una nazione.

Parla di problemi nazionali, parla del problema Europa, di Germania e da eurodeputato suona la carica nei suoi discorsi. Il 19 dicembre 2014 nasce il movimento “Noi con Salvini”, un movimento valido dall’Abruzzo alla Sicilia. Salvini instaura ad ogni regione i coordinatori regionali, provinciali e cittadini. Tra le numerose adesioni, viene anche una pioggia di critiche, i meridionali che aderiscono vengono etichettati traditori e Salvini un lestofante che vuole I voti del sud per salvare la lega. Nonostante tutto, il neo movimento resiste, i tesseramenti e le adesioni crescono, insomma il “ponte” Noi con Salvini” non era solo un’utopia.

Il cambiamento non avviene solo politicamente, ma anche d’immagine e di linguaggio. Si inizia a far cadere la visione di quella Lega contro i meridionali, Salvini cambia pelle,il suo linguaggio piace, i suoi ragionamenti fanno aumentare di telespettatori qualsiasi trasmissione televisiva o radiofonica. Ma soprattutto i suoi collaboratori lavorano sul web, viene creato il personaggio prima e il politico poi. Nonostante il passato, Salvini passa da pazzo a visionario, con i fallimenti dei governi di sinistra, il malcontento cresce mostrandosi sempre di più vicino al linguaggio del leghista.

I discorsi di Salvini sono chiari, semplici, acuti, per la prima volta le persone capiscono completamente il linguaggio di un politico. Una Lega promotrice dell’euroscetticismo, ma soprattutto contro l’immigrazione clandestina. Cavallo di battaglia della Lega, ma soprattutto un problema nazionale. Il mutamento finale avviene anche a livello di marketing: il colore verde si inizia a vedere sempre di meno, le frasi come “prima il nord” scompaiono dal linguaggio di Salvini e dei suoi uomini. Salvini fa tappa in ogni zona meridionale con i suoi fedeli coordinatori, tra Palermo, Bari, Roma, Cagliari, Catanzaro manca solo la tappa a Napoli, quella più pericolosa ed importante a livello mediatico. Salvini scende a Napoli nel marzo del 2017, in una splendida giornata di sole, i telegiornali descrivono Napoli come una zona di guerra, i pullman vengono scortati nella mostra d’oltremare, ma l’evento non diventa un flop, anzi la sala è strapiena. Intanto la polizia si scontra con i centri sociali fuori dal cancello. Da quel preciso istante Il segretario della Lega passa da antagonista a protagonista della storia.

Prima di fare l’ultimo grande cambiamento, Salvini deve fare gli ultimi conti con la vecchia guardia guidata da Bossi, uno schieramento contro la nuova Lega, che ha l’unico intento di fermare proprio Salvini. Questo schieramento è formato da alcuni leghisti, ma a rappresentarli è Gianni Fava. Salvini decide di non scendere a nessun tipo di provocazione, lo scorso maggio Salvini batte Fava alle primarie con uno schiacciante 83% a 17%, quasi le stesse percentuali quando nel 2013 Salvini sconfisse Bossi.

Con un’ascesa mediatica incredibile, con la consapevolezza di essere il politico più seguito ed amato, dopo aver fatto breccia nel cuore dei meridionali e dopo aver sconfitto i fantasmi del passato, Salvini accelera il processo di trasformazione del partito. Nel 21 dicembre, Salvini presenta il nuovo soggetto politico, con un simbolo nuovo, ma soprattutto senza quel pesante nome nord. Viene eliminato il colore verde, inserendo colori come il blu e il giallo, un colpo di marketing notevole.

Insomma Salvini piace anche a chi non lo voterà, perché forse dopo tanti anni, l’Italia ha ritrovato un leader forte e carismatico, che potrà portare il nome del nostro Paese in tutto il mondo.

Affermo senz’ombra di dubbio che molti in Forza Italia, dopo Berlusconi, decideranno di appoggiare la nuova Lega. Ma ora non resta che aspettare il 4 marzo. Buon voto.

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