Non voglio crescere democristiano

di Manuel Di Pasquale.

Ho 21 anni, tra un mese ne compirò 22. Lo dico apertamente: a me l’etichetta “centrodestra” non piace. Io sono di destra sociale: se si parla di Stato Sociale non c’è nessuno più a sinistra di noi; se si parla di Dio, Patria e Famiglia non c’è nessuno più a destra di noi.

Continuo a sperare nella nostra sovranità, nell’essere padroni a casa nostra, nel tricolore verde-bianco-rosso che sovrasta la decadente bandiera blu con 12 stelle. Io sono italiano, prima di tutto: non ho nulla da spartire con un’organizzazione sovrastatale che decide le sorti – seguendo il favore di pochi – dei popoli del Vecchio Continente.

In Polonia ed Ungheria vi è un bipolarismo diverso dal nostro: destra moderata contro estrema destra. La differenza nella loro destra moderata rispetto alla nostra, però, sta nel fatto che è ultranazionalista. Pensate a Viktor Orban: il suo partito è nel PPE, lo stesso gruppo europarlamentare di Forza Italia, però loro, in casa propria, comandano, eccome.

Noi invece, per qualche consenso in più, siamo costretti a seguire chi ripropina le stesse cose: rivoluzione liberale e più integrazione europea.

Almirante fu profetico: l’Europa o va a destra o non si fa. Che direzione ha preso questa UE? Non si sa, ma l’unica cosa sicura è che ha elargito più un vantaggio per pochi che per molti. Ci multano addirittura perché da noi è vietato fare formaggi col latte il polvere: cosa potremmo guadagnarci da un ente che pensa più agli interessi degli altri? Ci multano perché addirittura abbiamo standard di qualità maggiori degli altri.

Abbiamo moderato i toni, abbiamo dovuto cucire una ferita con il Cav per cercare di ottenere governabilità, ma a che prezzo? Abbiamo dovuto rivedere alcune nostre idee. L’ultima speranza, forse, può essere la vittoria della Lega in coalizione, ma è da vedere se gli alleati saranno pronti a dare appoggio a Salvini.

Berlusconi ha lanciato il suo nome da proporre in caso di vittoria di FI: Antonio Tajani. Nulla da dire, per quanto riguarda la sua area è una delle persone più competenti. Il dilemma, però, sta nel fatto che è l’attuale Presidente del Parlamento Europeo, ovvero potrebbe limare i danni, ma non risolverli “con la forza”, altrimenti farebbe un’auto-condanna al suo passato da liberale europeista.

Serve un leader forte, un leader che dica “io voglio”. La coalizione Lega-FdI-CPI sarebbe potuta essere un’opzione, ma non avrebbe mai avuto i numeri per governare, anzi, avrebbe assicurato maggiore ingovernabilità. Però, il prezzo dell’ingovernabilità lo si sarebbe pagato con la coerenza.

Dobbiamo alzare i toni, soprattutto noi giovani. Mi riferisco in special modo a quella parte silenziosa che ha paura di esporsi, perché anni continui di sessantottini e post-sessantottini hanno dato vita ad una generazione plagiata sulle ideologie di sinistra, quelle dettate ad un falso, falsissimo progresso, che antepone dei diritti civili ai diritti veri, quelli sociali, quelli che possano assicurare veramente un glorioso avvenire.

Fa male vedere che molti miei coetanei voteranno per Emma Bonino solo perché promette la cannabis, ma nella realtà dei fatti questa è pronta ad alzare tutte le tasse e – diciamolo apertamente – prende finanziamenti da chi nel ’92 ci ha fatto quasi crollare la Banca d’Italia. Però, per questi miei coetanei, l’importante è “non far vincere i populisti”, perché per loro il problema non è chi ha fatto leggi inutili, inique; no, per loro il problema sino quelli che dicono che ci sono problemi da risolvere.

Lo ribadirò: non voglio crescere democristiano. Perché non è più tempo di essere moderati, ma è il momento di prendere in mano la situazione. Torniamo a dominare gli eventi.

Che sia un appello che accenda i cuori dei miei coetanei silenziosi: non siete soli.

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