L’antidemocrazia antifascista orwelliana

di Davide D’Anselmi

I movimenti antifascisti manifestano in tutta la penisola un odio parossistico nei confronti di qualsiasi movimento o partito di destra, che si chiami “Lega”, “Fratelli d’Italia” o “CasaPound” poco importa, sono fascisti e vanno combattuti, la violenza è un richiamo primordiale della Resistenza, peccato sia fuori contesto e generalizza su innumerevoli differenze tra il 1945 ed oggi. Ma non è questo il punto dell’articolo.
Ciò che bisogna sottolineare sono due aspetti tra loro conseguenti. Il primo è la decadenza sempre più forte dell’ideale antifascista, che se prima era un obbligo per tutti i partiti, basti pensare alla DC prima e dopo a Bossi e lo stesso Berlusconi che nei momenti di difficoltà ha fatto uso di un richiamo all’antifascismo, adesso non lo è più. Anzi, sempre meno partiti si piegano a questo diktat secondo cui un movimento che non è antifascista automaticamente non ha i requisiti per concorrere al gioco democratico. L’obiettivo principale degli antifascisti del terzo millennio è quello di far presa sulla paura della gente così da attirare consensi.
Infatti ciò che è fascista, nell’immaginario collettivo, è un richiamo all’ordine ed alla disciplina incondizionata, obbligatoria. Uno scontro ideologico alla società individualista ed edonistica che si è andata a formare nel corso della seconda metà del novecento, a partire dai sentimenti di protesta diffusi in tutta Europa nel ’68, proprio contro l’autoritarismo.
Tuttavia se si va ad analizzare i programmi elettorali dei cosiddetti partiti “fascisti” in nessuno di essi vi è l’obiettivo di instaurare una società totalitarista e ci mancherebbe altro.
A loro non interessa controllare la stampa, le menti, le emozioni, né di restringere la libertà dei cittadini italiani. Il loro obiettivo, al contrario, è quello di difendere questa libertà da minacce esterne, come la dittatura economica dell’UE, l’immigrazione e la diffusione dell’Islam che tocca il 5% in Europa, con picchi del 10% in alcune nazioni, come Francia, Inghilterra e Svezia (mai avuto un dato così alto).
Altri obiettivi si possono riassumere nella creazione di una nazione forte, nella difesa delle differenze di classe dal neocollettivismo di matrice pseudo-comunista, nel creare posti di lavoro, nel dare sovvenzioni alle scuole e agli ospedali, nel combattere la crisi demografica ed economica causata da politiche economiche imposte da Bruxelles.
Difendere la libertà di parola di chi ne abusa a proprio piacimento e difendere i diritti di espressione per chi li ritorce al proprio interesse edonistico non è una priorità per questi movimenti, semplicemente perché sono battaglie destabilizzanti e controproducenti. A dimostrarne poi l’inconsistenza e l’ipocrisia degli antifascisti è il loro abbandono totale della strada, dei quartieri popolari e delle battaglie di cui un tempo si proclamavano gli alfieri. Non sanno cosa significhi fare militanza nei quartieri. Non conoscono la gente che non arriva a fine mese. Non riescono a capire che la povertà è aumentata al 10% nel nostro paese. Nel garantire il rispetto della libertà e della costituzione, con le loro battaglie di fatto tolgono la vera libertà e sono incostituzionali.
Un esempio per spiegare la loro incostituzionalità è il loro sogno riguardante gli Stati Uniti di Europa: una creazione simile è incostituzionale, lo recita l’art. 1: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” e l’art. 139: “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Uno stato federato, dunque, è incostituzionale. Il loro appello all’art. 11 dove si “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo” non è funzionale, perché non consente una soppressione della sovranità, ma una limitazione, come quella che viviamo oggi.
Eppure le forze politiche di sinistra fanno degli Stati Uniti d’Europa un cavallo di battaglia e nel caso dovessero vincere priverebbero della libertà di godere di uno stato sovrano più della metà della popolazione che non appoggerebbe la loro visione. In compenso legalizzerebbero la droga leggera (distribuendola illegalmente, prima) e permettono la libertà di parola quando non è sovversiva (leggasi quando non è una “Fake News”, secondo parametri stabiliti da loro).
Eppure la sinistra antifascista dovrebbe fare del proprio cavallo di battaglia l’Italia del lavoro, non quella del precariato e della società di mammoni (non per colpa loro, ma perché è difficile diventare indipendenti senza lavoro). Il popolo non è libero di pensare che “gli Stati Uniti d’Europa e l’immigrazione sono una cag**a pazzesca” (cit. Fantozzi).
Perché non illudiamoci: NON ESISTE la libertà di parola e di opinione. Se sei contro il pensiero comune sei un fascista, ricordi?
Le principali pagine sovversive su Facebook che godevano di un ampio consenso sono state chiuse e/o cancellate. I giornali non vengono distribuiti. I militanti non antifascisti vengono attaccati e addirittura viene rigirata la frittata per farli passare per aggressori (vedi il caso di Perugia). Perché quando un soggetto diventa sovversivo, gli viene tappata la bocca (o la tastiera).
Allora se proprio bisogna applicare la censura, nella loro stessa misura, quanto meno lo si faccia nell’interesse della nazione e non del libero mercato, dell’Europa, dei banchieri, dei tecnici.
Nessun italiano ha deciso di appoggiare la politica di Andreatta nel 1980, quando ha separato i buoni del tesoro dalla Banca d’Italia su richiesta di Ciampi. Ciò significò che la banca non era più obbligata ad acquistare i buoni. Il debito pubblico è schizzato alle stelle, la banca ci ha guadagnato, ma noi abbiamo vissuto un periodo di forte inflazione, disoccupazione e flessione economica e produttiva.
Nessun cittadino Italiano nel 1992 votò il governo Amato che svalutò la lira del 30% uscendo dallo SME per entrare negli accordi di Maastricht, a causa di una speculazione finanziaria a favore di Soros e compagni nel famoso “mercoledì nero”. Sempre nel 1992 il governo italiano di Amato ha firmato il trattato di Maastricht, qualcuno ricorda di essere stato interpellato? E quando nel 1998 l’Italia di Prodi ha accettato l’Euro? Questa non è democrazia, è un’illusione.
Al dire il vero ci hanno tolto anche l’illusione, quando dopo il colpo di stato ai danni di Berlusconi è stato instaurato un governo tecnico, non votato, che ha spremuto il popolo italiano di tasse per un debito che non è stato causato né dal governo, né dai cittadini, ma da una crisi che parte da oltreoceano e a causa del nostro legame con l’euro. Dopo il governo Monti, quello successivo (sempre tecnico) ha approvato (senza chiedere nulla come al solito) l’operazione Mare Nostrum che finanzia organizzazioni non governative che vanno a prendere i clandestini a 10 miglia dalle coste libiche per portarli in Sicilia (in barba a tutti i trattati secondo cui dovrebbero riportarli in Libia o a Tunisi), decuplicando l’afflusso di immigrati. L’immigrazione ci è costata 4 miliardi l’anno per 5 anni, mentre al cittadino italiano la benzina l’hanno fatta pagare a 1,900 €/l ed è stata emanata la riforma Fornero, perché i contributi versati dai pensionati sono stati utilizzati per ripagare il debito pubblico e l’operazione Mare Nostrum, quindi non ci sono i soldi per chi va in pensione!
La lista delle ipocrisie della Repubblica Italiana potrebbe andare avanti, ma quelle elencate sono sufficienti a dimostrare che l’antifascismo non è a favore della libertà di parola, di pensiero, di voto. Altrimenti si sarebbe mobilitato ben prima delle elezioni e non di certo contro partiti che abbiamo visto essere democratici e costituzionali. Non è nemmeno “antifascista” nel vero senso del termine. È un pensiero che incanala le frustrazioni di alcune minoranze che si sentono minacciate da un pensiero non conforme al loro e che nella necessità di attirare consensi creano un nemico per distrarre la massa di elettori. Insomma, li prendono in giro, come la vignetta del politico che urla “i fascisti, i fascisti” ma poi ruba il portafoglio del povero cittadino. Vi stanno rubando la libertà sbandierandola come una loro prerogativa, un po’ come il motto orwelliano “la libertà è schiavitù” e “la guerra (contro i fascisti) è pace”.

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